L’Immagine di Zancati

L’Immagine di Zancati

CULTURA:

«Nessuno di noi – si lamentava Sant’Agostino – ha conosciuto il volto di Maria». Ed è, forse, proprio per colmare questa profonda nostalgia che, durante i secoli, i cristiani d’Oriente e d’Occidente hanno cercato di interpretare anche fisicamente quale fosse il ruolo e la presenza della Madre di Dio nelle loro vite. Ci sono riusciti? In duemila anni la sequenza di immagini, ipotesi e devozioni concepita dai santi, dai teologi, dagli artisti e dalla gente comune, è stata talmente varia da ingigantire ancora di più il mistero che circonda le origini storiche della ragazza ebrea che Paolo VI amava chiamare «Madre della Chiesa».

Uno dei temi più largamente trattati dall’arte cristiana riguarda appunto la figura della Vergine, la cui divina maternità fu assunta a dogma nel Concilio di Nicea del 325. Le prime immagini di Maria sono, in un certo senso, subordinate a quelle del Figlio. Essa compare infatti costantemente con il Cristo bambino tra le braccia, come testimoniano i primi esempi conservati nelle catacombe. Il mondo bizantino crea tre tipi distinti di immagine della Vergine. La Madonna seduta in trono con il Bimbo assiso sulle ginocchia; quella in piedi con il Bimbo sul braccio sinistro; e quella che porta il clipeo con il Cristo Emanuele.

Mentre l’arte orientale rimane costantemente fedele a tutti questi tipi iconografici, in occidente, specie in epoca tardo-medievale, con il diffondersi delle immagini devozionali, si nota una libertà assai più ampia nella raffigurazione della Vergine, e si diffonde particolarmente il tipo della Madonna stante, vestita come una nobile dama, che vezzeggia il Cristo bambino, pure di derivazione bizantina.

Raffigurata come una nobile dama appare pure la Madonna con Bambino che noi tutti conosciamo con il nome di Vergine di Zancati; titolo legato all’episodio del ritrovamento e della traslazione, nel 1632, di questa immagine, da Zancati, appunto a Paliano.

L’affresco è costituito da un trittico comprendente: al centro la Madonna in trono con Bambino in braccio e vicino due volti di angeli. Sopra la figura della Vergine, inserita nel clipeo verde e marrone, vi è raffigurato di profilo, l’Agnello mistico, con lo stendardo della vittoria. Ai lati della nicchia vi sono due figure di santi: a sinistra è rappresentato san Giovanni Battista (scritta nel nimbo) vestito di pelle avvolto da un mantello e recante la croce ed un cartiglio con scritto “Ecce Agnus Dei”; in alto al lato della testa del santo, è raffigurato il simbolo solare con la scritta IHS, emblema di Cristo adottato da san Bernardino da Siena dal 1417 e diffuso da allora in tutta Italia. A destra la figura di S. Francesco d’Assisi (scritta nel nimbo), con il tradizionale saio dai toni grigiastri; è eretto sotto un arco e con le mani sorregge un libro aperto in cui si legge : “ecce enim stigmata Domini Nostri Jesus Christi corpore meo porto” (ecco infatti porto le stimmate di N:S: Gesù Cristo sul mio corpo). E’ rappresentato senza barba seguendo un filone secondario dell’iconografia legata a S. Francesco.

La Vergine è adagiata su di un cuscino, ha il capo scoperto e i capelli biondi acconciati con un nastro di perline. Sul nimbo della Madonna si legge: “sancta Maria Mater Omnium”. Il bambino ha la mano destra levata nell’atto di benedire e con la sinistra sorregge il globo terrestre su cui si leggono i nomi dei tre continenti allora conosciuti: Asia,Europa, Africa.

In una ricerca effettuata agli inizi del 2000 dalla Prof. Paola Nardecchia si attribuisce la paternità dell’opera ad un certo Petrus (forse monaco o converso benedettino), artista di formazione tardogotica di scuola marchigiana, la cui area di intervento più estesa è proprio la zona intorno a Subiaco. L’affresco, secondo la studiosa, venne realizzato intorno agli anni 1478-1480. «La gamma dei colori, delicati e saturi di luce, preziosi per i cangiantismi, con effetti quasi di acquerello, con tinte graduate, in prevalenza calde, dall’arancio al rosso, dal prugna al marrone, sono una delle caratteristiche dell’artista».

Vuole la tradizione locale che l’affresco si trovasse in una grotta scavata entro un masso della collina di Zancati, a pochi chilometri da Paliano. Un ufficiale del comune di Paliano lo scoprì casualmente nel 1630. Ritenuta immagine miracolosa, venne traslata il 2 dicembre 1632 in S. Andrea e fu posta in una macchina lignea, approntata per l’occasione, sopra l’altare maggiore. Il 21 gennaio 1633 venne trasferita nella cappella costruita appositamente per essa. La Casa Colonna, nella circostanza eresse tre cappellanie con la rendita di 80 scudi per ciascun cappellano ed assegnò 30 scudi annui per un decoroso mantenimento della Cappella.

Fonti bibliografiche:

Nardecchia Paola, L’attività di Petrus e della sua scuola, in:Pittori di frontiera, l’affresco quattro- cinquecentesco tra Lazio e Abruzzo; ed. Lumen 2001.

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