La storia di un inizio

La storia di un inizio

LA SELVA 2.0:

Sono una figlia della classe operaia torinese. Mio padre era operaio alla Fiat Mirafiori e mia madre faceva le pulizie nelle case dei ricchi signori. Persone semplici, con alle spalle  vite dure di sacrifici e rinunce, ma orgogliose di vedere i propri figli progredire e studiare.
Questo è il mondo da cui provengo. Un punto lontano sulla carta geografica rispetto alla vita di un vecchio principe dall’albero genealogico antichissimo e complicato. Eppure, cinque anni fa, in una bella giornata di sole e dopo un ricco pranzo pasquale al ristorante I Camini nella Selva di Paliano, la mia strada s’incrociava casualmente con quella del principe Antonello Ruffo di Calabria. Ricordo ogni dettaglio di quel momento: la sua figura magra seduta ad un lungo tavolo da lavoro, gli abiti che indossava, le scarpe da risuolare ed uno sguardo curioso e puntuto. Sorrido oggi se ripenso alla domanda ingenua e spontanea che gli rivolsi “ma lei chi è, il guardiano?”
Sono rimasta oltre tre ore in quello strano stanzone polveroso fra cumuli di carte in ogni angolo, vecchi computer e scatoloni pieni di chissà cosa. E un vecchio principe che come un fiume in piena trasferiva a una sconosciuta ricordi e racconti. Il suo bisogno di parlare ed essere ascoltato aveva intercettato proprio me. Ci siamo rivisti il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Ci siamo scambiati decine di telefonate. Senza saperlo avevo cominciato un viaggio straordinario nella storia del nostro Paese accanto ad un vecchio signore mai visto prima, che per una strana alchimia aveva deciso di consegnarmi la sua storia di vita.  Mi raccontava di tutto Antonello, del presente, del passato, facendomi i nomi di persone come se le conoscessi; mi raccontava dei suoi ricordi di bambino, ancora nitidi, come l’udienza privata della sua famiglia con papa Pio XII e di quanto lo avesse colpito  il telefono bianco sulla sua scrivania “proprio come quelli che si vedevano al cinema”.  Ma vedevo anche la sua fragilità avanzare, percepivo i primi preoccupanti segnali di un disagio cognitivo con momenti di confusione e disorientamento. Una malattia che giorno dopo giorno gli rubava le parole, l’energia, l’autonomia. Fino a ridurgli la voce a un soffio e poi il silenzio.   Tutto ciò che il principe ricordava non è però andato perduto, è raccolto nelle pagine del libro che racconta la sua vita straordinaria e che è scaturito da quell’incontro casuale di cinque anni fa.  Ogni pagina di questo libro che oggi  tengo fra le mani mi ricorda qualcosa di Antonello  e del lavoro che abbiamo fatto insieme: i suoi sforzi per ricordare, le risate guardando  delle vecchie foto, il suo intercalare preferito fra racconti ingarbugliati e fantastici “una cosa pazzesca, non ne hai l’idea!”
Raccontare la sua vita non è stata solo la mia prima prova di scrittura, è stato molto di più. Un’esperienza umana intensa e profonda.  Questa è la storia che il libro non racconta, è quanto ho vissuto accanto a lui in questi ultimi cinque dolorosi anni della sua esistenza. Assistendo con impotenza al progredire della malattia ed alla solitudine esistenziale cui era stato costretto.

Antonello se n’è andato senza clamore lo scorso 24 agosto. Una eredità  ce l’ha lasciata. E’ il suo sogno ambientalista del Monumento Naturale la Selva di Paliano.
Per me la soddisfazione di sapere che chi vorrà,  da qualche parte e negli anni a venire, potrà sempre sfogliare le pagine di un libro e immergersi nella sua vita  piena e avventurosa.

I Diritti d’Autore del libro “il principe che sfogliava le colline” Castelvecchi editore verranno devoluti alla Fondazione Alzheimer Italia.

Giusy Colmo

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