“Gerusalemme, Gerusalemme…”

“Gerusalemme, Gerusalemme…”

Ascoltare il racconto evangelico della Passione stavolta non è stato come quando, fino a poche settimane fa, mi aggrappavo alle immagini girate da Mel Gibson nel film-capolavoro La Passione di Cristo per collocare l’ultima cena, il processo, l’agonia nel Getsemani, la crocifissione e poi quella pietra rovesciata per restituirci la salvezza. Stavolta i luoghi, le circostanze, le situazioni avevano i contorni che si sono impressi per sempre nella mente e nel cuore grazie al pellegrinaggio in Terra Santa che qui giunge a conclusione raccontandovi di Gerusalemme.

Mi correggo, Gerusalemme non si può raccontare, si deve vivere. Solo visitandola si riesce a capire perché la città santa viene considerata l’ombelico del mondo dalla tradizione cattolica. Cuore delle tre religioni monoteiste, in ogni angolo di Gerusalemme si respira una spiritualità che pervade l’anima. Cattolici, armeni, ebrei e musulmani si contendono ogni centimetro quadrato della sua storia millenaria concentrata in un’area di appena 1 km quadrato dentro la città vecchia. La confusione non rimane fuori. Dopo aver attraversato la Porta di Giaffa, visitato il quartiere armeno con la chiesa di S. Giacomo minore, fatto tappa nella chiesa della “dormitio Mariae” e al “cenacolino” dove è stata celebrata la S. Messa con il rito della lavanda dei piedi, non avevo ancora messo sufficientemente a fuoco dove mi trovassi. E’ stato nella Basilica del Getsemani e, sopratutto sulla Via Crucis, che corrisponde al percorso lungo il quale Gesù, portando la croce, fu condotto al luogo della sua crocifissione, che ho iniziato a realizzare la grande opportunità che stavo vivendo.

Paradossalmente il passaggio caotico tra negozi e bancarelle, il vociare indifferente dei passanti, persino l’oltraggio dissacrante e sprezzante anzi proprio quello ha azzerato duemila anni e mi ha avvicinato a quella croce che sono riuscita ad abbracciare solo all’ultima stazione. Mi sono sentita dapprima indegna di portarla, poi desiderosa infine felice davanti alla Basilica del Santo Sepolcro dove ho deposto le preoccupazioni e i pensieri di quanti, prima di partire, mi avevano chiesto di ricordarli in una preghiera.  Indescrivibile l’attesa, lo stupore, la gioia, la sensazione di annullamento condensata nei due secondi, proprio due secondi di orologio, durante i quali mi sono trovata di fronte alla pietra dove è stato deposto il corpo di Cristo. Un batter di ciglia di pura, totale, assoluta e irripetibile emozione. Sono tre le principali Chiese che custodiscono la basilica (Patriarcato greco-ortodosso, la Chiesa cattolica attraverso la Custodia di Terra Santa e la Chiesa armena) ma le chiavi sono affidate a due famiglie musulmane che ogni giorno aprono e chiudono il portone seguendo una complessa cerimonia che sembra quasi uno spettacolo davanti ad una folla che giunge da ogni parte del mondo per pregare sul Calvario e sul sepolcro di Gesù, entrambi inglobati all’interno della chiesa.

Ai frati francescani della Custodia di Terra Santa, in particolare a Padre Gianfranco e a Padre Giuseppe, va il ringraziamento e il mio ultimo pensiero di questa esperienza che ho avuto la fortuna di condividere con alcune persone molto care. E’ stato S. Francesco, fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, a dare inizio alla presenza francescana in Terra Santa esattamente ottocento anni fa. Questa provincia religiosa dell’Ordine francescano, che col tempo ha preso il nome di 
Custodia di Terra Santaha una missione speciale: custodire, studiare e rendere accoglienti i luoghi in cui si trovano le origini della fede cristiana. “Amare le pietre che custodiscono la memoria di Gesù – spiegano i francescani di Terra Santa – ci spinge anche ad amare le pietre vive, le comunità cristiane, che da sempre qui vivono”. Sono numerose, infatti, le attività formative e sociali della Custodia per il supporto alla presenza cristiana in Terra Santa: scuole, costruzione di abitazioni, aiuto alle diverse forme di povertà. Ed è grazie a loro se ancora oggi possiamo fare, oltre al viaggio “fisico”, quel cammino dell’anima che auguro a tutti i cristiani di percorrere almeno una volta nella vita.

Buona Settimana Santa e buona Pasqua!

Annalisa Maggi

 

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