Serena’s Story (seconda parte)

Serena’s Story (seconda parte)

STORIE:

Ottobre 2010. Stanca di cercare un’opportunità di lavoro nella provincia italiana, Serena parte alla volta della capitale del Regno Unito dove aveva deciso di restare qualche mese per imparare la lingua.

Era la prima volta che mettevo piede a Londra ed era davvero tutto nuovo. Condivisi la casa con tante persone diverse in una zona periferica a nord-est di Londra. Cominciai a portare i curricula in giro ovunque. Mi resi subito conto che, nonostante i due anni di studio delle lingue all’Università, l’inglese parlato e la cultura inglese in generale erano completamenti diversi da quello che avevo appreso sui libri… già, tutti quei libri mi erano serviti proprio a poco.

Trovai due lavori: il primo, part time, come addetta alle pulizie nei bagni pubblici. Non me ne vergogno. L’occupazione principale arrivò presso una catena di ristorazione veloce; ero alla cassa, preparavo i caffè. Ci rimasi più di un anno nel corso del quale perfezionai l’inglese e mi ambientai. Lo ricordo come un periodo nel quale diedi prova di grande spirito di sacrificio: prendevo il bus la notte alle due per arrivare al lavoro alle 4 perché, nonostante avessi cambiato l’alloggio insieme ad alcune ragazze, abitavo in una zona ancora molto decentrata. L’alternativa era tornare in Italia, quindi tenni duro. Nel frattempo cercai lavoro presso una nota azienda di abbigliamento high street dove feci il colloquio. Mi assunsero come commessa. Dopo un mese ero responsabile di reparto. Pensavo di non rimanerci invece sono andata avanti per un anno e mezzo.

Il mio obiettivo, però, era lavorare nel “luxury”, nel lusso. Cominciai a portare i curricula a destra e a sinistra con la speranza che qualcuno fosse disposto a darmi l’opportunità che desideravo. Tutti  i giorni di riposo mi vestivo carina e mi presentavo nelle boutique del centro e in tutti i department stores. Purtroppo non potevo contare su nessuno che mi conoscesse e che potesse darmi una mano. Per un anno circa girovagai a vuoto, quella famosa occasione sembrava proprio non arrivare. In fondo lavoravo nell’high street  e passare nel luxury si stava dimostrando davvero una chimera. Io, però, non mi sono avvilita. Ho sentito tanti “no” ma non mi hanno fermata. Ricordo che feci il colloquio anche con una nota griffe italiana di alta moda: il direttore delle Risorse Umane mi disse che dovevo tenermi stretto il posto che avevo, perché ero troppo genuina e troppo casareccia per poter lavorare in un mondo come il loro. Faccio un salto in avanti di sei anni nel racconto solo per dire che l’ho incontrato di nuovo, poco tempo fa; lui era diventato direttore per delle agenzie alle quali ci si rivolge per cercare personale. Mi ha chiesto, anzi mi ha pregata, di lavorare con lui perché potesse fornirmi le risorse umane di cui avessi avuto bisogno. Gli dissi: “Sono troppo casareccia per questo incarico”. La vita è davvero una ruota.

To be continued

 

Un pensiero riguardo “Serena’s Story (seconda parte)

  1. Una gran bella ragazza, persona dolce e decisa. Io sono stato a Londra dove lavora, e’ considerata la migliore nel suo campo ed e’ rimasta la persona casareccia che era prima. Ti vogliamo bene.

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