Vallepietra, la montagna della “Santissima”

Vallepietra, la montagna della “Santissima”

CULTURA:

La dinamica del pellegrinaggio appartiene a molte religioni. Nell’Induismo, il pellegrinaggio al fiume Gange è cruciale per la liberazione del fedele dal peso del karma e per la sua purificazione. Anche il buddhismo ha i suoi luoghi sacri, le sedi indiane dell’epifania del Buddha. In Giappone, alcune montagne sono la meta dei movimenti mistici e penitenziali dello shintoismo e del buddhismo. Nell’ebraismo, ogni festa assume, proprio per le vicende storiche del popolo ebraico, i caratteri del pellegrinaggio: la stessa parola hag, festa, è imparentata con il pellegrinaggio. Questo è inoltre istituzionalizzato e diventa imperativo nell’Islam che sceglie per sua meta la Mecca e, nei paesi sciiti, anche i luoghi del martirio di Alì.

Il pellegrinaggio cristiano ha alcune caratteristiche speciali. Esso si configura spesso come un salire verso i monti, secondo un modello che appartiene già alla tradizione biblica dei cosiddetti luoghi alti di epoca monarchica e patriarcale. La montagna viene scelta come il luogo sacro dove Dio suole apparire, probabilmente perché vicina al cielo o perché lontana dal mondo profano. Sono famosi i luoghi della grotta dell’Arcangelo sul Gargano ed i molti monti sacri sparsi in Italia. In questi luoghi si sono verificate rivelazioni straordinarie che hanno alimentato la devozione e il pellegrinaggio.

Il Santuario della Santissima Trinità è ubicato circa tre chilometri a nord di Vallepietra (Roma), all’interno di una grotta naturale sormontata da una costruzione esterna, a 1337 metri di quota, ai piedi di un’alta parete rocciosa verticale alta 327 metri, che sembra quasi ‘tagliata’ artificialmente, da cui il nome di ‘Colle della Tagliata’ al rilievo sovrastante il santuario, una anticima verso est del monte Autore (1855 mt), appartenente all’imponente catena appenninica dei Simbruini.

Luogo frequentato già dal neolitico, posto al centro di tre antiche vie di transumanza, si ritiene che il santuario sia sorto su un antico tempio pagano di epoca romana, dedicato alle acque, abbondanti in tutta la vallata, i cui resti sono stati rinvenuti all’interno della grotta, e successivamente rioccupato come eremitaggio da monaci basiliani o benedettini. Un’altra ipotesi attribuisce a San Domenico di Sora (951-1031) la fondazione di un oratorium Sanctae Trinitatis, sulla base della biografia del santo scritta da un discepolo. I primi documenti relativi al santuario della Trinità, del 1079 e del 1112, sono conservati nell’archivio della cattedrale di Anagni, e si riferiscono a donazioni elargite alla chiesa.

Il santuario, il cui culto vivissimo è già attestato nel XV secolo, è oggetto di devozione crescente nei secoli XVII-XX, quando una turba hominum si reca sul luogo nel giorno della festa della “Santissima Trinità” per venerare l’immagine, dalle linee bizantine, delle tre persone uguali e distinte dipinte sul muro della chiesetta superiore. Tale antica iconografia, inconsueta, viene superata da quella divenuta canonica della SS.ma Tinità: Padre, Figlio e Spirito Santo, ma permane tuttora nelle “immaginette popolari”.

Sono ancora in tanti a effettuare il tradizionale pellegrinaggio a piedi: anche cinque giorni di cammino, dalle piste che risalgono la Vallepietra sul versante laziale come lungo i sentieri che scavallano dall’Abruzzo. I viandanti arrivano in “compagnie”, ognuna guidata da uno stendardo decorato, ognuna con i suoi canti e le sue tradizioni. I fedeli entrano nel santuario, sfiorando con la mano la parte superiore della roccia, l’uscita avviene a ritroso, per rispetto alla Santissima Trinità.

Il comportamento devozionale conserva ancora particolari tradizioni: tagliare e portare piante (“dendroforìa”), edificare cumuli di pietre e lanciare pietre. Si cammina all’indietro anche nel primo tratto di sentiero, durante la partenza. L’usanza di gettare sassi dai ponti che superano il fiume Simbrivio, rappresenta la pesantezza del peccato e la sua espulsione. Oggi più raramente si assiste al rituale del “comparatico”: immergendo contemporaneamente le mani nell’acqua, le persone si uniscono in una sorta di amicizia spirituale, sancendo in tal modo una reciproca solidarietà. La domenica mattina dopo Pentecoste, al santuario viene eseguito il “Pianto delle Zitelle”, lauda formalizzata nel primo Settecento ma certamente molto più antica e ora trasformatasi in una vera e propria sacra rappresentazione, in cui una ventina di persone (un tempo solo giovani donne, ora anche uomini per i personaggi maschili) mettono in scena la Passione di Cristo su parole e musiche tramandate di generazione in generazione.

Immagine di copertina tratta dal web

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