“Hai vinto Tu, se ci sei aiutami”

“Hai vinto Tu, se ci sei aiutami”

ATTUALITA’:

Se è vero, come credo, che la Fede nasce da un incontro, quello tra il giovane Davide Banzato e Chiara Amirante, fondatrice dell’Associazione Internazionale “Nuovi Orizzonti”,  ha acceso una luce che oggi risplende nel mondo grazie alla presenza della Comunità in 228 centri in diversi Paesi, 5 Cittadelle Cielo (di cui una a Frosinone, sede centrale dell’associazione) e un esercito di 500mila Cavalieri della Luce, volontari impegnati a portare nel mondo la “rivoluzione dell’Amore”.

Mi era capitato di ascoltare gli interventi (in Tv) di Don Davide, Assistente Spirituale Generale di Nuovi Orizzonti, il sacerdote 38enne padovano tra i più social del momento, con un sito internet tutto suo, conduttore, co-presentatore e collaboratore con diverse testate, reti radio-televisive, ma vederlo all’opera coi giovani è stato eloquente. Il feedback degli studenti dell’Istituto Alberghiero “M. Buonarruoti” di Fiuggi al messaggio del giovane presbitero, “che non voleva fare il prete” ma che si è arreso alla chiamata di Dio, è stata la conferma della sete di conoscenza e di apertura alla Verità da parte soprattutto dei ragazzi sui quali, in particolare, si concentra l’opera evangelizzatrice di Don Davide. Il difficile è attirarne l’attenzione nell’assordante rumore che caratterizza le nostre giornate. Eppure qualcuno ci riesce.

Ecco, ci sono cascata pure io. E’ facile divagare sulla personalità del giovane sacerdote e farsi tentare dalla tentazione di mettere in primo piano il messaggero rispetto al messaggio quando si raccoglie una testimonianza “forte” come quella di Don Davide o del suo amico Daniele, oggi volontario di Nuovi Orizzonti dopo essere uscito vivo dall’inferno (droga, carcere). Mi spiego meglio. La notorietà, la giovane età e le caratteristiche umane di Don Davide, a mio avviso, possono indurre coloro che lo avvicinano a concentrarsi sul suo carisma piuttosto che sul cuore dell’annuncio per il quale ha voluto donare la sua vita, ossia Cristo. “Il rischio c’è e ci sarà sempre – risponde, franco, Don Davide – e la mia scelta di vita credo sia stata fondamentale proprio per tutelarmi. Io vivo in comunità coi ragazzi che accogliamo (tossicodipendenti, alcolisti, persone affette da viarie forme di disagio ndr.) da quando ho 18 anni: mangio, prego, gioco a calcetto, rido, vivo e soffro con loro e questo mi tiene con i piedi per terra perché i ragazzi che provengono da certe esperienze non ti risparmiano nulla. Il pericolo di esposizione mediatica c’è, ma la mia condotta non è mai svincolata dai miei obblighi e da precisi criteri, regole e condizioni che ho posto, ad esempio, per decidere i contenuti, i luoghi dove giro le trasmissioni e la squadra che mi affianca”. In questo momento Don Davide sta concludendo il “Commento al Vangelo” su Rai Uno e ad aprile riprenderà la trasmissione “I viaggi del cuore” su Rete 4. 20190318_160318.jpg

Invitato dalle insegnanti di religione a parlare di vocazione agli alunni dell’importante istituzione scolastica della Provincia di Frosinone, Don Davide Banzato si è rivolto loro con un fare garbato e al tempo stesso carico di entusiasmo nel testimoniare la sua esperienza religiosa e di vita. Dopo essere entrato giovanissimo in seminario e esserne uscito alla fine della prima superiore, l’incontro con Chiara Amirante che, nel frattempo, aveva iniziato ad accogliere i giovani finiti sulle strade per qualunque tipo di disagio (droga, prostituzione, alcolismo, sette sataniche), cambia la vita di un ragazzo che aveva giurato a sé stesso “Tutto ma mai prete! Potrò fare di tutto nella vita, ma ti giuro, mai farò il prete!”. “E’ stato un lungo cammino, un vero combattimento spirituale. Mi sono reso conto che stavo male perché avevo chiuso il cuore a Dio. Ne è scaturita una grande lotta interiore – racconta – tra il voler essere io il padrone della mia vita e, invece, il lasciarmi condurre da Dio che, alle fine, ha vinto. Accettare il sacerdozio è stato anche vincere il pregiudizio ma è nata una gioia nel mio cuore che non è più andata via. Non so spiegare la mia vocazione se non come un innamoramento”. E si avverte, si vede, si capisce che l’appello ai giovani a “non cercare palliativi perché è Dio la fonte della nostra felicità” è davvero vissuto e sperimentato in mezzo alle numerose difficoltà di un “lavoro” oggi sempre meno attrattivo.

Tra una risatina e un incrocio ammiccante di sguardi, soprattutto nei passaggi sull’abuso di droga e alcol, i giovani partecipanti hanno seguito l’incontro per due ore senza perdersi una parola dei racconti e alla fine volevano saperne ancora. Mi tornano alla mente queste parole.. “Non importa cosa tu possa aver fatto finora. In ogni istante puoi decidere chi vuoi essere adesso”. E’ solo una questione di scelte.

Annalisa Maggi

Le foto sono state scattate nel salone dell’Istituto Alberghiero “Michelangelo Buonarruoti” di Fiuggi

 

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