Dalla guerra alle feste, la polvere da sparo

Dalla guerra alle feste, la polvere da sparo

STORIE:

Da secoli, con la sua poderosa mole racchiusa da solidi bastioni scolpiti nella viva roccia, domina la collina dove sorge il paese e da cui sorveglia tutta la parte settentrionale della valle del Sacco. E’ la Fortezza di Paliano, importante baluardo strategico, posseduto, fino alla metà dell’Ottocento ininterrottamente per tre secoli dalla Famiglia Colonna.

Vera e propria cittadella militare, la Fortezza – oggi adibita a penitenziario – ha ospitato per lungo tempo, una scuola di artiglieria, una fonderia, con produzione di vario armamento, tra cui anche cannoni e proiettili per i medesimi, e una fabbrica per la produzione di polvere da sparo.

Molta polvere era usata per tiri di addestramento dei Bombardieri, cioè dei soldati specializzati nell’uso delle varie bocche da fuoco; altra veniva inviata alla Polveriera di Castel Sant’Angelo a Roma. Ma cannoni, mortai, colubrine e polvere da sparo venivano utilizzati, in tempo di pace, anche per fare festa, con spari a salve di artiglieria, in occasione di visite di cortesia di personaggi illustri (Principi, Cardinali e nipoti di Papa regnante) e di varie ricorrenze religiose o civili, come ad esempio il 2 dicembre del 1632 per il trasporto della sacra immagine della Madonna di Zancati a Paliano:«…quando giunse la divota processione alla cona di Colleberto e allora cominciò a sparare la Fortezza e tutta la moschetteria del Presidio…». Oppure il 3 settembre 1760, quando nacque Filippo III Colonna, il primogenito del Principe Lorenzo Onofrio e Marianna d’Este e Paliano per dimostrare la sua gioia e l’augurio per la nascita: «…il Capitano estratta tutta l’artiglieria da Magazzini col numeroso treno de grossi mortaletti fu tutta appostata nell’ampio recinto coll’ordine à Bombardieri di voltare li più grossi cannoni verso Ponente, appunto per rendere più sensibile verso Roma il rimbombo...». E ancora nel 1855 nel Programma di Festa in Paliano in onore di Maria Santissima Assunta in Cielo vengono riportate le «…replicate salve d’Artiglieria del Forte…».

Un consistente quantitativo di polvere da sparo (1.300 libbre), veniva inviata ogni anno al Palazzo Colonna di Roma, per la realizzazione degli apparati architettonici per i fuochi d’artificio, in occasione della festa della Chinea, la fastosa cerimonia che si svolgeva alla vigilia dei Santi Pietro e Paolo, con cui i sovrani del Regno di Napoli, dai tempi di Carlo d’Angiò, inviavano al papa una mula bianca ammaestrata a fare l’inchino (o cavallo ambiatore delle Asturie) e un tributo in denaro, contenuto in un vaso d’argento fissato alla sella dell’animale, in atto di vassallaggio, per mezzo del loro ambasciatore straordinario, il Gran Contestabile che era il Principe Colonna di Paliano.

La cerimonia si svolgeva con una solenne cavalcata che vedeva la partecipazione di tutta l’aristocrazia romana e l’allestimento di spettacolari “macchine”. Marcantonio V fu probabilmente il primo membro di casa Colonna ad essere investito del prestigioso incarico di ambasciatore della Chinea, conferitogli nel 1644 dal re Filippo IV, e che divenne una di quelle ambite onorificenze vantate, o energicamente reclamate, dai Colonna fino alla soppressione della celebrazione stessa nel 1788.

(Immagine: disegno della ‘Macchina’ rappresentante una ‘Deliziosa alla cinese’, incendiata per comando di Sua Eccellenza il Sig. Don Lorenzo Colonna, in occasione della festa della Chinea nell’anno 1760).

Fonti bibliografiche:

U.Romani – M. Turriziani, La Fortezza Colonna di Paliano tra il XVI e il XIX secolo, Ed. Tipografica Ciociara, Paliano 2015.

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