I Toponimi del territorio di Paliano (prima parte)

I Toponimi del territorio di Paliano (prima parte)

CULTURA:

I nomi di luogo sono sempre un indispensabile complemento alla ricerca storica su un determinato territorio: essi infatti ci forniscono, da soli, molte informazioni che non sempre riusciamo a reperire sui documenti, relative allo sfruttamento del suolo nei secoli passati, ai nuclei abitati scomparsi, alle colture praticate un tempo, alle attività artigianali non più esistenti, oltre che all’aspetto naturale di un certo luogo, alla fauna che vi trovava il suo habitat, alle essenze vegetali di cui era ricoperto. Dai toponimi possiamo talvolta anche avanzare ipotesi sull’antichità di un insediamento o sull’esistenza di edifici importanti dal punto di vista storico, ora non più reperibili.

I nomi locali di un territorio sono formati da elementi di cronologia molto diversa fra loro, che coesistono, gli uni accanto agli altri, contribuendo a identificare i luoghi. La loro analisi rivela tuttavia una successione diacronica talora notevole, un’appartenenza a fasi storiche e linguistiche molto diverse.

Da un punto di vista storico i toponimi italiani possono essere divisi in quattro grandi periodi: preromano, romano, medievale e moderno. I toponimi preromani hanno quasi sempre origine dal ceppo delle lingue indoeuropee (la medesima del latino) delle quali poco si conosce: e quel poco è veicolato dalle fonti latine. Nonché dalle lingue non indoeuropee delle quali si conosce ancor meno (osco, umbro, etrusco, sabino, ecc.).

Tipici di questo periodo sono quasi tutti gli idronimi (cioè nomi relativi alle acque) e, più in generale, i nomi locali che si riferiscono alla natura, come quelli dei laghi e delle catene montuose. Apparterrebbe a questo filone, ad esempio, il toponimo dell’antica sorgente di Fontana Sara, da ricondurre alla radice indoeuropea *ser- /*sorscorrere‘, da cui l’antico indiano saráh ‘scorrevole’, sarâ fiume, ruscello’, latino serum siero, liquido‘.

Il periodo romano è senza dubbio quello che ha lasciato le tracce maggiori. Gran parte dei toponimi latini sono prediali, cioè indicanti una proprietà fondiaria (praedium) e venivano formati con un nome personale romano e un suffisso. Per rifarci ai possibili prediali del territorio palianese, ad esempio, le stesso topos di Paliano prenderebbe nome da un praedium Paullianus (podere di Paullus); Pugliano da [podere di] Pullius; Pacciano da Paccius; Antignano da AnteniusCacorano da Cacurius; Terrignano da Teremnius; Vallerano da ValerusVerano da Verius.

Oltre ai prediali, vi sono anche dei toponimi che derivano da antroponimi latini in forma asuffissiata. La loro origine, forse, non allude al possesso di terre ma piuttosto è un segnale della dimora, dell’abitazione di un personaggio. Alcuni esempi presenti nel territorio di Paliano: Colle Canino (Caninius); Colle Vito (Vitus); Colle Martino (Martinus); Ponte Orsino (Ursinus); Ser Paolo (Paullus); Colle Teverino (Tiberinus).

Alcuni toponimi, anche se sembrano apparentemente avere un’origine agionimica, molto probabilmente sono da ricondurre all’onomastica latina, poi cristianizzata in epoca successiva. Alcuni esempi a Paliano: San Giovenale (Juvenalis); San Quirico (Quiricus): San Procolo (Proculus); Mura San Paolo (Paullus).

Nel periodo Medievale, pur continuando l’abitudine latina di nominare i luoghi partendo da un nome di persona o dal cognome (questo solo a partire dal X secolo), aumentano i nomi botanici, quelli di animali e, soprattutto, quelli derivati da elementi urbanistici e quelli ispirati alla fede cristiana.

Il periodo Longobardo (568-774), periodo “barbarico” è tra quelli che hanno lasciato le maggiori tracce linguistiche sul nostro suolo e nelle nostre parlate. Probabili toponimi di derivazione Longobarda nel territorio di Paliano: Alamà (o Alemanni), da arimanno, ‘uomo libero, proprietario’; Mèrcari, riconducibile al genitivo marcarii, un ‘addetto ai confini’, derivato da marca ‘confine, terra di confine’ con suffisso latino –arius; è forse da mettere in relazione con il probabile insediamento longobardo di Poggio Romano; l’appellativo ‘romano’ è, infatti, anche una delle forme in cui si presentano i derivati dal germanico latinizzato arimannus ‘uomo libero longobardo addetto alla milizia ed avente diritto all’assegnazione delle terre’. A questi andrebbero aggiunti anche Colle Rampo, da Rampus, antroponimo germanico; Valle Varaneri, da *wara ‘luogo sorvegliato’; Zancati, da zanka, ‘tenaglia’ affine al latino medievale zanca ‘gamba’; Ponte Massa, che in latino identifica la ‘tenuta’ (da cui Masseria), di grande estensione formata da numerosi fundi (poderi) coltivati dai coloni; La Bufola e Colle Bufalo, animale non allo stato brado, introdotto in Italia dai Longobardi; Valle Palomba, forse ad indicare la presenza in zona di un cimitero. Era, infatti, consuetudine longobarda di contrassegnare le tombe con una colomba di legno posta sopra una pertica.

Tra il Rinascimento e il XX secolo la toponomastica, fattasi, via via, sempre più “legale” che popolare ha privilegiato tramandare eventi e personaggi storici. Come le numerose località che ricordano i membri delle case regnanti, di patrioti e politici, o di battaglie importanti.

Immagine tratta dal Catasto Antinori del 1801

Fonti bibliografiche:

Pacciani A., Toponomastica di Paliano, aps Paliano, 2017.

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