Il Cubo di Sol

Il Cubo di Sol

LA SELVA 2.0

Su un bel prato de La Selva, vicino ad uno dei laghetti, un giorno del 1994 viene collocato un grande cubo di legno. E’ un’installazione dell’artista americano Sol Lewitt padre fondatore dell’arte concettuale,  capace di trasformare in poesia linee e forme geometriche, angoli e incastri. Le sue opere hanno fatto il giro del mondo dal Moma di New York alla biennale di Venezia, da Berlino alla Fondazione Guggenheim.  Il Cubo è nulla più che travi di larice incastrate fra loro, ma è bellissimo nella sua semplicità.
L’incontro fra Lewitt e  Antonello Ruffo  rientra in quell’inestricabile, fitta, rete di relazioni e contatti che il principe era capace di tessere con i personaggi più diversi. L’arrivo del Cubo a La Selva non è stato casuale, faceva parte di un ambizioso progetto del principe Ruffo.  Voleva realizzare all’interno del  Parco  un grande museo all’aria aperta, dove opere d’arte contemporanea provenienti da tutto il mondo potessero trovare una collocazione fra piante, boschetti e radure erbose. Un museo speciale, dove godersi la natura e ammirare opere  “simbolo di genialità e di libertà”, diceva il principe. Era un tratto di quell’orizzonte che solo lui era in grado di vedere.

Ci stava bene il Cubo a La Selva, non era solo un’opera d’arte, era  una grande casa d’autore per gli uccelli che allora nidificavano nel Parco. Anno dopo anno rampicanti e muschio lo avevano ricoperto, si era come fuso con La Selva. Un affascinante cubo di legno che faceva tutt’uno con la natura circostante. Ma che successe allora? Tutto l’andamento de La Selva cominciò a prendere un brutta piega. Il museo tanto desiderato da Antonello non venne mai alla luce e nel marzo del 2003 il principe decise addirittura di chiudere il parco in segno di protesta. Contro i cacciatori, contro il sistema, contro tutti. Il Cubo di  Lewitt rimase da solo sul prato vicino al laghetto. A fargli buona compagnia,  il degrado che si stava mangiando La Selva un pezzo alla volta.
Quando nell’estate del 2005 la moglie di Lewitt venne in visita al parco, non poté credere ai suoi occhi: il povero Cubo del marito era circondato dai rovi e dai rifiuti. Uno scandalo. In fretta e furia  i Lewitt fecero smontare il Cubo e ne predisposero il trasferimento in altre prestigiose destinazioni, Berlino prima, New York poi. Così La Selva perse il suo Cubo e gli uccelli che avevano costruito il loro nido su un’opera d’arte, furono costretti a cercarsi un’altra casa.
Un secondo esemplare del Cubo, identico al primo, fu realizzato da Sol Lewitt sempre nel 1994 su commissione di Sergio Longo. Oggi è  esposto in modo permanente nel giardino del  Camusac, il museo d’arte contemporanea sorto dalla riqualificazione degli edifici industriali della Longo Spa, ai piedi dell’Abbazia di Montecassino. In fondo non è molto lontano da La Selva.

Giusy Colmo

L’immagine è tratta da camusac.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...