David Gilmour “LIVE AT POMPEII”

David Gilmour “LIVE AT POMPEII”

MUSICA:

Nei tanti racconti di mia madre ce n’è uno che ancora adesso mi fa molto sorridere: da piccolo passavo ore e ore ad ascoltare un singolo (allora si chiamavano 45 giri) di un certo Laurent, capellone pacifista molto in voga quel periodo, intitolato “Sing Sing Barbara”. Erano i primi anni ’70 ma già così piccolo avevo capito che la musica sarebbe stata per me una compagna sempre presente e piena di sorprese.
Mi è lecito chiedere: ma quanti di voi hanno subito lo stesso fascino? Quanti di voi di un semplice brano, di una semplice strofa, ne hanno fatto la colonna sonora della loro vita o di un particolare episodio condito magari con un sorriso oppure da una lacrima? 
L’opportunità che mi offre questo blog è molto intrigante: condividere con voi la mia passione, affrontando “esperienze musicali” diverse, discutendo su generi ed artisti,  magari scollegati tra loro, che tuttavia offrono un disegno ben preciso nel contesto delle sette note. Pensate, sono soltanto sette ma quante emozioni, ricordi, pensieri,  stimoli, sollecitazioni ci regalano nelle loro infinite combinazioni….

Il primo passo che vorrei compiere insieme a voi è legato ad uno dei personaggi più grandi e rappresentativi della musica rock di tutti i tempi, David Gilmour, chitarra storica dei Pink Floyd: con la sua nuova uscita “Live at Pompeii” ci ripropone la suggestione e la magia del concerto che tenne con i suoi compagni più di quarant’anni fa in una delle location più suggestive del nostro pianeta, l’anfiteatro di Pompei. Da qui è partito un viaggio senza tempo con atmosfere rarefatte e a tratti oniriche, impreziosito dai brani degli album solisti di David miscelati in maniera alchemica con i classici dei Floyd. Con “5am” inizia la “celebrazione”, che tocca picchi alti con brani dei Pink Floyd post Roger Waters, ed altissimi con quelli che vedeva  l’eclettico leader del gruppo inglese ancora presente nella line-up originale (chissà quale sarà stato il pensiero di Roger nel vedere suonare in questo luogo sacro il suo vecchio amico/nemico, si sarà forse aggirato sul palco come un fantasma?). “What do you want from me”, “The blue”, “The great gig in the sky”, “A boat lies waiting”, “Wish you were here”, “Money” sono soltanto una parte dei  diamanti  che brillano nell’aria di Pompei : è un succedersi di brani sinceri, potenti, a tratti struggenti, che hanno raggiunto l’apice, secondo il mio parere, con  “Comfortably Numb”.

Della band che accompagna Gilmour cosa altro si può dire se non che è una macchina perfetta, composta da professionisti che hanno scandito ogni singola nota con una precisione maniacale (il bassista Guy Pratt per tutti) , sempre concentrati sul proprio strumento, fin dal primo istante:  di sicuro non hanno fatto rimpiangere gli storici “collaboratori” del Gilmour solista come l’ottimo  Chester Kamen alla chitarra al posto dell’ex “Roxy Music” Phil Manzanera, oppure il tastierista Chuck Leavell sostituto del poliedrico Jon Carin, impegnato nel tour di Roger Waters (ecco di nuovo il fantasma..).

I cultori dell’opera Floydiana devono assolutamente avere “Live at Pompeii”: non ha l’impatto emotivo dell’omonimo film-concerto girato da Adrian Maben agli inizi degli anni ’70,  ma li ricordiamo che ci trovavamo difronte ai Pink Floyd di Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason; le perle che ci sono state offerte in questa nuova versione hanno lo scopo di tenere vivo il ricordo, seppur in alcuni casi malinconico, di un’esperienza musicale sempre sopra le righe che si è protratta per oltre quarant’anni (non ce ne voglia il fantasma..) e che non accenna minimamente a scemare.

Yesso

6 pensieri riguardo “David Gilmour “LIVE AT POMPEII”

  1. Personalmente non amo i remakes e anzi li trovo un filino commerciali. Al di là del fantasma di syd barrett, l’anima dei Pink rimane Roger waters, anche se Gilmour, pur non essendo il n.1 tra i chitarristi, ha scritto i riff migliori del rock. Detto questo, complimenti vivissimi a Luca: penna finissima e tanta buona roba .

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    1. Luciano, anche per me il vero motore dei PF è sempre stato Roger Waters: alla fine è rimasto però schiavo della sua stessa megalomania che non gli ha permesso di capire che era tutto l’insieme a formare la magia della band. Comunque l’ho sempre definito un artista a tutto tondo che è stato capace di scrivere dei testi veramente coinvolgenti ed attuali, qualsiasi tema trattasse

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