Origini e significato dell’Albero di Natale

Origini e significato dell’Albero di Natale

CULTURA:

Nelle feste natalizie, come in altre del calendario cristiano, confluiscono simboli e tradizioni precedenti che, in un processo di assimilazione dell’eredità religiosa precristiana, venivano, per così dire, “redente” pur fra la preoccupazione di alcuni pastori che avrebbero preferito una fede meno impastata di elementi delle religioni cosmiche. D’altronde persino gli Ebrei, fin dalla conquista di Canaan, avevano assunto molti elementi simbolici e rituali dalle religioni cosmiche orientali; e altre ne avrebbero recepiti in epoca greco-romana, trasmettendoli al cristianesimo.

L’usanza di decorare nella festa di Natale un abete non è casuale. Infatti, fin dall’antico Egitto l’abete fu considerato un albero della natività, non meno antico della palma, perché era la pianta sotto la quale era nato il dio di Biblos, il prototipo dell’Osiri del predinastico egizio. In Grecia l’abete bianco o elate era sacro alla dea Artemide, cioè alla Luna, protettrice delle nascite, in onore della quale, nelle feste dionisiache, se ne sventolava un ramo con una pigna sulla punta, intrecciato con un tralcio di edera. Portava lo stesso nome dell’abete bianco Elàte, la dea della luna nuova, detta anche Kaineìdes, da kainìzio, rinnovare, recare cose nuove.

L’abete, insieme con la betulla, viene considerato fra le popolazioni dell’Asia settentrionale un albero cosmico che si erge al centro dell’universo. Secondo gli Altaici, sull’ombelico della terra spunta l’albero più alto, un gigantesco abete i cui rami s’innalzano fino alla dimora di Bai-Ulgän, la divinità protettrice, collegando le tre zone del cosmo: cielo, terra e inferi.

Secondo gli Ostìachi- Vasjugan la sua cima penetra nel cielo mentre le radici affondano negli inferi. I Tatari siberiani sostengono che una copia dell’Albero celeste si trova nell’inferno: un abete con nove radici si erge davanti al palazzo di di Irle Khan, il re dei morti. Fra gli sciamani yakuti si favoleggia che nel nord cresce un abete gigantesco che porta sui rami dei nidi, dove si trovano gli sciamani, i grandi sui rami più alti, i medi su quelli di mezzo e i minori sui rami più bassi. L’Uccello-Madre da – Preda, che ha la testa d’aquila e piume di ferro, si posa sull’Albero, dove depone le uova per poi covarle: lo schiudersi di quelle che contengono i grandi sciamani richiede tre anni d’incubazione, due quello dei medi e uno quello dei minori.

Nel calendario celtico l’abete era consacrato al giorno della nascita del Fanciullo divino: giorno supplementare che seguiva il solstizio d’inverno. Il legame tra albero e solstizio è documentato anche nei paesi scandinavi e germanici, nei quali, nel Medioevo, poco prima della delle feste solstiziali ci si recava nel bosco a tagliare un abete che, portato a casa, si decorava con ghirlande, uova dipinte e dolciumi. Intorno all’albero si trascorreva la notte allegramente; una usanza radicata se, nel XV secolo, Geller von Kayserberg, un predicatore della cattedrale di Strasburgo, condannava gli eccessi orgiastici di quella notte trascorsa intorno all’abete.

Nei paesi latini l’abete natalizio, forse presente in epoca barbarica nei territori invasi dalle popolazioni germaniche e poi scomparso dopo la loro evangelizzazione, non penetrò se non molto tardi. Solo nel 1840 la principessa Elena di Mecklenburg, che aveva sposato il duca di Orléans, figlio di Luigi Filippo, introdusse l’albero di Natale alle Tulieries, suscitando la sorpresa generale della corte.

Fu così che l’uso di decorare per Natale l’abete bianco o quello rosso si diffuse a poco a poco anche nei paesi latini a simboleggiare la nascita del Cristo, anzi a trasformarsi in un simbolo del Cristo come Albero della vita, con una curiosa analogia con le tradizioni siberiane. D’altronde fin dal primo Medioevo molti commentatori cristiani identificavano l’abete con il Cristo. A sua volta la Croce, simbolo del Cristo creatore e redentore, veniva assimilata all’Albero cosmico. Anche gli addobbi dell’albero sono stati interpretati cristianamente: i lumini simboleggiano la luce che il Cristo dispensa all’umanità, i frutti dorati insieme con i regalini e i dolciumi appesi ai suoi rami o raccolti ai suoi piedi sono rispettivamente il simbolo della vita spirituale e dell’amore che egli ci offre.

Radunarsi intorno all’albero la notte di Natale significa dunque essere illuminati dalla sua luce, godere della sua linfa, essere pervasi dal suo amore.

 

Immagine di copertina: Viggo Johansen, Merry Christmas, 1891

Bibliografia di riferimento:

Cattabiani A., Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno. Mondadori Ed., Milano 2003.

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