“IS  THIS REAL LIFE? IS THIS JUST FANTASY?” (Questa è la vita vera? È solo fantasia?)

“IS THIS REAL LIFE? IS THIS JUST FANTASY?” (Questa è la vita vera? È solo fantasia?)

MUSICA/CINEMA

Devo essere sincero, i Queen sono il classico gruppo che si ama o si odia: li adorano quelli che  cercano un rock semplice ma allo stesso tempo pieno di energia con melodie facili da ricordare, risultano invece essere poco graditi da chi non sopporta il loro “adattamento” avuto nel corso degli anni allo showbiz musicale; Io? Mi trovo a metà. Ascoltando l’intro di Bohemian Rhapsody “materializzata” nel colossal musicale omonimo, la domanda sorge spontanea: è stata veramente così la vita di Freddie Mercury? Quanto c’è di vero e quanto è stato mistificato? Effettivamente l’eccentrico artista di Zanzibar ha avuto quella che si può definire la classica vita rockstar a base di sesso, droga e rock’n’roll e, tragicamente, anche l’epilogo rientra nel cliché di chi come lui, non ha mai avuto freni a cavalcare la cresta dell’onda del successo.

Riportare tutto questo in un film e renderlo credibile è stata veramente un’impresa ciclopica, anche perché era evidente che ci si sarebbe confrontati, anzi scontrati, con la critica feroce di chi dei Queen sa veramente vita morte e miracoli e perciò bisognava stare molto attenti. Il regista Bryan Singer (e in parte Dexter Fletcher) lo sapeva ed ha pensato veramente a tutto: una ricerca maniacale dei particolari ha reso il film veritiero al 100% (facciamo 99%…), con ricostruzioni pressoché perfette dei luoghi, delle persone e di tutto il mondo che ruotava intorno alla band. Vi sfido con il Dvd del “Live Aid” alla mano, a trovare le differenze dei momenti del concerto vero da quello “ricostruito”. Senza parlare poi dei personaggi che compongono il gruppo i quali sembrano avere le sembianze degli originali scongelati da un’epoca passata: Freddie, forse un po’ troppo carico nell’aspetto fisico, è l’icona di sé stesso, forte, sfacciato, provocante e provocatorio, ma anche dolce, sensibile e soprattutto fragile; Brian un professionista nel senso inglese della parola, compassato e riflessivo (pur non rinunciando al vezzo dei suoi tanto amati zoccoli). È famosa una sua intervista rilasciata durante la fase di post-produzione del film, nella quale afferma che in più di un’occasione ha confuso se stesso con Gwilym Lee che lo interpreta in maniera superba (anche negli assoli!); un po’ in secondo piano ho trovato le figure di Taylor e Deacon, batterista e bassista del gruppo che nella narrativa del film sembrerebbero poco incisivi per quanto riguarda le decisioni nell’ambito della band. Personalmente tra le tante chicche offerte, una mi ha fatto letteralmente impazzire: le persone che si aggiravano On Stage nel Wembley Stadium del film, praticamente perfette (sempre aiutati nel confronto dal sopracitato Dvd)!

Al centro di tutto il film troviamo la musica, la loro musica. Brani senza tempo, capaci di creare un’empatia fortissima tra lo spettatore ed il film: canzoni inserite magistralmente e va detto, anche un po’ ruffianamente nei momenti salienti del film dandogli un po’ di ossigeno al fine di evitare l’appiattimento dello stesso. L’evento “Live Aid” rappresenta il suo apice: l’apertura è “Bohemian Rhapsody”, con l’onda umana dello stadio di Wembley che si mette in movimento come nel vero concerto del 1985, colpita prima dalla cadenza di “Radio Ga Ga” e poi dalle sferzate di “Hammer to Fall”, preludio a “We Are the Champions” (performance più breve rispetto alla scaletta del vero show).Tutte scelte, comunque, ottimamente azzeccate.

Tra coloro che sono andati a vedere il film c’è stato sicuramente il purista di turno che non ha accettato in toto le scelte del regista che, per ovvie vicende narrative, non è rimasto proprio fedele alla vera storia della band, dandole un tono più romanzato. E’ noto, infatti, che molti tra artisti e gente dell’organizzazione storsero la bocca quando i Queen furono invitati al “Live Aid” per via dei loro concerti fatti poco tempo prima in Sud Africa con l’apartheid del presidente Willem Botha ancora in vigore, i dubbi sullo scioglimento del gruppo mai avvenuto nei primi anni ‘80, l’ufficializzazione della malattia di Freddie, o i festini a tutta coca (per dirne una) della band, ma una cosa ci tengo ad evidenziarla: vedendo il film ci si emoziona, e tanto. Fatemi conoscere almeno uno spettatore, che non abbia dispensato almeno una lacrima per il grande “Mister Bad Guy”. Io l’ho fatto.
yESSO

 

Immagine in evidenza tratta dal web

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