Il Pubblico orologio

Il Pubblico orologio

CULTURA:

L’orologio pubblico ha rappresentato per molti secoli l’unico indicatore del tempo, scandendo i ritmi religiosi, sociali ed economici delle comunità e dei loro insediamenti. La sua importanza era indiscussa: si trattava di un servizio essenziale a favore della vita sociale ed economica; in una parola della “vita pubblica”.

Occorre ricordare che prima dell’invenzione dell’orologio l’uomo misurava il tempo solo attraverso il sole, per mezzo delle meridiane. I primi orologi, ad acqua o a clessidra, risalgono agli antichi Egizi ed il loro principio di funzionamento è stato in uso per molti secoli successivi.

Dobbiamo arrivare al VI secolo per fare un importante passo avanti: in tale epoca San Benedetto istituì le ore canoniche, decretando che le campane dei monasteri suonassero otto volte dall’alba al tramonto, e una volta di notte; precisamente all’alba (laudi o lodi), al levare del sole (prima ora), a metà del mattino (terza ora), a mezzogiorno (sesta ora), a metà pomeriggio (nona ora), al tramonto del sole (vespro), un’ora dopo il tramonto (compieta) e trascorsi gli otto dodicesimi della notte (ottava ora o notturno). Un monaco era addetto alla vigilanza della meridiana o della clessidra , e le “ore canoniche” dovevano essere dedicate alla meditazione o alla preghiera.

Fu un evento straordinario: il suono delle campane fu inteso anche fuori le mura dei conventi e a quelle ore adattarono la loro vita l’artigiano, il bottegaio, il contadino e la donna di casa. Non solo; i monaci, preoccupati di assicurare ad ogni costo il regolare suono delle campane, si dettero a studiare sistemi più sicuri della clessidra e della meridiana. Frutto di questi studi furono i primi orologi a pesi e contrappesi. Orologi, cioè, dove vari movimenti sono prodotti dalla discesa di pesi i quali, per mezzo delle corde a cui sono assicurati, agiscono su vari organi meccanici (assi girevoli, rulli, pulegge, ecc.) senza l’intervento di particolari organi atti a regolare il moto (scappamenti).

Bisogna arrivare al XIII secolo per avere i primi sistemi di scappamento e, quindi, i primi orologi meccanici. A quest’epoca le torri campanarie sono già diffuse e ogni città ne ha una nella piazza principale, col suo bravo orologio a pesi: un orologio ancora senza quadrante e senza lancette ma che, almeno, suona le ore.

I primi orologiai furono fabbri ferrai o magnani o fonditori di cannoni; in altri termini, artigiani esperti nella lavorazione dei metalli e che occasionalmente riuscivano a produrre o riparare orologi meccanici.

La crescente domanda di orologi stimolò a sua volta il progresso tecnologico, e alla fine del Trecento si fabbricavano orologi che battevano le ore e i quarti. Questo fatto però non deve trarci in inganno circa la precisione di quelle prime macchine. Lungo tutto il corso dei secoli quattordicesimo e quindicesimo, la maggior parte degli orologi (se e quando funzionavano) accumulavano ogni giorno notevoli ritardi o anticipi. Le esigenze di precisione erano limitate, tanto è vero che ci si accontentava della sola lancetta delle ore.

A quei tempi un orologio, specie un grande orologio pubblico, costava un patrimonio. Costava costruirlo, e il suo costo d’esercizio, che in genere comprendeva il salario di un “governatore” costituiva un problema per le finanze locali. Ma in genere le varie comunità si dimostrarono avide ed orgogliose di possedere un orologio pubblico.

Si deve attendere il XVII secolo per un ulteriore progresso nella storia della misura del tempo e cioè l’applicazione del pendolo agli orologi effettuata da Galileo Galilei e dall’olandese Cristian Huygens alla metà del ‘600.

Un successivo miglioramento si ebbe quando William Clement inventò lo scappamento ad ancora che presentava il vantaggio di un’ usura notevolmente ridotta e inoltre consentiva l’impiego di un lungo pendolo ad arco limitato, con maggior precisione nella misura del tempo. Ovviamente la strada per arrivare al moderno orologio era ancora lunga, ma ormai tracciata: l’orologio stava per diventare uno strumento alla portata di tutti.

Non si conosce quando fu installato il primo orologio pubblico a Paliano, ma documenti dell’Archivio storico comunale ci informano che, nel 1689 venne effettuato un pagamento di 12 scudi – annotato sul registro degli “Introiti e degli Esiti”- a tale Desiderio Desideriy «per suo salario dell’orologgio». Anche negli anni successivi, dal 1690 al ’96, si ritrova questa voce, «tra le spese solite a farsi ogni anno», con l’importo di scudi 12 sempre a Desiderio Desideriy «per sua mercede di moderatore di orologgio d’un anno». Per il 1692 vengono riportate anche alcune spese fatte per raccomodare la mostra ed il tetto dell’orologio, che doveva essere ospitato nella torre campanaria del palazzo della comunità sito in piazza. Ed ancora negli anni 1744-46 si trovano pagamenti fatti a mastro Mario Desideriy, «moderatore di orologgio». Evidentemente era questa una carica che si tramandava di generazione in generazione, da padre in figlio.

(Immagine tratta da: “Paliano in…Carolina” a cura di U.Romani e M.Lauretti, Editrice Frusinate srl, 2003)

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