Lorenzo Onofrio Colonna, il gran teatro del mondo

Lorenzo Onofrio Colonna, il gran teatro del mondo

CULTURE:

Ciao, Io sono Achille, vivo in cima a un colle in una casa imbiancata e solitaria, e questa è la mia definizione. Ho deciso di collaborare a questa nuova “creatura” perché mi piacciono le sfide e, soprattutto, mi piace condividere le cose che so con gli altri. Nello specifico, tratterò di storie, fatti, personaggi, arte, curiosità  e  tanto altro  riguardante la nostra cittadina, ma non solo. Spargete la voce! 

Per iniziare voglio raccontarvi la storia di un Principe di Paliano, un po’ bizzarro, del quale gli studiosi si sono ben di rado occupati, mentre molto di lui ci parlano le cronache e le testimonianze del tempo…Buona lettura!

La vita e le attività di Lorenzo Onofrio, VI° Principe e Duca di Paliano, costituiscono un punto di svolta nella storia della famiglia Colonna, inserendosi in quel generale cambiamento della società romana avvenuto nel corso del XVII secolo, in un periodo e un contesto in cui le antiche forme di potere legate alla feudalità sono ormai soppiantate dal possesso dei beni, dal momento  che l’appartenenza alla nobiltà non si manifesta più nella funzione militare, ma in un apparato simbolico, che ne ridefinisce il ruolo e ne ridisegna i rapporti di forza al suo interno.

La figura di Lorenzo Onofrio Colonna, nato a Palermo il 19 aprile del 1637 da Marcantonio V e da Isabella Gioeni, emerge in una cornice tipicamente barocca, e spicca per le iniziative in campo teatrale  e per il continuato e personale impegno di collezionista di dipinti. Con lui la collezione del Palazzo Colonna a Roma, a cui si aggiungevano quelle non irrilevanti nei palazzi dei feudi, diventa una delle raccolte di pittura più importanti non solo nella Roma di secondo Seicento ma di tutta la storia del collezionismo di età moderna.

Quella figura di committente e di appassionato delle lettere che fino ad allora nella sua famiglia si era identificata essenzialmente nei cardinali (in primis Ascanio per la biblioteca e Girolamo I per la raccolta di dipinti), viene ora a coincidere in lui.

La personalità di Lorenzo Onofrio presenta un notevole interesse anche sotto il profilo politico. Nel governo dei feudi, le precise disposizioni che diede per regolare l’amministrazione delle finanze indicano un evidente impegno nel perseguire l’opera di “centralizzazione statale” intrapresa dal nonno Filippo I. Sotto questa luce assumono diverso e più complesso significato anche le iniziative promosse nei vari campi (arti, lettere, teatro, musica), intese come uno dei compiti fondamentali spettanti al principe “moderno”.

Un aspetto importante, nell’ambito degli sforzi compiuti da Lorenzo Onofrio per affermare e difendere il proprio prestigio nella società romana, è costituito dalla partecipazione in prima persona alle cerimonie pubbliche e a tutte le manifestazioni in cui potesse ostentare il suo rango e la sua liberalità. Tra queste c’erano le feste e gli spettacoli organizzati nel suo palazzo di piazza SS. Apostoli che, insieme con quello della regina Cristina di Svezia, divenne il centro della vita mondana nella Roma di secondo Seicento, anche grazie alla partecipazione della moglie, Maria Mancini. Anche le vicende biografiche legate al matrimonio con la nipote del potente cardinale Mazarino, illuminano sulla volontà di libera manifestazione del proprio potere da parte del principe Colonna. Derogando ad una tradizione familiare che voleva i Colonna nettamente filo spagnoli, ed anziché cercare di legarsi a qualche famiglia italiana di potere, Lorenzo Onofrio, senza seguire i consigli che in tal senso gli venivano dati, si orienta verso la Francia, dove nel 1653 la famiglia Mancini si era trasferita da Roma, per vivere alla corte del Re Sole.

Per un decennio, dal momento dell’arrivo di Maria Mancini a palazzo Colonna nel 1661 fino alla sua avventurosa fuga travestita da uomo nel 1672, la coppia diventò la brillante protagonista della vita sociale romana di secondo Seicento: il palazzo, frequentato da tutta la nobiltà, gli ambasciatori  e i grandi personaggi stranieri presenti in città, era continua meta di ricevimenti, feste e spettacoli teatrali, e i mariti rimanevano scandalizzati dalla libertà che Lorenzo Onofrio concedeva alla propria moglie, cosa del tutto impensabile per loro.  Principe senza scettro, il Contestabile, tra le luci del suo palazzo, si staglia quale signore delle notti romane; ne è una sorta di re grazie alla consorte che brilla come autentica regina.

In campo teatrale le iniziative di Lorenzo Onofrio ebbero un ruolo molto importante: commissionava opere di prosa e musicali, allestimenti e scenografie da realizzare nei due teatri che si fece costruire dall’architetto Carlo Fontana, uno nel palazzo di SS. Apostoli, (inaugurato nel gennaio del 1682) l’altro in quello di piazza Scossacavalli in Borgo. In tal modo riuscì ad eludere i divieti imposti da papa Alessandro VII nei primi anni ’60 e poi da Innocenzo XI che avevano proibito gli spettacoli teatrali, le feste carnascialesche e ridotto notevolmente le spese voluttuarie.

Fautore entusiasta della musica drammatica, stipendiò per qualche tempo il giovane Alessandro Stradella che nel suo palazzo dispose di un’ampia stanza zeppa di strumenti per lavorare a proprio agio: per il Contestabile egli compose l’Accademia d’amore, azione scenica destinata al carnevale del 1665; e due sue favole eroiche e altre due eroicomiche  che furono rappresentate, nel 1674-77, nel teatro  in Borgo. Fu inoltre, Lorenzo Onofrio che capeggiò la fronda musicale della nobiltà romana di contro alle prescrizioni pontificie; fu soprattutto suo merito se i divieti non soffocarono la vita delle scene romane.

Ed il 1689 fu un anno cruciale per lo spettacolo romano del Seicento, la fine di tutta un’epoca: il 15 aprile muore infatti, di idropisia, Lorenzo Onofrio; e muore anche, pochi mesi dopo, Cristina di Svezia.

Il cadavere imbalsamato del Principe , esposto «nella gran sala» del suo palazzo è l’ultima delle sue sontuose esibizioni: e se grandissimo a Roma  fu allora il concorso di popolo e numerose le chiese parate a lutto, forse più straziante e più sentito fu il giorno dopo il dolore dei vassalli che gli vennero incontro da tutti i feudi, accompagnandolo poi all’estrema sepoltura di Paliano, «le donne […] scalze e scapigliate […] con pianti e strida continue».

Tanto profondamente radicato era il sentimento della dimensione «pubblica» del corpo del Principe, che l’anonimo relatore della sua morte non può esimersi dall’immaginare in termini di «comparsa» anche il suo ingresso nell’aldilà: «avendo il Signore Iddio decretato che l’eccellentissimo prencipe il signor Lorenzo Onofrio Colonna, Gran Contestabile, doppo l’aver fatta una gran figura in questo mondo, ne facesse un’altra […] incomparabilmente maggiore nell’altro».

Achille Pacciani

Breve bibliografia:

Gino Benzoni, Colonna Lorenzo Onofrio in “Dizionario Biografico degli Italiani”, Treccani Vol. 27, Roma 1982.

Natalia Gozzano, La quadreria di Lorenzo Onofrio Colonna. Prestigio nobiliare e collezionismo nella Roma barocca, Bulzoni Editore, Roma 2004.

Elena Tamburini,  Due teatri per il Principe. Studi sulla committenza teatrale di Lorenzo Onofrio Colonna (1659-1689), Bulzoni Editore, Roma 1997.

immagine:

Beatrice Feo Filangeri, Ritratto di Lorenzo Onofrio Colonna Pop Baroque, 2014.

 

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