Note sparse sulla Grande Guerra       “Paliano ai suoi eroi” (prima parte)

Note sparse sulla Grande Guerra “Paliano ai suoi eroi” (prima parte)

CULTURA:

L’11 novembre di cento anni fa finiva il primo sanguinoso conflitto mondiale. Anche la città di Paliano contribuì al sacrificio di milioni di vite umane perse nei combattimenti. Per omaggiare questi eroi e consegnare alla memoria i loro nomi, due studiosi di storia locale, Umberto Romani e  Giuseppe Rubini, hanno realizzato una pubblicazione dal titolo “Paliano ai suoi eroi” che raccoglie foto, lettere e documenti dei caduti. Nel corso delle celebrazioni  organizzate dal Comune di Paliano, particolare apprezzamento ha ricevuto l’intervento del professor Antonio Moretti che riportiamo in sintesi.

“Questo breve intervento si risolverà in alcune “note sparse” in linea con il lavoro di Umberto Romani e Giuseppe Rubini, autori del “manuale” di storia locale “Paliano ai suoi eroi” stampato in occasione del centenario della fine della prima guerra mondiale. Note sparse sì ma con un filo di collegamento: i costi, soprattutto umani, della guerra. Consiglio di non legger questo libro al tavolo di un bar o nella sala di attesa di ambulatori e uffici pubblici. Senza possibilità di ritagliarsi uno spazio per riflettere, insomma. E’ un libro scomodo e vi deve coinvolgere emotivamente, se così non è lasciatelo perdere.

Il libro ricostruisce un breve profilo di 128 soldati di Paliano caduti nella prima guerra mondiale. Sotto l’elmetto e dentro una divisa questi 128 sembrano tutti uguali. Ma non è così. Questi soldati sono persone, individui che hanno un nome e cognome, sono figli di Tizio e Caio, mariti di…, padri di… e giù altri precisi nomi e cognomi. Hanno tutti una carta di identità e uno stato di famiglia. Svolgono sì la funzione sociale di soldati del regio esercito italiano ma hanno e mantengono anche la loro ineliminabile dimensione umana individuale e paesana. Dentro lo zaino militare ciascuno ci mette le proprie esperienze di vita, i propri interessi, i propri ricordi, il proprio gruzzolo di sentimenti e di affetti. Voglio citare per tutti tale Romani Giuseppe di Romani Filippo e Mancini Lorenza che scrive alla moglie Sperati Ersilia Concetta e dopo averla rassicurata della sua salute (che altro poteva fare il povero uomo?) si preoccupa della famiglia, chiede come è andato il raccolto di grano e di granoturco, si informa se il colono che ha in affitto il fondo ha pagato la “risposta” (canone) ecc… Questi sono gli interessi di un fante-contadino della Ciociaria che non coincidono con quelli di un fante-operaio di Milano o di un fante-impiegato di Roma e nemmeno con quelli di chi telefona in trincea per dare degli ordini, spesso insensati, parlando da dietro una scrivania lontana, al caldo e meno che meno coincidono con quelli dei grandi della politica e della storia: Francesco Giuseppe d’Austria, Guglielmo II, Vittorio Emanuele III, Giolitti, D’Annunzio, Salandra, Sonnino, V.E. Orlando, Cadorna, Diaz, Wilson, Benedetto XV…

La Prima guerra mondiale (1914) fu il vero inizio di un secolo che sarebbe poi passato alla storia, con enormi cambiamenti, come il “secolo breve” (cito lo storico e scrittore britannico Eric Hobsbawm che lo fa finire nel 1991 con il crollo dell’URSS preceduto dalla caduta del muro di Berlino).

Ecco i risultati più visibili: la fine di quattro imperi con la caduta di quattro teste coronate, due Kaiser, un Sultano, uno Zar Nicola II, a cui la testa cadde veramente (nel 1991 sono stati riesumati e identificati i corpi dilaniati e bruciati dei membri della sua famiglia). E ancora: l’affermazione di nuove repubbliche (compresa quella della Germania e dell’Austria), della rivoluzione bolscevica e di movimenti “reazionari di massa” che avrebbero portato a regimi totalitari e a nuove ideologie, la retrocessione dell’Europa centro-occidentale da fulcro del mondo a terra di nessuno tra Unione Sovietica e Usa e l’affermazione del Giappone.

Sintetizza bene le caratteristiche e i costi della Guerra Winston Churchill, grande politico, statista, storico e militare britannico che è stato anche protagonista di questa guerra (e lo sarà ancor di più nella seconda) e che nel 1916 ha ricoperto l’incarico di Ministro della guerra. Churchill scrive: «La Grande guerra differiva da tutte le guerre dell’antichità per l’immensa potenza dei belligeranti e per i loro potenti mezzi di distruzione, e differiva da tutte le guerre moderne per l’estrema implacabilità con cui fu combattuta. Tutti gli orrori di tutte le guerre si sommarono, e non soltanto gli eserciti, ma intere popolazioni vennero travolte…

Nessuna tregua, nessun contatto mitigò la lotta degli eserciti. I feriti morivano tra le linee: i morti si putrefacevano nel suolo. Sui mari venivano affondate navi mercantili, navi neutrali e navi ospedale, e tutti coloro che erano a bordo venivano abbandonati al loro destino o uccisi mentre nuotavano. Si fece di tutto per costringere intere nazioni alla resa affamandole, senza discriminazioni di età e di sesso. Città e monumenti vennero distrutti dall’artiglieria. Le bombe venivano lanciate dagli aerei indiscriminatamente. Molti tipi di gas velenosi asfissiarono e ustionarono i soldati. Fuoco liquido veniva proiettato contro i loro corpi. Gli uomini cadevano in fiamme dall’aria, o affogavano, spesso lentamente negli abissi tenebrosi del mare. La forza degli eserciti era limitata soltanto  dal numero degli uomini dei rispettivi paesi…

L’Europa e vaste zone dell’Asia e dell’Africa divennero un immenso campo di battaglia, sul quale, dopo anni di lotta, si affrontavano e crollavano non gli eserciti ma le nazioni…»

Spaventiamoci con i numeri che cito, soprattutto per quel che si è detto sopra che ai numeri corrispondono le persone, gli individui che hanno un nome e un cognome e una famiglia! Per combattere la guerra furono mobilitati circa 60 milioni di uomini (come l’intera popolazione italiana oggi!). Il resto della gente (donne, anziani e adolescenti) collaborava a produrre i rifornimenti necessari per l’esercito e sostituiva gli uomini, partiti per la guerra, in tutte le incombenze.

Sulla base dei dati statistici si stimano:

Caduti militari: tra 9.855.330 e 10.298.699;

Vittime civili: 7.081.074;

Totale morti: tra 16.936.404 e 17.379.773;

Feriti e mutilati, sia militari che civili: più di 20 milioni.

Questi numeri rendono ancora più vere e più amare le parole di Benedetto XV su questa guerra:  «orrenda carneficina che da un anno disonora l’Europa» (1915) e «inutile strage» (1917)”.

 Prof. Antonio Moretti

L’immagine è la copertina del libro

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