Candelora, dai riti pagani a Cristo luce del mondo

Candelora, dai riti pagani a Cristo luce del mondo

CULTURA:

La festa della Candelora fu istituita da papa Gelasio I, tra il 492 e il 496, dopo che ebbe ottenuto dal Senato l’abolizione dei Lupercali, l’antichissimo rito di purificazione che si celebrava a febbraio essendo stato questo, per molti secoli, l’ultimo mese dell’anno. Il rito era volto ad eliminare le impurità accumulate nell’anno che finiva e a riacquistare la purezza necessaria per iniziare bene l’anno nuovo. Lo stesso nome februarius era derivato dalla parola februa (ritenuta di origine sabina) che significava per l’appunto “purificazione”. I Lupercali si celebravano il giorno 13 con connotazioni così tipicamente pastorali da far pensare che la festa fosse addirittura anteriore alla fondazione di Roma.

Momento culminante era quello in cui i sacerdoti, detti luperci (cioè “allontanatori dei lupi”), sacrificavano una capra nella grotta del Lupercale, ai piedi del Palatino verso il Velabro, dove la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo. Con il sangue dell’animale ucciso essi toccavano poi la fronte di due ragazzi, che detergevano subito dopo con un panno di lana imbevuto di latte. Quindi tagliavano la pelle della capra in piccole strisce per farne delle fruste con le quali, correndo lungo la via Sacra, coperti solamente con la pelle dell’animale sacrificato, colpivano la gente che veniva così februata, ossia purificata, e soprattutto le donne, che ritenevano in tal modo di garantirsi la fertilità.

Quando la Chiesa intervenne, la festa dei Lupercali era ancora così tenacemente celebrata che, piuttosto che sopprimerla, il papa preferì “cristianizzarla”, tenendone vivo il significato e dedicandola pertanto alla “presentazione al Tempio del Signore” e alla “purificazione di Maria Vergine” (dopo il parto, secondo l’uso ebraico il quarantesimo giorno dalla nascita del primogenito). Pertanto, la festa doveva cadere nel calendario cristiano il 2 febbraio perché il Natale era stato fissato al 25 dicembre.

E’ detta anche Candelora perché vi si benedicono e si distribuiscono ai fedeli candele cui la pietà popolare attribuisce virtù protettive contro le calamità naturali, le tempeste, e anche durante l’agonia. Un tempo le candele venivano accese con un cero in una cerimonia analoga a quella della veglia pasquale, mentre oggi sono semplicemente benedette. La cerimonia antica con l’accensione delle candele aveva due significati: l’uno collegato alla universale religione cosmica che il cristianesimo ha accolto nella sua liturgia; l’altro collegato all’insegnamento evangelico. Secondo il primo, il cero speciale acceso è il simbolo del nuovo fuoco vitale che riappare nella natura per grazia divina, preparando la primavera: fuoco purificatore e fecondatore, lo si potrebbe paragonare simbolicamente alle corregge brandite dai luperci. Quel cero è il Cristo stesso – ecco il secondo significato – ovvero la luce del mondo che comunica la «vita nuova» nel battesimo e illumina il cammino verso il «cielo». Nelle mani del cristiano è invece segno di partecipazione alla luce divina.

Immagine:

Giovanni Bellini, Presentazione al tempio (1460)

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