Il “Monte dei Pegni”, la più antica forma di credito

Il “Monte dei Pegni”, la più antica forma di credito

STORIE:

I Monti dei Pegni o di Pietà sorsero nei vari Stati Italiani intorno alla metà del XV secolo per impulso dei frati francescani al fine di combattere l’usura, concedendo prestiti su pegno, a basso interesse, alle classi più povere. Il primo Monte di Pietà nacque a Perugia nel 1462 (Mons Pauperum), ma l’istituto si diffuse soprattutto dopo che Leone X (1513-21), nella sesta sessione del V Concilio Laterano (1513), riconobbe la liceità dell’interesse (solo se destinato a coprire le spese di esercizio). Questo permise ai Monti di Pietà di crescere e divenire istituzioni di natura bancaria.

Essi rimasero regolati dalle diverse legislazioni degli Stati in cui erano nati fino alla costituzione del Regno d’Italia. Considerate Opere Pie dalla legge del 3 agosto 1862, furono riconosciuti Istituti di beneficenza e credito da quella del 1898.

Questa Istituzione, dipendente e amministrata dal Consiglio della Congregazione di Carità, ma con scopi ed economia propri, nacque a Paliano il 23 maggio 1877, utilizzando una parte della tassa assegnatagli di svincolo delle cappellanie e benefici laicali. Fu eretta in corpo morale con Regio Decreto n. MMCCXXX il 25 maggio 1879. Contestualmente ne venne approvato lo Statuto Organico portante la data del 27 dicembre 1878 e composto di 33 articoli. Scopo principale dell’Ente era quello di concedere prestiti di denaro, contro pegno, alla classe più povera onde sfuggire al fenomeno dilagante dell’usura.

Il Monte de’ Pegni incominciò a svolgere la sua attività il 13 maggio 1883. La sua sede si trovava in Via Moele Tosi n.102 con ingresso presso il vecchio “Arco dei Calderari”, in uno stabile di Vincenzo Tarquilli affittato alla Congregazione di Carità per sei anni, rinnovabili, per 18 lire al mese. Tra l’altro il magazzino contenente i pegni venne un paio di volte scassinato dai ladri.

Il contabile che gestiva l’economia del Monte de’ Pegni era il Montista che dopo il 1914 si chiamerà Montista-Tesoriere-Esattore. Il primo fu Ficoroni Igino, dalla nascita del «Monte» fino al 1893, quando gli subentrò Tucci Aristide per 20 anni fino al gennaio 1914. Resse l’incarico per più di un anno, fino al maggio del 1915 il Montista pro-tempore Tito D’Ottavi, maestro elementare. Infine dal 7 maggio 1915 venne eletto dai componenti del Consiglio della Congregazione di Carità l’avvocato Augusto D’Ottavi, ultimo Montista-Tesoriere-Esattore.

L’ammontare del singolo prestito, contro pegno, andava da 1 lira a un massimo di 100 lire. Naturalmente gravavano sulla somma da restituire anche gli interessi. Gli oggetti non riscattati venivano venduti all’asta per cercare di recuperare il debito. Scorrendo il lungo elenco dei pegni inventariati e depositati in magazzino, si ha l’esatto quadro socio-economico di coloro che ricorrevano a tale forma di prestito: un caldaio, una concolina, uno scaldaletto, una conca, due “rotoli” di cotone, quattro lenzuola; sono i poveri oggetti impegnati per ottenere una piccola somma. Si arrivava quindi ad impegnarsi il cosiddetto «rame» cioè gli utensili indispensabili in cucina o la poca biancheria portata in dote dalle mogli. E sono proprio queste a privarsi dei pochi gioielli posseduti, come le tipiche collane di corallo e gli orecchini a «boccole».

La storia del Monte dei Pegni di Paliano si chiuderà nel 1926, «…perché non più rispondente a pubblica beneficenza…tanto che le operazioni sono ridotte ad un numero addirittura insignificante...». Il suo patrimonio, con le relative rendite, verrà così devoluto all’altra Istituzione di beneficenza «Asilo d’Infanzia».

Nel frattempo era in piena attività la Cassa Rurale Cooperativa di Prestiti, che sostituì gradualmente le operazioni creditizie del «Monte». Ma questa è un’altra storia.

Immagine di copertina:

Rogier van der Weyden, Deposizione dalla Croce, 1435 ca, Museo Del Prado, Madrid. La raffigurazione della Deposizione o Pietà, fatta oggetto di numerose opere in pittura e scultura da parte di artisti di tutti i tempi, è stata, sin dalla seconda metà del XV secolo, presa a simbolo dei Monti di Pietà.

Fonti documentarie: Congregazione di Carità, Archivio Storico comunale, sezione post-unitaria.

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