Il rito antico del panpepato

Il rito antico del panpepato

STORIE:

Tra gli infiniti, carissimi, ricordi che di mia nonna Ginevra (Gina per i più) custodisco gelosamente c’è la ricetta, scritta di suo pugno, del panpepato.
Io che in cucina ho sempre trascorso giusto il tempo strettamente necessario a consumare un pasto frugale, stranamente, con l’approssimarsi del Natale, amavo prendere parte al rito antico quanto complesso del panpepato, che da noi aveva inizio con la festa del Santo Patrono, S.Andrea apostolo.
Quel giorno, con nonna mi sedevo a passare in rassegna le nocciole, le noci, le “mandoline” e i “pignotti” portati a casa dal vicino negozio.
Quella della selezione degli ingredienti, con tanto di assaggio, è una fase di fondamentale importanza. Guai a trascurarla! Nonna non si stancava di ripetermi che una sola noce amara, una piccola nocciola o un minuscolo pinolo stantii rischiavano di alterare il gusto del prezioso impasto! G U A I !!! 
In effetti il danno sarebbe anche economico. 

Terminata la lunga fase della selezione, iniziava quella altrettanto laboriosa della tostatura al forno e della pulitura delle pellicine. Solo in seguito potevamo procedere alla sminuzzatura e all’assemblaggio.
Il bello e la fatica di preparare il panpepato sta tutto nel work in progress, ché fin quando non lo impani, puoi aggiungere gli elementi, aggiustare il sapore e l’aroma con le spezie e – nel nostro caso – persino sottrarre… sì perché proprio durante la fase del riposo per farlo insaporire iniziava il pellegrinaggio di tutti i componenti della famiglia con meta al grande recipiente per l’assaggio. Un mettere e levare che cresceva con un ritmo incalzante man mano che i giorni passavano e nonna a lanciare uno dei suoi proverbiali “Freghete!” al ladro di turno.
Ogni sera, dopo cena, passavamo a trovare la nostra ‘creatura’, che riposava nel grande recipiente (un “bagnapiedi” appositamente dedicato sul quale potrei scrivere un libro) sotto una grossa tovaglia. Mia nonna era solita preparare cibo per sfamare un esercito. Come lei sua figlia, mia madre Giuliana.
Della fase finale rappresentata dalla realizzazione delle pagnottelle Vi racconterò un’altra volta. Negli anni è diventata quella la mia vera specialità! 

Michela Murzilli 

foto tratta dalla pagina Fb di Pasticceria Anna

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