San Giovanni Battista, il “Natale d’Estate”

San Giovanni Battista, il “Natale d’Estate”

CULTURA:

Giovanni Battista è l’unico Santo, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra il giorno della nascita terrena (24 giugno), oltre a quella del martirio (29 agosto). Tra le due date, però, quella più usata per la venerazione è la prima. E’ l’ultimo profeta dell’Antico Testamento, patrono dei monaci, battezzò Gesù nelle acque del fiume Giordano, morì martirizzato ed è chiamato il “Precursore” perché annunciò la venuta di Cristo. Celebre l’episodio in cui sussultò di gioia nel grembo della madre, Elisabetta, quando ricevette la visita di Maria.

Anche la ricorrenza di S. Giovanni, come molte feste cristiane, è ricalcata sulla tradizione pagana che identificava nei solstizi i periodi critici dell’anno, momenti di passaggio, dove si mescolavano l’invisibile e il manifesto. La festa del Battista coincide, infatti, con il rito pagano del solstizio d’estate, un passaggio che porta la Terra dal predominio lunare a quello solare, nella notte più breve dell’anno. Il rito serviva per esorcizzare la paura del cambiamento, per attraversare quella che era considerata una notte carica di energie: sulla cima delle colline si accendevano i falò per scacciare demoni e streghe, prevenire malattie e assicurare buoni raccolti. Ancora oggi, in qualche zona di campagna, intorno a questi fuochi, i giovani cantano e ballano fino all’alba. I più scalmanati fanno pericolosi salti sulle fiamme , perché anticamente si credeva che questo propiziasse un buon raccolto: più salta in alto l’uomo più alto crescerà il grano.

Oltre al fuoco anche l’acqua e le erbe hanno una funzione purificatrice e fecondativa della terra. Nella notte che precede la festa di S. Giovanni, tutte le acque sarebbero dotate di virtù salutari. Tanto più quella che scende silenziosa dal cielo. Così, se colte in anticipo sul primo raggio di sole e quindi bagnate di rugiada, acquistano proprietà protettive e terapeutiche 49 specie vegetali, due delle quali, l’iperico e la lavanda, nel linguaggio popolare mutuano dal precursore di Cristo la loro denominazione più conosciuta: sono infatti individuate come erba e spighetta di San Giovanni. I bagni nella rugiada di S. Giovanni avrebbero la virtù di favorire la fecondità nelle donne, di far crescere i capelli, di ringiovanire la pelle e preservarla dalle malattie. A loro volta le erbe di S. Giovanni, servirebbero sia per ottenere presagi per il futuro sia per scacciare streghe e demoni, proteggendo dal malocchio.

Un’altra usanza connessa alla festa di S. Giovanni è il comparatico extraliturgico, ovvero un vincolo di cognizione spirituale che stabilisce al di fuori della Chiesa nel giorno che commemora il primo esemplare comparatico fra Gesù e Giovanni col battesimo sul Giordano. A Paliano ed anche in altre località, fra due persone ci si scambiava un mazzo di fiori (spighetta, matrecara ecc.) il giorno di S. Giovanni , e chi lo riceveva lo ricambiava il giorno di S. Pietro, 29 giugno, come segno di accettazione del “comparato”.

Il simbolismo solstiziale mostra anche che S. Giovanni è un Capodanno, e lo conferma l’usanza, un tempo diffusa in tutta Europa, di trarre presagi.

La pratica divinatoria più seguita anche a Paliano utilizzava la chiara d’uovo che veniva versata dalle giovani, nella notte che precedeva la festa, in una bottiglia piena d’acqua, lasciandola poi sul davanzale di una finestra, esposta alla rugiada di S. Giovanni; dalla forma assunta dall’albume, al mattino, si traevano i segni del mestiere o le iniziali del futuro sposo.

Tutta questa stratificazione di leggende, usanze, cerimonie è forse l’esempio più evidente di un processo sincretistico, dove la religione cosmica ha attribuito alla festa del Battista funzioni che non sono se non in piccola parte compatibili con la figura reale del santo.

Immagine: Paliano, i Fochi de San Giuanni

Fonti bibliografiche:

Cattabiani A., CALENDARIO. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Mondadori Ed., Milano 2003.

 

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