I cacciatori, La Selva e la faccia del principe

I cacciatori, La Selva e la faccia del principe

LA SELVA 2.0

Siamo in piena stagione venatoria qui nel Lazio, e ne avremo fino al 31 gennaio. Non so esattamente cosa  ci sia ancora cacciare nei nostri boschi, ma ogni volta che sento sparare  la doppietta di un cacciatore, non posso non pensare alla faccia del  principe Ruffo.
Mi viene  in mente la  sua espressione tirata e arrabbiata, quando mi parlava  degli uccelli trovati morti nel parco e delle reti di recinzione divelte.
I colpi di fucile dei cacciatori ma purtroppo anche di molti bracconieri, riportano indietro  la memoria, a tanti anni fa, quando alla Selva il  parco nasceva, cresceva e si sviluppava.  Penso a quegli spari  che uno dopo l’altro decimavano gli uccelli del parco. “Una sera hanno ucciso a fucilate quattro marabù, hanno sparato ai fenicotteri e ai cigni volo. La Selva era diventata un poligono di tiro” così mi raccontava Antonello, e vi lascio immaginare l’espressione della sua faccia. Spari che hanno dato il tormento al principe per lungo tempo. Per anni. Penso alla sua battaglia ingaggiata contro i cacciatori e l’amministrazione comunale di Paliano su una fascia di protezione attorno al parco che per lui era troppo poco, troppo corta, troppo stretta, “uno spazio dove non si uccide” diceva.
Come un moderno don Chisciotte agitava davanti ai mulini a vento la sua lancia fatta di parole taglienti e caustiche, di lettere, carte bollate, esposti. Uno scontro che non portò a nulla ed esacerbò gli animi. Intanto la Selva si impoveriva della sua fauna, fino ad arrivare a quella decisione estrema e disperata di chiudere il parco il 15 marzo del 2003 “venite – fece scrivere il principe sui giornali – e sparate pure a quel che resta”. Sembra passato un secolo dalla cronaca  triste di quei giorni. Che cosa è cambiato? La  Selva di oggi, divisa fra proprietà diverse, è al sicuro dai bracconieri e dai cacciatori non rispettosi delle regole? Lo speriamo e ce lo auguriamo. Soprattutto ora che ci si prepara alla riapertura e a nuovi progetti di rilancio.
Intanto mentre procede la stagione venatoria e gli spari dei cacciatori rimbombano qua e là, mi viene in mente una frase del principe Ruffo scritta nel maggio del 2003 in una lettera aperta rivolta a tutte le scuole.  Parole non più urlate come era suo solito, ma leggere. E ancora una volta non posso non pensare alla sua faccia mentre scriveva:
“Il volo degli uccelli, come lo vediamo noi, rappresenta un magico sogno di bellezza e libertà”.

Giusy Colmo

immagine tratta da Internet

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