Quando a Paliano c’erano i Templari

Quando a Paliano c’erano i Templari

STORIE:

L’Ordine monastico-militare dei Templari, nato in Terra Santa nel XII secolo con il precipuo scopo di proteggere i pellegrini e di difendere la fede cristiana, possedeva in Occidente una fitta rete di fondazioni; complessi autosufficienti, detti precettorie o mansioni a seconda della loro importanza che, oltre alla chiesa e al convento, possedevano stalle, pozzi, mulini, magazzini per la conservazione di derrate alimentari e grandi appezzamenti di terreno nei quali i “fratelli di mestiere” coltivavano i prodotti che dalle città portuali venivano imbarcati, assieme a crociati e pellegrini, sulle navi templari dirette in Oriente.

Fondata nel 1138, Santa Maria dell’Aventino in Roma era una delle precettorie templari più importanti d’Italia, soprattutto per la sua vicinanza alla sede papale, che ne faceva un centro politico di primo piano. Da essa dipendevano diverse mansioni minori insediate nel Lazio meridionale, in località di particolare rilievo strategico-militare, a presidio e controllo dei punti nevralgici del territorio a sud di Roma. Tra queste c’è da annoverare la rocca di Paliano, situata su di un colle isolato alle pendici dei Monti Ernici e Prenestini, in posizione dominante su di un’antica via di transito, mercantile e militare, nonché di transumanza; era uno dei passaggi obbligati per chi transitava dalle terre marsicane verso sud o verso ovest, e viceversa.

Nel 1234 questo castrum entrò a far parte delle castellanie della Chiesa, per la difesa del confine meridionale dello Stato pontificio. Per questi motivi, negli anni precedenti, papa Gregorio IX aveva attuato una vasta operazione di acquisizioni di immobili e diritti di vario titolo nelle località di Paliano e Serrone. In un atto di compravendita del 10 maggio 1233 un abitante di Paliano, tale Pietro di Gerardo, vende alcune sue proprietà, tra cui parte della rocca del castro di Paliano e della rocca di Serrone, più una «buona casa» posta nella rocca di Paliano. Alla fine del documento viene dichiarato che il venditore si impegna a non porre in essere azioni contro il legittimo possesso dell’acquirente, anzi a difenderlo contro chiunque, «fatta eccezione per la casa del Tempio dell’Aventino, alla quale spettano le proprietà di Paliano». Alla ratifica di tale atto, avvenuta il 17 settembre successivo, è presente come testimone anche «fratre Petro Templario».

Nei documenti in questione non viene però riportata nessuna indicazione che ci possa aiutare a identificare in quale zona della rocca fosse ubicata la «domus» templare.

Purtroppo, in mancanza di ulteriore documentazione, allo stato attuale, possiamo formulare solo delle ipotesi. Quella più accreditata propende per la sommità del rione “colle”, per l’esattezza il cortiletto dell’attuale vicolo del Turco (già Via Croce del Colle o Capocroce) dove, stando ad una stampa del XVII, vi era ancora localizzato, in quell’epoca, un complesso adibito ad ospedale, quindi ad attività comunitaria, indicato nella didascalia come “Sancta Maria noua Ospitale”.

L’assistenza che si operava in un presidio templare era, infatti, essenzialmente di tipo caritativo, ed il titolo maggiormente attribuito alle case e chiese del Tempio era Santa Maria. Ancora oggi al pianterreno dell’edificio, databile al XIII secolo, è presente un ampio stanzone con un grosso camino e tre ambienti interni di dimensioni minori.

Proseguendo la ricerca sulla base di indizi possiamo inoltre aggiungere che a Paliano si può riscontrare una situazione simile ad altri insediamenti templari: nei centri più importanti, e nel medioevo Paliano certamente lo era, i Templari avevano due case, una dentro le mura, e l’altra fuori. Spesso la casa interna era dedicata a Santa Maria, mentre quella esterna aveva un altro titolo: ritornando quindi a Paliano troviamo Santa Maria all’interno delle mura, ed all’esterno, la mansione di Sant’Ippolito, ubicata probabilmente in località Amasona, nei pressi della Via Latina/Casilina, che conduceva verso i porti pugliesi per l’imbarco in Terra Santa, percorso alternativo alla Via Appia che si impaludava attraversando l’Agro Pontino.

Il toponimo Amasona o la Masona deriva dal latino mansio, da cui il francese maison (casa) e l’italiano mansione o magione, nomi con cui venivano indicate le dimore templari che ospitavano pellegrini e viandanti in transito. La mansione situata fuori dai centri abitati aveva natura di azienda agricola o zootecnica.

Anche se, almeno allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile stabilire né da quanto tempo né in quali circostanze i templari ne fossero entrati in possesso, la Chiesa di Sant’Ippolito, della quale ormai non rimane nulla, venne ceduta, con tutti i beni ad essa pertinenti (tra i quali il mulino di Vallerano, ed il castello di Val Ranieri, sempre in territorio di Paliano), dall’ultimo Gran Maestro dell’Ordine templare Jacques de Molay a Bonifacio VIII, probabilmente nei primi mesi del 1295.

Il castrum di Val Ranieri appare oggi come un toponimo (Valle Varaneri) del territorio palianese; probabilmente era ubicato tra le località di Zancati e La Masona. Documentato fino al 1365, oggi il castello è privo di resti materiali.

Il mulino di Vallerano, da non confondersi con la mola dei Piscoli, era ubicato lungo il fosso omonimo affluente del fiume Sacco; il 31 gennaio 1304 risulta concesso in affitto da Benedetto XI dietro corresponsione di 20 fiorini d’oro annui. All’altezza dell’attuale ponte di Vallerano, sono ancora visibili lacerti murari del manufatto.

Tornando alle proprietà dell’Ordine templare, quelle relative a Sant’Ippolito, in territorio di Paliano, sono le ultime tracce della loro presenza insediativa nel Lazio meridionale.

Le inquisizioni pontificie del luglio 1310 confermeranno la completa assenza di fondazioni dell’Ordine del Tempio nei territori a sud di Roma. Ma in quei giorni l’epopea templare – e non solo nel Lazio meridionale – era ormai prossima alla fine.

Immagine:

Illustrazione raffigurante i Cavalieri Templari in battaglia, basata su un affresco nella Cappella dei Templari a Cressac sur Charente, Francia.

Fonti bibliografiche:

C.Ciammaruconi (a cura di), L’Ordine Templare nel Lazio Meridionale, Edizioni Casamari 2003.

B. Capone-L. Imperio-E.Valentini, Italia Templare, Guida agli insediamenti dell’Ordine del Tempio in Italia, Ed. Mediterranee 2011.

P.Fabre (a cura di), Liber Censuum de l’Eglise Romaine, V.1, Parigi 1905.

G.Guzzo (a cura), I Templari nell’Italia centro-meridionale. Storia ed architettura. Ed. Penne&Papiri, Tuscania 2008.

L. Imperio, metodologia nella ricerca templare, Ed. Penne&Papiri, 1996.

G. Silvestrelli, Città, Castelli e Terre della Regione Romana, Ristampa anastatica della 2^ edizione, Roma 1940, a cura di Bonsignore Editore, Roma 1993.

G. Silvestrelli, Le Chiese e i Feudi dell’Ordine Templare e dell’Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme

nella Regione Romana, Tip. della Reale Accademia dei Lincei, Roma 1917.

E. Valentini, I Templari nel Frusinate: nuovi documenti ed ipotesi, in “Atti del XVII Convegno di Ricerche Templari, a cura della L.A.R.T.I. (Abbazia di Chiaravalle Milanese, 11-12 settembre 1999), Latina 2000.

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