Serena’s Story

Serena’s Story

STORIE:

Non è stata Serena a scriverci, siamo stati noi a contattarla per farci raccontare la sua storia, la storia incredibile, come una favola, di una ragazza di provincia che…
Ho 28 anni compiuti quest’anno, quando sono arrivata a Londra ne avevo 21. Dopo il diploma di maturità linguistica e due anni alla  facoltà di lingue di Tor Vergata (Roma), era diventato difficile dare gli esami da non frequentante perché dovevo lavorare in pizzeria – era l’unica occupazione che ero riuscita a trovare – ma guadagnavo pochissimo, i soldi non bastavano mai per comprare tutti i libri. La goccia che fece traboccare il vaso fu il colloquio con una professoressa con la quale avrei dovuto sostenere un esame. Non potendo acquistare i nove libri sui quali prepararmi, li avevo fotocopiati. A fatica. Ricordo che mi disse: “Del Signore, se tutti facessero come lei io non avrei lavoro, me ne porti altri tre”. Ci rimasi malissimo.

Mi piaceva molto studiare all’Università, superavo brillantemente gli esami ma dovevo lavorare. E da questo punto di vista le cose non andavano affatto bene perché non riuscivo a trovare nessuna opportunità ovunque chiedessi. Vivendo a Paliano, mi proposi come commessa nei negozi dell’Outlet di Valmontone ma non mi prendevano perché non conoscevo nessuno. Quando portavo il curriculum a Roma, mi sentivo rispondere che ero una povera illusa se pensavo di entrare nel settore dell’abbigliamento. Insomma la ricerca di un lavoro stava diventando un problema. L’unica opportunità mi venne offerta da un bar sulla Casilina; bisognava fare turni assurdi per garantire l’apertura del locale al passaggio notturno dei camionisti. Per un mese provai ma, non essendo auto-munita e vista la quasi inesistenza dei mezzi pubblici di notte, l’ostacolo divenne insormontabile. A quel punto capii che avrei dovuto crearmi da sola un’occasione e mettermi in gioco.

Non ero mai stata a Londra ma tutti mi dicevano che qui c’era possibilità di trovare facilmente lavoro. Ero frenata dal fatto che, pur avendo studiato lingue, avevo sempre trovato l’inglese una lingua ostica ma pensai “proviamo, male che vada ci resto tre mesi, un lavoretto magari lo trovo, anche come cleener (addetto alle pulizie ndr.), imparo bene la lingua e torno in Italia”.

Mio padre non era affatto contento. Anzi, era devastato da questa mia decisione ma ormai avevo fatto la mia scelta. Tramite internet contattati alcuni italiani a Londra per affittare una stanza e sono partita. Con me portai pochissimi soldi, quelli che ero riuscita a racimolare lavorando in pizzeria. Mi dissi soltanto: “ce la devo fare”.

To be continued

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