Semel in anno licet insanire…

Semel in anno licet insanire…

CULTURA:

Oggi il periodo invernale, che dalle feste solstiziali conduce all’equinozio primaverile quando il sole, diventato adulto, tocca crucialmente e supera l’equatore celeste inaugurando il periodo più luminoso dell’anno, è contrassegnato da feste e cerimonie di segno diverso; alcune orgiastiche come il Carnevale, altre purificatorie e penitenziali, come la Candelora, il Mercoledì delle Ceneri e tutto il periodo Quaresimale; altre, infine che rammentano, come Sant’Antonio, antichi riti per propiziare gli dei preposti alla fecondità e alla fertilità.

Questa “con-fusione” testimonia di riti e usanze che risalgono alle arcaiche religioni italiche, ma anche alla celtica, diffusa in tutta la Pianura Padana e a tradizioni greche e orientali giunte nella penisola durante la Repubblica e l’Impero Romano: un coacervo culturale sopravvissuto in parte all’evangelizzazione poiché la Chiesa, dopo un periodo di intransigenza nei confronti delle tradizioni pagane, dovette arrendersi alla constatazione che certe usanze erano inestirpabili e altro non si poteva fare, ragionevolmente, se non smussare gli aspetti meno accettabili.

Adattamento cristiano di antiche usanze pagane, come i Lupercali, i Saturnali ecc., il Carnevale era una festa che un tempo sconvolgeva il calendario liturgico cristiano con il quale armonizza solo superficialmente, per non dire con difficoltà, come testimoniano i tentativi di esorcizzarlo persino dal punto di vista etimologico. Si è sostenuto, infatti, che il suo nome derivi da carni levamen «sollievo alla carne» e dunque «libertà temporanea concessa agli istinti elementari»; oppure carnes levare «togliere le carni»; o ancora da carnivale!, «carne addio», in riferimento alle orge gastronomiche che esaurivano le ultime scorte di carne prima della primavera. Dunque, Carnevale sarebbe sinonimo di periodo orgiastico, di sregolatezza.

Nella Roma arcaica il mese di Febbraio era un tipico periodo di passaggio che segnava il tramonto dell’anno vecchio e preludeva alla nascita del nuovo: periodo caotico in cui tutto si rimescolava. In questo mese venivano svolte cerimonie di purificazione ed altri riti fra i quali prevalevano quelli di espiazione alle anime dei morti. Il 15 febbraio aveva luogo una cerimonia religiosa, i Lupercali (che sono, come accennato prima, tra gli antenati del nostro Carnevale). Il rito prevedeva una prima fase all’interno del Lupercal, una grotta del Palatino circondata da un fitto bosco dove, secondo il mito, la lupa che aveva allattato poco distante Romolo e Remo si era successivamente nascosta. Dopo aver sacrificato delle capre e svolto altre cerimonie, i partecipanti uscivano di corsa, coperti solo dalla pelle delle capre sacrificate, e con dei frustini ricavati sempre dalla pelle di queste capre, iniziavano a percuotere i malcapitati che incontravano sulla strada e in particolare le donne, alle quali era così assicurata la fertilità. Già all’epoca dell’Impero non si conosce l’esatto significato della cerimonia, ne quale dio in effetti era onorato, ma anche nel 494 d.C., il Papa Gelasio I inveisce contro il “malcostume” di celebrare i Lupercali.

Nella Roma imperiale si svolgevano anche i Saturnali, fra il 17 e il 23 dicembre. Il primo giorno veniva nominato in ogni comunità un Rex saturnaliorum che regnava una settimana fra banchetti, giochi d’azzardo (proibiti nel resto dell’anno) e danze che spesso sconfinavano in orge, mentre i ruoli sociali si invertivano: gli schiavi potevano burlarsi del padrone e farsi servire a tavola. La libertà concessa agli schiavi e l’allegro caos di quel periodo erano il memoriale di un tempo mitico, l’età dell’oro, instaurata da Saturno, quando tutti gli uomini erano uguali.

La Chiesa, per non turbare l’atmosfera natalizia,cercò di espellere dalla loro collocazione i Saturnali. Non vi riuscì del tutto, perché le «libertà di dicembre» si annidarono a lungo nel Medioevo fra i giorni successivi al Natale con le usanze carnascialesche dei Santi Innocenti, che si svolgevano persino all’interno delle chiese con l’episcopello e le feste dell’asino. Il 6 dicembre i seminaristi usavano eleggere fra loro un vescovello (episcopellus) e i suoi cappellani, destinati ad essere protagonisti, alla festa dei Santi Innocenti, il 28 dicembre, di una cerimonia parodistica, che si svolgeva in chiesa. L’episcopello imberbe indossava i paramenti e, salito in cattedra, reggeva il coro e impartiva la benedizione come un vescovo autentico. Chierici e preti si scatenavano in una giostra carnascialesca di lazzi e parodie durante il servizio divino, cui assistevano in abiti da mascherata. Entravano nel coro danzando e cantando canzoni oscene, gettando nel turibolo in luogo dell’incenso pezzetti di cuoio che ammorbavano l’aria; e dopo la messa correvano, saltavano e ballavano in chiesa. Quegli eccessi erano la sopravvivenza di culti e usanze precristiane che la Chiesa cercò di moderare e infine espungere dalle feste natalizie in una lunga lotta conclusa soltanto nel XV secolo.

Fino alle soglie dell’età moderna in alcune regioni il Carnevale cominciava addirittura a Santo Stefano. D’altronde ancora oggi un frammento dei Saturnali sopravvive nella notte orgiastica di San Silvestro. In altre regioni lo si inizia dopo l’Epifania, e in altre ancora dopo la Candelora del 2 febbraio. Ma la data che si è imposta a poco a poco quasi dappertutto è quella di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio. La conclusione invece è determinata dall’inizio della Quaresima la cui data varia secondo la Pasqua: per il calendario liturgico romano termina con il martedì grasso compreso fra il 3 febbraio (il 4 negli anni bisestili) e il 9 marzo; mentre per l’ambrosiano, dove la Quaresima comincia alla prima domenica dopo il martedì grasso, a concludere il Carnevale è il sabato compreso fra il 7 febbraio (l’8 negli anni bisestili) e il 13 marzo. Mediamente il Carnevale coincide con il periodo che precede la primavera. Ebbene, nella Roma arcaica l’anno cominciava con la lunazione di marzo, mentre nel Medioevo poteva cadere, secondo gli stili, al 1° marzo o al 25 marzo, oltre che a Pasqua, al 25 dicembre o al 1° gennaio.

Immagine di copertina: P. Bruegel il Vecchio, Lotta tra Carnevale e Quaresima, 1559 ca.

Bibliografia di riferimento:

Cattabiani A., Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno. Mondadori Ed., Milano 2003.

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