Simboli apotropaici nel centro storico di Paliano

Simboli apotropaici nel centro storico di Paliano

CULTURA:

Secondo una consolidata tradizione popolare il bassorilievo scolpito nella pietra ad angolo dell’edificio all’incrocio tra via del Forte e via del Carmine rappresenterebbe il volto di un turco con tanto di mustacchi e turbante piumato. L’immagine sarebbe legata, in qualche modo, alla presenza, peraltro documentata, di alcuni prigionieri turchi evasi dalla Fortezza di Paliano nel 1521. La tradizione orale racconta anche che i fuggiaschi passarono per uno stretto vicolo del rione Colle (ribattezzato in seguito «Vicolo del Turco»), e che uno di essi venne addirittura accolto in casa e protetto da una donna del posto.

In realtà, ad un’osservazione più attenta, il volto si rivela una raffigurazione stilizzata e un po’ grottesca di un essere mostruoso con occhi sbarrati, bocca spalancata, lingua esposta ed atteggiamento minaccioso; in pratica l’iconografia di una maschera apotropaica.

Presenti in molte culture, a latitudini diverse e da tempi remoti, le maschere apotropaiche avevano per funzione magica l’allontanamento degli spiriti maligni. Generalmente venivano disposte sulle chiavi di volta di porte e portoni, sui cornicioni, nelle grosse basole che sorreggono i balconi, ma soprattutto negli spigoli degli edifici, ritenuti la parte più “fragile” della casa, non certo dal punto di vista strutturale ma come punto di accesso delle influenze negative.

Per riuscire ad allontanare (‘apotrepéin’ in greco antico) il malocchio e la malasorte, le maschere dovevano essere mostruose, in grado di spaventare gli spiriti maligni e tenerli lontani dall’abitazione. Spesso erano delle facce demoniache, con fauci aperte, la lingua fuori e corna vistose sulla fronte, pronte a scongiurare l’ingresso di energie negative. Visione sicuramente attinta dai prototipi magno-greci: Satiri e Gorgoni in pietra o terracotta che ornavano per lo più le antefisse dei templi greci e romani.

Tra i simboli apotropaici ricorrenti, collocati nei punti di accesso delle case, si riportano anche la testa di leone con fauci spalancate, simbolo di potenza, la conchiglia, che evoca l’accoglienza, il ferro di cavallo posto a mo’ di corna, teste scarnificate di bovino, oppure scope legate o inchiodate nei pressi di usci o finestre.

Associata all’elemento Terra, il luogo purificato per eccellenza, la scopa indica quindi la pulizia e il movimento. Anche Eolo, il dio del vento, viene spesso posizionato davanti le porte, per soffiare con la sua potenza, le brutte negatività.

Le forze ostili trovavano così una barriera, e la casa si fondava come spazio protetto, la cui soglia è interdetta. Difatti questo luogo d’ingresso veniva inteso come sede di numerose presenze spirituali, controllato da potenti “guardiani”, custodi dei passaggi tra i mondi a cui è possibile accedere solo dopo aver superato particolari prove iniziatiche. Sono molteplici anche qui i simbolismi comportamentali che facevano della soglia un luogo da proteggere e da cui proteggersi. Se pensiamo a tutte le superstizioni che ci dicono che la soglia non andava mai varcata con il piede sinistro, è cattivo presagio inciamparvi, e tante altre piccole “attenzioni”.

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