Moele da Paliano o Miale da Troia? L’eterna disfida

Moele da Paliano o Miale da Troia? L’eterna disfida

CULTURA:

Sin dai tempi più antichi la maggior parte delle strade e delle piazze delle città e dei paesi non avevano un nome e quelli che esistevano erano endogeni, generati dal basso, dalla necessità pratica di avere o dare punti di riferimento. Le strade acquisivano, così, appellativi motivati dai costumi, dalle caratteristiche naturali, architettoniche, da episodi storici o di modesta cronaca, da persone illustri o dalla “parlata” del luogo. Tuttavia questi nomi attribuiti non erano codificati ed anche le tracce da essi lasciate nei documenti ufficiali danno l’idea dello spontaneismo e della aleatorietà e provvisorietà dei nomi.

L’unificazione italiana porta anche a una unificazione normativa in materia. Nel 1871 una legge del Regno d’Italia dispone che si proceda in tutti i comuni alla «nominazione delle vie e delle piazze ed alla numerazione dei fabbricati».

L’Amministrazione comunale di Barletta, recependo la direttiva, proprio in quel periodo mutò le denominazioni di diverse strade del centro storico (borgo di S. Maria) intitolandole al condottiero Prospero Colonna e ai tredici cavalieri italiani che presero parte a quella celeberrima Disfida (13 febbraio 1503), «che ha fornito il pretesto a tanta retorica» come annotò Montanelli nella sua “Storia d’Italia”. Tra i tredici cavalieri figurava, come è noto, anche il nostro Moele Tosi da Paliano.

Nel 1903, in occasione dei “festeggiamenti” per il 400° anniversario della Disfida, fu dato mandato al bibliotecario comunale di Barletta, Benedetto Paolillo, di stilare l’elenco dei 13 cavalieri per apporli su una targa commemorativa. Tra i tredici, tra gli altri, figurava anche Moele da Paliano e fin qui niente di strano se non fosse che tra i sindaci delle Città dei Tredici invitati alle manifestazioni c’erano sia quello di Paliano, Raffaele D’Ottavi, che quello di Troia, Giuseppe Beccia. Dalle cronache dell’epoca si apprende che all’inaugurazione della targa il Sindaco di Troia e i rappresentanti della città foggiana, abbiano cercato, invano, su quella scultura il nome del loro concittadino Ettore de’ Pazzis (alias Miale da Troia) e, appurato che non era stato inserito nell’elenco, giurarono di far cancellare «quell’affronto cocente». E il giuramento non tardò ad essere mantenuto dato che, nello stesso anno, il direttore dell’Archivio di Stato di Foggia Nicola Beccia (figlio del Sindaco di Troia)), pubblicò sul periodico locale “Il Foglietto” di Lucera, alcuni articoli a sostegno della tesi sulla natalità troiana del Moele. In uno, in particolare, azzardò anche una spiegazione etimologica, sostenendo, addirittura, che la formula «Michele Tosi da Paliano» venisse direttamente dal greco, e significasse letteralmente «Ettore o Masi de’ Pazzis, secondo la tradizione di Troia» (sic!). Infine, nel 1907, non domo, diede alle stampe il manoscritto di Pietrantonio Rosso di Manfredonia, in cui si elencano da parte dell’autore coevo i tredici cavalieri della Disfida: «di Troia Ettore, over ‘Masi de’ Pazzi’, detto Maiale», per dimostrare in quale errore storico erano caduti i responsabili dei festeggiamenti del 1903, nell’incidere un nome sbagliato, secondo lui.

Nel febbraio 1956, la città di Troia tornò a rivendicare di nuovo la natalità di Moele o Miale, sul periodico del Subappennino Dauno “Orizzonte di Troia”.

Il 25 marzo 1957 il Consiglio comunale di Barletta, esaminando quanto auspicato dal comune di Troia, per avere la certezza che Miale aveva avuto i natali in quella città, chiede notizie all’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea di Roma che non vengono fornite per mancanza di personale.

La questione, però, sarà risolta, in qualche modo, nel 1968. Infatti, nella seduta Consiliare del 16 luglio di quell’anno, su proposta dell’avv. Francesco Capurso, che si dichiara favorevole a Troia basandosi sulle testimonianze del Maitilasso, del Beccia, del Rosso, del D’Azeglio, del Guicciardini, avvalorate dal dott. Oronzo Pedico, contro il Faraglia, l’Anonimo di veduta, il Giovio, il Cantalico, il Cassandro che vogliono Moele nativo di Paliano (città peraltro che non rivendica la cittadinanza di questo cavaliere), si decide di rimuovere il nome “Moele da Paliano” dall’iscrizione del monumento commemorativo e di intitolare la strada a “Miale da Troia”…con buona pace della storia e dei suoi studiosi.

Comunque, ci può essere di consolazione sapere che almeno nel Comune di Ruvo di Puglia, a soli otto km da Corato, esiste ancora una via intitolata al nostro “Moele da Paliano”.

Per meglio comprendere la vexata quaestio, più volte contestata da oltre due secoli, di uno dei tredici cavalieri della Disfida di Barletta da parte della critica storica, si riporta la seguente documentazione:

  • HISTORIA DEL COMBATTIMENTO de’ tredici Italiani con altrettanti Francesi, fatto in Puglia tra Andria e Quarati. E la vittoria ottenuta da gl’Italiani nell’anno 1503, à 16 di febraro, Scritta da autore di veduta, che vi intervenne. In Napoli, per Lazaro Scoriggio1633 [a cura di G.A. Farina]; in cui si elencano da parte dell’autore coevo i tredici cavalieri della Disfida: “ Moele de Paliano”;
  • La preziosa lettera (marzo 1503) dell’agente Morletto Ponzone al marchese di Mantova, Francesco II Gonzaga, contenuta in A. Bertolotti, La disfida di Barletta ed uno dei suoi campioni al servizio del duca di Milano, in «Archivio Storico Lombardo», 1884, pp. 646-47; nella quale si elencano da parte dell’autore coevo i tredici cavalieri della Disfida: “Miale romano”;
  • Successo de lo combattimento delli tredici italiani e franciosi fatto in Puglia con la Disfida. Cartelli e la virile essortazione che fece lo Capitano Fieramosca a’ gli compagni e la gloriosa vittoria ottenuta dagli italiani nell’anno 1503”. Stampata nella fidelissima Città di Capua, per Giouanne Sultzbach. A di undeci si Giunio 1547 [a cura di G.B. Damiani]; in cui si elencano da parte dell’autore, il nobile Vincenzo Del Balzo (c.1465-1523), testimone oculare e «de auditu» della Disfida (perché allora si trovava a Barletta al seguito del famoso capitano spagnolo Diego de Mendoza), i tredici cavalieri: “Meale da Paliano”.
  • Il codice conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, contenente un poema manoscritto anonimo dell’inizio del XVI secolo, catalogato come «Guerra seguita nel Regno di Napoli tra Francesi e Spagnoli in ottava rima», attribuito a un autore meridionale, forse di Andria, testimone diretto della Disfida di Barletta, nel quale si elencano i nomi dei tredici cavalieri italiani: «de Paliano il possente Meale». Il poemetto, «l’unico testo poetico volgare sulla disfida», è stato parzialmente edito da Giuseppe R. Sanesi, in «Archivio storico per le province napoletane», XVII (anno 1892), fascicolo 1, pp.143-185.

Bibliografia di riferimento:

Nicola Beccia, Risposta alla seconda edizione della Disfida di Barletta del capitano Filippo Abignente a proposito della controversia su Miale, Lucera, Tipografia F. Jacovelli ,1903.

Barletta News, Tutte le strade portano a…chi? Parte II; di Michele Grimaldi, 1 marzo 2015.

Giuseppe Doronzo, La Disfida di Barletta. Nel suo 500° anniversario, Regione Puglia CRSEC Barletta 2006.

Immagine di copertina:

Disfida di Barletta: Il primo scontro delle lance, acquerello di Tommaso Minardi (1787-1871), Pinacoteca Civica di Faenza.

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