Vita da pendolare

Vita da pendolare

STORIE:

Quando viaggi, e lo fai tutti i giorni, finisci per conoscere i fatti del tuo vicino manco fosse il tuo miglior amico. In certi casi il grado di intimità è tale da sfiorare il confessionale: scazzi di lavoro, litigi con il/la partner, prese di posizione in famiglia, appuntamenti di lavoro, uscite con gli amici, varie ed eventuali in paese che nemmeno la più ben informata delle pettegole. Corna comprese. È sufficiente sedersi (quando ci si riesce), guardarsi attorno e saper ascoltare.
Stasera, per esempio, quello dietro di me prosegue la riunione lavorativa ragionando di Tfr. È un professionista, serio e pacato, o almeno così me lo sono immaginato dal suo modo di parlare. A bassa voce.
Quando viaggi tutti i giorni impari anche un sacco di cose.

Qualche posto più in là c’è la mamma di un piccolo karateka. Una mamma-pendolare come le mie amiche, sempre in affanno, lacerate tra il senso del dovere e i loro piccoli, rispetto ai quali nutrono uno strisciante senso di colpa per le mancanze. Lo puoi facilmente intuire dall’esagerato numero di “Amore” che riescono ad infilare in una sola frase parlando, alle otto di sera, al cellulare, col figliolo già bell’ e pigiamato da nonne o tate o di buon mattino quando quello urla che a scuola non ci vuole andare, mentre loro, viso affondato nelle giacca, tentano di rabbonirlo promettendo mari, monti e pure colline a patto di fare il bravo. Quando la trattativa sembra essere andata in porto, cade la linea, il capriccio si rimpossessa del bimbo, il telefono ricomincia a trillare senza pietà e la genitrice a sudare.
Oggi questa poverina ha dimenticato che il suo pargolo aveva lezione di karate. Chiede scusa mentre lo incalza su cosa ha mangiato, se ha finito tutti i compiti e se ha giocato. Prima di chiudere raccomanda: fatti trovare nel lettone! e giù con il milionesimo “Amore”.

Quando viaggi tutti i giorni, e lo fai su un affollatissimo regionale, finisci con l’essere parte di un microcosmo composito e variegato. C’è di tutto: dalla donna in carriera, allo studente svogliato, dalla commessa stressata e perennemente di corsa al bradipo impiegato statale che la fretta… suvvia! proprio non è contemplata nel suo vocabolario. C’è poi quella che sente l’esigenza di scandire a voce alta le proprie conversazioni come fosse sola a declamare versi nel deserto; quello che non dorme, russa! come in piena notte dopo un pranzo faraonico; c’è chi ascolta musica in cuffia. Già la musica. Che bello! Solo che quasi sempre si tratta di orribile tecno ascoltata come fosse in filodiffusione, mentre tu avevi deciso che avresti utilizzato il tempo del viaggio per continuare un lavoro al pc o leggere quel libro, che altrimenti la sera sul comodino finisce per fare da tovaglia al bicchiere e agli occhiali… e poi c’è quella o quello col telefonino marziano che riesce a parlare – generalmente di banalità – anche dentro i buchi neri, al contrario di te che, per comunicare ai tuoi familiari l’orario di arrivo e la richiesta di iniziare a cuocere un uovo, non hai che da fare affidamento sulla telepatia.
Quando viaggi, e viaggi tutti i giorni, ti porti dietro il tuo piccolo mondo, che, nel chiuso di un vagone, finisce per compenetrarsi, talvolta scontrarsi, con gli altrui mondi.

Michela Murzilli

immagine tratta dal web.

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