Dimmi come ti chiami… L’origine dei nostri cognomi (1ª parte)

Dimmi come ti chiami… L’origine dei nostri cognomi (1ª parte)

CULTURA:

Nelle società primitive, l’imposizione del nome al neonato era collegata a cerimonie solenni, e assommava in sé valori sacrali e magici. La mentalità primitiva, non distinguendo tra parola e cosa, tendeva infatti a considerare il nome come una parte vitale dell’individuo, quasi una seconda anima, un elemento indissolubile della personalità da non svelare se non agli intimi, giacché disponendo del nome si è padroni anche della persona. Al centro del sistema onomastico arcaico era dunque l’elemento magico, che terminava nel nome “segreto” (il renen, come lo chiamavano gli Egizi). Conoscere il nome vero della persona, significava averla in proprio potere. La magia (specie quella “nera”) ebbe la sua prima affermazione proprio come magia del nome: si pensi al diffuso fenomeno della damnatio memoriae, dell’ignominia (da ine-nomen, cioè “senza nome”) procurata raschiando il nome del defunto da tutte le iscrizioni sepolcrali, evento tutt’altro che raro nel mondo antico.

Varia è la forma assunta dal nome di persona presso i popoli antichi. Tra i popoli indoeuropei, il sistema onomastico è nel complesso piuttosto uniforme, ed è ben rispecchiato dai nomi greci, generalmente composti da due elementi, che alludono a qualità morali o fisiche, mettono in luce virtù guerresche o civili, evidenziano abilità sportive o equestri , o ancora, con valore augurale, sottolineano la fama e la gloria spettanti al neonato, o gli onori a lui tributati: Thrasy-bulos (Trasibulo), “audace nel consiglio”; Demi-sthenes (Demostene), “forza del popolo”; Fhilo-krates

(Filocrate), “amante della forza” ecc. Ma sono frequenti nell’indoeuropeo, e forse più antichi, anche i nomi non composti, che denotano caratteristiche fisiche e rappresentano a volte nomi di animali o piante. Nell’Italia antica, specie nel latino arcaico, è ancora comune la designazione delle persone mediante un unico nome: Romulus, Remus, Numitor, Faustulus, Amulius… Ma già con gli ultimi secoli della Repubblica, troviamo in vigore presso i Romani il sistema dei tre nomi , i tria nomina, formula rigidamente burocratica che risente profondamente dell’influsso etrusco, comprendente praenomen o nome individuale, nomen o gentilizio (ovvero il clan di appartenenza, equivalente al nostro cognome) e cognomen o soprannome, del tipo Marcus Tullius Cicero; talvolta si aggiungeva un secondo cognomen chiamato agnomen, per distinguere dei nuclei più ristretti all’interno delle famiglie. Per le donne si usava il solo gentilizio. Questo ordinamento consentiva per lo più una sicura identificazione, sia pure nell’ambito dell’aristocrazia, del ceto equestre e dei cittadini con pieni diritti.

A partire dall’epoca tardo imperiale (V secolo), come conseguenza, anche, del radicale mutamento dei vincoli familiari e sociali che accompagna l’avvento del cristianesimo, il sistema onomastico antico si modifica profondamente. E’ in questo periodo che si nota la tendenza a una drastica semplificazione della formula: il praenomen tende a sparire, fino a uscire completamente dall’uso, mentre il nomen diminuisce d’importanza e si allarga l’uso del cognomen. O piuttosto: si attenua, fino a sparire, la distinzione fra il nomen e il cognomen, che confluiscono entrambi nei cosi detti supernomina, o signa, i quali, per la loro natura originaria di nomignoli, o soprannomi, ricordano gli antichi cognomina.

Fra il IX e il XVI secolo, con varie differenze in tutta l’Europa romanza e germanica, e in Italia nei vari luoghi e regioni si forma un nuovo sistema costituito da nome e cognome determinato dalla fissazione di vari tipi di aggiunti, che in origine hanno solo una funzione distintiva per evitare le ambiguità create dalle omonimie, i quali diventano ereditari e ai fini statali assumono un’importanza superiore al nome personale. Dai documenti risulta che in Italia, a partire dal XI secolo, per l’identificazione delle persone si comincia a introdurre un nome aggiunto che in alcuni casi risulta nome di famiglia o cognome, cioè collettivo e trasmesso ereditariamente, uso che inizia a stabilizzarsi nell’ultima età medioevale, tra il XIII e il XIV secolo, ma si fissa definitivamente tra la fine del Cinquecento e il Settecento, con la norma, data dal Concilio di Trento (1563), ma talvolta applicata con ritardo, di tenere regolarmente registrazione degli atti di battesimo e di matrimonio, sicché i parroci assumono in certo senso la funzione di ufficiali di stato civile.

La forma grafica dei cognomi attuali è diversa da quelli di origine. Anche i cognomi – come le altre parole, come tutto il linguaggio e come ogni fenomeno umano e storico – sono andati incontro a un’evoluzione e a una trasformazione più o meno radicali. Dal XIX secolo, fino ad oggi, i cognomi ormai sono fissi, immutabili, i nuovi cognomi che gradualmente entrano in Italia sono legati agli immigrati. (continua)

Immagine di copertina: Gustav Klimt, L’albero della vita, 1905-09

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