La festa del Corpus Domini

La festa del Corpus Domini

CULTURA:

La solennità mobile del Corpo e Sangue di Cristo, il Corpus Domini, si formò nel XII secolo per l’esigenza di consacrare una festa speciale all’eucaristia perché a quel tempo l’antica messa in Coena Domini aveva perduto in parte la sua identità, ospitando al suo interno anche la consacrazione dei santi olii, e perché i fedeli, intenti a meditare sulla Passione del Salvatore, avevano posto in ombra il giorno dell’istituzione del sacramento. Inoltre la festività aveva anche una funzione apologetica per riaffermare il significato ortodosso della transustanziazione contro gli errori di Berengario di Tours (XI secolo) che aveva dato una interpretazione dinamico simbolica influenzando alcuni teologi.

La prima a proporre un ufficio per il Corpus Domini era stata santa Giuliana di Comillon o di Liegi (1191-1258), una monaca che aveva avuto molte visioni. La luna piena le appariva regolarmente al momento della preghiera; e lei credeva di vedervi il simbolismo del ciclo liturgico cui mancava ancora una solennità, quella del Santissimo Sacramento. Per promuoverla si adoperò con tutte le forze componendo, pare, anche un Ufficio. E presto beneficiò dell’appoggio della commissione che si occupava delle sue visioni e di cui facevano parte Ugo di San Carlo e Jacques Pantaléon, arcidiacono di Liegi. Già nel 1246 il vescovo di Liegi, Robert de Thourotte, l’aveva estesa alla sua diocesi, e nel 1252 Ugo di San Carlo alla Germania occidentale, di cui era diventato nunzio apostolico.

Nel 1261 Jacques Pantaléon saliva al soglio pontificio con il nome di Urbano IV. Tre anni dopo, nel 1264, un sacerdote boemo, Pietro da Praga, che nutriva dubbi sulla transustanziazione, mentre stava celebrando la messa nel santuario di Santa Cristina, a Bolsena, vide dall’ostia consacrata stillare copiosamente sangue che bagnò il corporale, i lini liturgici e i marmi del pavimento. Il corporale macchiato di sangue venne portato a Orvieto, dove dimorava in quel periodo Urbano IV. Il Papa, che già pensava di istituire la festa, affrettò i tempi: incaricò San Tommaso D’Aquino di scrivere l’Ufficio con una serie di inni, e l’8 settembre 1264 estese la solennità a tutta la Chiesa latina con la bolla Transiturus. Ma a causa della sua morte, avvenuta il 2 ottobre, la solennità non riuscì a imporsi in modo definitivo se non con il concilio di Vienne del 1311.

La festa del Corpus Domini è una delle più popolari della cristianità con la solenne processione che si svolge per le vie delle città: a Roma è il papa stesso a presiederla da San Giovanni in Laterano a Santa Maria Maggiore. L’usanza di portare l’eucaristia in forma visibile nell’ostensorio sotto il baldacchino o su portantine adornate e sorrette da sacerdoti risale al XIV secolo. Durante la processione, che oggi ha perduto l’importanza di un tempo perché non vi è più, se non in certi paesi, la partecipazione corale della popolazione, si svolgevano vari riti, come la quadruplice benedizione del Santissimo Sacramento preceduta dalla lettura dei quattro Vangeli.

Un’altra usanza, diffusa in molti paesi italiani, è l’infiorata, come quella celebre di Genzano, dove una via del paese viene coperta da grandi quadri formati da petali di fiori e di polvere colorata ottenuta triturandoli per delineare meglio i contorni delle riquadrature.

Le infiorate simboleggiano la trasformazione del sangue di Cristo nella salvezza dell’umanità di cui la primavera è l’emblema. Che questa interpretazione non sia infondata lo potrebbe dimostrare una cartagloria cinquecentesca dell’abbazia di Frontevrault, in Francia, dove una rosa è posta ai piedi di una lancia eretta, lungo la quale piovono gocce di sangue che fanno sbocciare il fiore. La lancia simboleggia la Croce, e dunque il Cristo stesso crocifisso, il cui sacrificio rigenera gli uomini; e in quel contesto la rosa è il simbolo della fioritura spirituale del cosmo e degli uomini, fecondati dalle benedizioni divine.

Immagine di copertina: Il miracolo di Bolsena affrescato da Ugolino di Prete Ilario (1357-1364) nella cappella del Corporale del duomo di Orvieto

Fonti bibliografiche: Cattabiani A., CALENDARIO. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Mondadori Ed., Milano 2003.

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