Il teatro come esercizio per l’anima.

Il teatro come esercizio per l’anima.

STORIE:

Ho scelto il teatro come “palestra” per la mente e per il cuore. Credevo di essere una donna spigliata, prima di iniziare il laboratorio teatrale due anni fa. Mi sono invece scoperta piena di paure e di insicurezze. È stata una vera e propria sfida, che ancora sento di dover affrontare.  Quando il nostro maestro d’arte, il regista Luca Simonelli, ci invitava ad eseguire qualche esercizio di improvvisazione, mi avvicinavo sempre al muro, sperando di mimetizzarmi con la parete per non essere vista. Poi dopo mesi di laboratorio, di esercizi respiratori, di storia del teatro, è arrivato il momento dell’assegnazione dei ruoli e delle prove della commedia. Tremavo come una foglia terrorizzata all’idea di  fare scena muta sul palco durante lo spettacolo.  Il giorno della prima è stato come rivivere un esame universitario, il cuore batteva all’impazzata, le gambe tremavano talmente tanto da farmi credere che anche dall’ultima fila si sarebbero accorti del mio malessere. Il tempo tra una battuta e l’altra mi sembrava infinito.  Poi invece tutto è andato bene. Le risate del pubblico, il sostegno dei miei compagni di teatro, un trionfo emotivo in pratica. Così anche per quest’anno ho scelto il teatro per superare i miei limiti, per essere pienamente me nei panni di un’altra.  Non mi sono tirata indietro davanti a nessun esercizio, davanti a nessuna sfida. Siamo cresciuti come “squadra” e come singole entità. Il regista Luca Simonelli, il nostro mentore, per questa nuova stagione teatrale ha voluto metterci veramente alla prova con un’opera di Anton Checov “Caffè Checov”. Il teatro impegnato ed impegnativo. Sono certa però che tutti insieme supereremo anche questa nuova sfida, perché come sostiene un mio compagno di laboratorio: “a proposito della stretta relazione tra vita e teatro, mi pare che, tra i tanti e diversi motivi di attrazione verso il teatro, vi potrebbe essere anche questo paradosso: vivere il teatro come quell’esperienza che, facendoti indossare una maschera, ti consente, almeno in parte e per breve tempo, di gettar via tutte le maschere della cosiddetta “vita reale”. Il paradosso consisterebbe allora nel curioso capovolgimento per cui la finzione teatrale sarebbe alla fin fine più reale della realtà”.

Francesca Ludovici

Immagine presa dal web

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