Paliano 1727, l’Organo Catarinozzi della Collegiata di S. Andrea Apostolo

Paliano 1727, l’Organo Catarinozzi della Collegiata di S. Andrea Apostolo

STORIE:

Nel corso dell’ultimo quarto del 1500 i lavori di riedificazione della Chiesa di Sant’Andrea, intrapresi all’inizio del secolo da Marcantonio I Colonna, vanno avviandosi alla conclusione. Nel frattempo, con l’avvento al pontificato di Pio V (1566) i rapporti tra papato e i Colonna, in passato spesso tempestosi e conflittuali, si erano evoluti positivamente. Paliano nel 1569 viene elevata, da detto papa, da Ducato a Principato e nell’aprile del 1571 Marcantonio II, vero e proprio paladino del pontefice sia in campo diplomatico che militare, ottiene dal Vescovo prenestino Cardinale Otho Truchses de Valdburg, il titolo di Collegiata per la chiesa di Sant’Andrea che, sempre sotto la stessa data, da Parrocchia viene elevata a Prepositura. Una chiesa importante, quindi, con un collegio di canonici e con diversi benefici e disposizione, derivati anche dall’annessione di rendite di altre antiche chiese presenti nel territorio.

E in questo clima di rinnovato fervore e di prosperità (il 7 ottobre 1571 Marcantonio aveva trionfato a Lepanto contro i Turchi), anche la Comunità di Paliano, che in quegli anni contava 2.000 anime e 350 focolari, si attiva «per servizio e ornamento» della Chiesa impegnandosi per la costruzione di un organo. Per affrontare la spesa di realizzazione dell’opera, il Consiglio della Comunità delibera, in data 19 febbraio 1573, di istituire una apposita “tassa generale” estesa anche alle confraternite e ai canonici.

Da un atto notarile del 24 gennaio 1576 si apprende che il costruttore dello strumento musicale fu l’organaro Domenico Benvenuti, nato a Colle Val d’Elsa (Siena) verso la metà del XVI secolo e attivo a Roma fino al 1587, anno della sua morte. Non c’è dato sapere attraverso quali contatti la Comunità di Paliano sia arrivata a lui per commissionargli l’organo, resta il fatto che questo strumento, con alterne vicende, sopravvisse per oltre un secolo e mezzo.

Arriviamo così al 3 settembre 1724, quando il Consiglio della Comunità prende la decisione di realizzare un nuovo organo perché quello in essere, malgrado le periodiche revisioni e accordature «è in tutto guasto e reso insonabile». Viene pertanto stanziata la considerevole somma di cento scudi da erogare in due anni e degna di nota è la motivazione di carattere devozionale: «in onore del Nostro Protettore S. Andrea Apostolo». Ma il danaro non è sufficiente; si estende così la colletta a “Pij benefattori” che forniscono il loro contributo ed anche altre persone e “luoghi pij” promettono di fornire il loro sostegno per arrivare al totale della spesa prevista di 273 scudi. Gli unici che non concorrono sborsando danaro sono i Canonici che, in tutta la vicenda, intervengono solo quali depositari delle somme raccolte e per stipulare il pubblico Istrumento con chi avrebbe costruito l’organo: Cesare Catarinozzi, figlio del «quondam» Giovanni, della Terra di Affile, «professore di ottimo nome». Il Catarinozzi (1660-1743) fu un famoso e geniale costruttore di organi tanto da meritarsi l’appellativo di “Stradivari dell’organo”. Egli operò principalmente nelle chiese e cattedrali dell’Italia centromeridionale.

L’atto viene perfezionato il 1° dicembre del 1725, alla presenza del notaio Giovan Battista Cognoli di Paliano, nella «Venerabile Sacrestia» della Chiesa di S. Andrea.

Come specificato nella relazione tecnica allegata al contratto, l’intero prezzo dell’opera è di «trecento venti tre» scudi da cui però vanno detratti 50 scudi rivenienti dal ritiro, da parte del Catarinozzi, dell’organo vecchio, riducendo l’esborso effettivo a 273 scudi. Il ritiro dell’organo vecchio, in particolare delle canne, era una prassi ricorrente perché il costruttore, rifondendole, recuperava il piombo e lo stagno per farne altre nuove.

L’organaro, per la realizzazione dello strumento – da costruire in Affile – si riservava un anno di tempo «dal Santo Natale prossimo futuro (1725), sino al santo Natale del 1726», ed il trasporto fino a Paliano è a carico della Chiesa. Il Catarinozzi eseguì l’opera nei tempi previsti e per alcuni anni ebbe lui stesso l’incarico di curarlo.

All’accordatura dello strumento, che veniva eseguita ogni anno nel mese di Agosto, provvedeva la Comunità, pagando il relativo compenso (4 scudi) all’organaro, mentre il costo dell’organista, che era obbligato a suonare «in tutte le feste e i vesperi di fatti solenni nella novena ed altre festività ecclesiastiche» era a carico del Capitolo.

Nel 1841 il Consiglio della Comunità di Paliano si riunì per stabilire la costruzione (o più verosimilmente la ricostruzione) dell’Orchestra, cioè della tribuna di legno riservata ai cantori e all’organo (Cantoria). Con quest’ultima decisione della metà dell’Ottocento, di fatto si concludono le committenze sull’organo e sulla cantoria giunti sostanzialmente immutati fino ai nostri giorni.

Fonti bibliografiche:

Umberto Romani – Maurizio Turriziani, L’Organo Catarinozzi della Collegiata di S. Andrea Apostolo in Paliano, Editrice Tipografia Ciociara, Paliano 2013.

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