Costanza, la Marchesa e Caravaggio

Costanza, la Marchesa e Caravaggio

CULTURA:

Costanza Colonna, secondogenita di Marcantonio II, poco più che adolescente, andò in sposa nel 1569 a Francesco Sforza, marchese di Caravaggio. Gli Sforza erano stati la grande dinastia di Milano, gli Sforza da Caravaggio ne erano un ramo minore. Si trattava, comunque, di un marchesato di una certa importanza, collocato com’era a cerniera tra le terre sotto controllo della Spagna e quelle della Repubblica veneziana. Ma c’era una certa evidente sproporzione tra i due partiti, per quanto Marcantonio potesse considerare strategico il rendere più stabili i rapporti tra la sua famiglia e la corona spagnola che governava Milano. Il Colonna esitò in un primo tempo anche per la giovinezza della figlia, ma dovette sciogliere tutte le sue riserve quando nella partita entrò anche il cardinale di Milano, Carlo Borromeo, che si fece convinto sponsor di quell’unione che avrebbe rinsaldato i legami romani.

Il matrimonio di Francesco e Costanza era iniziato male, con lui sedicenne e voglioso e lei dodicenne e terrorizzata dal sesso, ma inaspettatamente, circa un anno dopo, era stato consumato. Costanza avrebbe avuto sei figli e sarebbe rimasta vedova giovane, nel 1583, quando Michelangelo Merisi era ancora un bambino.

Dodici anni prima, esattamente il 14 gennaio 1571, il marchese Francesco Sforza aveva fatto da testimone alle nozze di un dipendente, Fermo Merisi, muratore, sovrintendente e amministratore della sua casa. La famiglia di Merisi, come quella della sposa, Lucia Aratori, proveniva dalla cittadina di Caravaggio, a trenta chilometri a est di Milano, nella pianura lombarda. Allo sposalizio era probabilmente presente anche la moglie sedicenne del marchese, Costanza. I coniugi Merisi negli anni successivi avrebbero avuto quattro figli. Il primo maschio, Michelangelo, nacque meno di due anni dopo Muzio, il primo figlio di Francesco e Costanza.

Francesco Sforza morì nel 1583, lasciando la marchesa a gestire la proprietà di Caravaggio e tirar su i figli da sola, con i piccoli di Fermo e Lucia Merisi che crescevano vicino. Giovane vedova tenace e piena di risorse che mandava avanti da sé la proprietà mentre il figlio maggiore, Muzio, si faceva grande alla corte di Spagna, a Madrid, e gli altri erano bambini, è probabile che la marchesa Costanza vedesse spesso il piccolo Michelangelo. Anni dopo, lei e la sua famiglia sarebbero stati profondamente partecipi del suo destino.

C’è probabilmente il suo intervento nella prima sistemazione romana del pittore, nell’estate del 1592, presso monsignor Pandolfo Pucci da Recanati, amico della famiglia Colonna.

Nel 1596 la marchesa di Caravaggio si era trasferita definitivamente a Roma. Era quindi presente sulla scena negli anni che avevano visto crescere la fama e la nomea di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Probabilmente fu lei a dare asilo nel palazzo ai Santi Apostoli all’artista-suddito, sottraendolo alle immediate ricerche della gendarmeria romana, subito dopo il sanguinoso scontro in Campo Marzio nel maggio 1606. Inoltre non è da escludere che sia stata ancora lei a scortarlo, dopo un primo soccorso, fuori dalla città e a dirigersi verso il più vicino ducato di Zagarolo-Palestrina (presso Don Marzio) e quindi a Paliano. Per certo il pittore è suo ospite a Napoli, in Palazzo Cellamare a Chiaia (di proprietà di suo nipote Luigi Carafa- Colonna). E come va Caravaggio da Napoli a Malta nel giugno 1607? Viaggiando sulla galera di Fabrizio Sforza Colonna, figlio di Costanza, e cavaliere dell’Ordine di Malta. Nell’ottobre 1609 Caravaggio, tornato di nuovo a Napoli, era stato ferito gravemente davanti all’Osteria del Cerriglio. Per sfuggire ai suoi sicari si sarebbe rifugiato di nuovo nel Palazzo Carafa Colonna, lo stesso dove alloggiava, con il suo seguito, la marchesa Costanza. Fu lei a far da tramite con papa Paolo V per ottenere la grazia per il pittore? Non ci sono prove. Infine, fu a lei che venne restituito dal capitano della feluca dell’ultimo viaggio di Caravaggio dell’estate 1610, il dipinto della Maddalena in Estasi realizzato a Paliano, in seguito confiscatogli dal Priore di Capua dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Immagine di copertina:

Scipione Pulzone, Presunto ritratto di Costanza Colonna (dettaglio)

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