Penelope e Mario, quando l’amore uccide

Penelope e Mario, quando l’amore uccide

STORIE:

«Caro Mario, in questo momento è morto William. Io tremo dalla paura che lo sezionino, perché sappi che io l’ho avvelenato per essere tua… Se mai io fossi scoperta e andassi carcerata, spero che tu non sarai di nessun’altra donna e che continuerai ad amarmi».

Penelope Menghini è una donna bellissima, con alle spalle un’infanzia infelice. Ancora giovane perse il padre, e la madre malata, non avendo la forza di occuparsi di una ragazza adolescente, la mandò a studiare in un convento di suore a Roma. A sedici anni, irrequieta e piena di idee romantiche, conobbe e si innamorò di un sottufficiale di cavalleria in congedo, tale Mario Carnevali. Tra i due scoppiò la passione e quando il giovane chiese la mano della ragazza ottenne dalla madre un netto rifiuto. Allora la rapì e la mise incinta, convinto così che avrebbe potuto sposarla. Si sbagliava. La madre di lei trovò alla figlia un marito comodo, un certo William Jones, inglese trapiantato a Roma. Costui era veramente innamorato della bella Penelope, ma lei continuò a vedere segretamente Mario Carnevali. Poi, improvvisamente sembrò che la sorte le fosse favorevole. Il marito morì inaspettatamente, dopo un giorno di agonia. I parenti dello scomparso chiesero alla procura che fosse eseguita l’autopsia. Ma ebbero un rifiuto a causa del referto medico che certificava un decesso per sincope. Penelope, dopo un breve lutto sposò il suo Mario e gli portò in dote sessantamila lire, una discreta somma per quell’epoca. La felicità durò qualche tempo, tanto da godere finalmente di un sogno realizzato. In un momento di grande intimità, all’inizio del matrimonio, Penelope confidò a Mario il suo grande segreto. Gli diede una lettera, nella quale gli confessava di aver ucciso William per poter essere soltanto sua. Mario non le credette, conosceva il temperamento fantasioso e romantico della moglie e non la riteneva capace di compiere un atto così definitivo. Le restituì la lettera e le disse di strapparla.

Passa qualche tempo ma il matrimonio con Mario non porta a Penelope la felicità sognata, così inizia a frequentare altri uomini. S’innamora perdutamente di Augusto D’Ottavi, un amico di famiglia, impiegato postale del paese di Paliano. Ed è a lui che consegna la lettera, una dimostrazione d’amore: lei farebbe qualsiasi cosa per restare sola con lui, anche uccidere Mario. La missiva è una prova: lo ha già fatto con William. Augusto inorridisce al punto da lasciarla. Penelope non si aspettava una simile reazione, credeva fermamente nella complicità degli amanti, ma probabilmente si era illusa su Augusto, forse lui non l’amava veramente. E adesso gli aveva messo in mano la propria vita. Nei giorni seguenti visse nel terrore che l’uomo potesse usare la lettera per denunciarla alla polizia. Doveva trovare il modo di fermarlo. Disse dunque al marito che Augusto la corteggiava assiduamente, che stava diventando ossessivo e che non sapeva come allontanarlo.

Mario doveva ad Augusto D’Ottavi grosse somme di denaro che l’uomo generosamente gli aveva prestato negli ultimi mesi. Augusto gli aveva recentemente chiesto indietro il denaro e Mario non era stato in grado di restituirlo. Trovò quindi un pretesto per aggredirlo una mattina nella pubblica piazza. Lo insultò, arrivò perfino a schiaffeggiarlo sperando di farsi sfidare a duello. Ma alcuni amici comuni si intromisero nella lite separando i due uomini ed evitando così uno scontro a sangue.

Qualche giorno dopo Penelope mandò la sua cameriera a chiamare Augusto, voleva parlargli. L’uomo pensò si trattasse di un tranello e non rispose.

La mattina del 1° maggio 1890, Mario Carnevali stava cavalcando dalla sua casa verso Paliano quando un ragazzo lo fermò per consegnarli una lettera della moglie. Penelope gli confessava il suo adulterio con Augusto D’Ottavi, gli chiedeva perdono e aggiungeva che non potendo sopportare la vergogna del proprio tradimento aveva deciso di uccidersi. Si sarebbe avvelenata. Così concludeva: «Ti raccomando le nostre figlie. Abbine cura, tienile sempre con te. Di’ loro che ti ho amato e se ho mancato nei tuoi confronti non è stata tutta colpa mia. Ricordati di me e per il bene delle nostre figlie non amare un’altra donna. Perdonami Mario. Addio per sempre».

Letta la lettera, Mario si precipitò nell’ufficio postale dove lavorava Augusto D’Ottavi. Senza neppure concedergli un colloquio di spiegazione approfittò della distrazione dell’uomo che era intento a leggere alcune carte e, attraverso la grata dello sportello, gli sparò due colpi in testa fracassandogli il cranio. Poi si presentò ai carabinieri ai quali disse di aver ucciso un uomo per vendicare il suo onore.

Penelope non si era suicidata, si era limitata ad assumere dei narcotici che l’avevano semplicemente fatta dormire per qualche ora. Quando seppe che suo marito aveva ucciso Augusto D’Ottavi sorrise soddisfatta, il suo piano era perfettamente riuscito.

Il 20 maggio, un parente di Augusto D’Ottavi, Benedetto Angelucci andò nell’ufficio postale di Paliano a ritirare gli effetti personali dell’ucciso, e tra le sue carte trovò la lettera in cui Penelope si autoaccusava della morte del primo marito. Il documento venne consegnato all’autorità giudiziaria, che ordinò il dissotterramento della salma di William Jones dal cimitero del Campo Verano, a Roma. Non fu però possibile, dopo sette anni, stabilire la causa della sua morte perché il tempo ormai aveva distrutto le tracce dell’avvelenamento. Quando Penelope seppe che era stata trovata la famosa lettera lasciò precipitosamente casa e figlie e scomparve. Così il processo si fece in contumacia nell’agosto del 1892 a Frosinone. Dopo alcune udienze fu interrotto e rinviato per l’arresto di due testimoni che risultarono essere falsi. Qualche settimana più tardi Penelope veniva arrestata a Palermo mentre stava imbarcandosi per la Grecia. Questa volta il processo procedette senza intoppi e si concluse con la condanna all’ergastolo di Mario e Penelope Carnevali.

Le peripezie di questo dramma giudiziario ebbero, all’epoca, vasta eco su tutte le pagine dei maggiori quotidiani italiani.

Notizie tratte e adattate da:

Cinzia Tani, COPPIE ASSASSINE. Uccidere in due per odio o per amore, per denaro o perversione, Oscar Mondadori, 1999.

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