Al tramonto, le allodole

Al tramonto, le allodole

CULTURA:

«Era il tramonto del 3 ottobre 1226, un sabato. L’Ordine era già sparso su tutta l’Europa e l’Oltremare, con migliaia di frati raggruppati in province guidate ciascuna da un ministro e ognuna delle quali suddivisa in custodie. Nel 1224 i Minori erano arrivati anche in Inghilterra. Nel 1225 Isabella, sorella di Luigi IX di Francia, aveva fatto fondare il convento francescano di Longchamps nel quale religiose di sovente nobile stirpe facevano nel nome di Francesco voto di clausura. Ma non era perfetta letizia. Dicono che nell’istante in cui chiuse gli occhi siano accaduti prodigi e che la sua anima sia stata vista volare in cielo. Ma nemmeno in ciò era perfetta letizia. Pare che Jacopa giungesse da Roma in tempo per dargli l’estremo conforto, anche quello dei suoi dolcetti. Neppure quella era perfetta letizia, ma forse ci somigliava poco.

Era il 3, sabato, al tramonto. Secondo le ore liturgiche cominciava la domenica, il giorno del Signore. Le allodole, che amano la luce, si alzarono allora in volo. A stormo presero a volare a bassa quota sopra il tetto dell’edificio nel quale egli giaceva: e, girando in cerchio, cantavano» (F. Cardini, Francesco D’Assisi, A.M.E.1989).

La parola d’amore e di fede di Francesco ebbe grande risonanza nel mondo cruento del suo tempo, e si rivelò ricca di conseguenze anche in campo politico e sociale. Gli episodi toccanti e meravigliosi della sua breve vita terrena furono eternati nei celebri “Fioretti”, nella “Vita Prima” scritta da Tommaso da Celano, nella “Leggenda” dettata da San Bonaventura, nel commosso canto di Dante e nel ciclo di affreschi di Giotto.

Tommaso da Celano raccolse anche le testimonianze su un gran numero di episodi miracolosi relativi alla figura del Poverello d’Assisi, pubblicati in un “Trattato” intorno agli anni 1252/53. Episodi apparentemente meno importanti (soprattutto guarigioni), che permettono, tuttavia, di mostrare il volto di un santo attento e prossimo ai bisogni della gente umile capace di affidarsi a lui. Quello che segue, e che riguarda la località di Zancati in territorio di Paliano, è uno degli oltre settanta prodigi attribuiti al beato Francesco dopo la sua morte:

A Zancato, un borgo vicino ad Anagni, un cavaliere di nome Gerardo aveva perso completamente la vista. Avvenne che due frati minori, provenienti da paesi stranieri, si recassero alla sua casa per chiedere ospitalità. Accolti pertanto onorevolmente da tutta la famiglia e trattati con ogni benevolenza, non s’accorsero della cecità dell’ospite. Si recarono poi al luogo dei frati distante sei miglia e vi rimasero otto giorni.

Una notte, il beato Francesco apparve in sogno a uno di loro dicendogli:«Alzati e va in fretta con il tuo compagno alla casa del vostro ospite, perché nella vostra persona ha reso onore a me e nel nome mio vi ha dato ospitalità! Rendetegli il contraccambio della lieta ospitalità ed onore a chi vi ha onorati. Egli infatti è cieco e non ci vede e ciò glielo hanno procurato i peccati che ancora non ha confessato. Lo attendono le tenebre della morte eterna e gli si prospettano interminabili tormenti. Tutto ciò è conseguenza delle colpe che ancora non ha rigettato». Sparito il Padre, il figlio attonito si alzò e frettolosamente adempì al comando con il confratello. Ambedue i frati ritornarono insieme dall’ospite, e colui che aveva avuto la visione racconta per ordine tutto ciò che aveva visto. Quell’uomo è preso da grande stupore e finisce per riconoscere la verità di quanto gli è detto. Si pente fino alle lacrime, si confessa volentieri, e promette di correggersi. Rinnovato così l’uomo interiore, l’uomo esteriore subito riacquista la luce degli occhi. La notizia della grandezza di questo miracolo diffusasi in ogni parte, incoraggiò tutti coloro che lo udivano, a favorire l’ospitalità”.

Immagine:

Caravaggio, San Francesco in estasi, 1594-95; Hartford, Connecticut, Wadsworth Atheneum.

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