Paliano e l’antica pratica della transumanza

Paliano e l’antica pratica della transumanza

STORIE:

Dalla fine dell’estate e sino ai primi rigori autunnali si estende il periodo della “transumanza”, (dal latino trans, ‘al di là’ e humus, ‘terra’) praticata nelle aree montane della penisola e delle isole italiane sin dalla preistoria e che costituisce la forma di migrazione stagionale e temporanea delle greggi, delle mandrie e dei pastori, in transito dai pascoli in quota verso quelli delle pianure, percorrendo le vie naturali dei tratturi che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali.

Paliano, un tempo, era una delle stazioni di posta lungo una di queste “vie d’erba”, un riferimento geografico ben preciso per i pastori ciociari e marsicani diretti verso le pianure dell’Agro Pontino o Romano. Il tratturello per Paliano, diramazione minore dei più famosi tratturi che portavano verso i pascoli del Tavoliere delle Puglie, luogo chiaramente più ricettivo, si snodava attraverso la Valle Roveto, nella Marsica, sino alla risalita del passo Serra di Sant’Antonio (1602 mt.s.l.m.), ai confini di Lazio e Abruzzo, nel comune di Filettino, per poi attraversare ancora i territori dei comuni di Trevi nel Lazio, Piglio, Paliano, Genazzano fino alle pianure.

Di questa antica pratica ne troviamo traccia anche nel vecchio Statuto comunale del XVI secolo, che raccoglieva il complesso di norme che regolavano la vita della comunità, ove al Capitolo III del Libro quarto, si tratta: «Del passaggio delle greggi». Così recita il testo: «Stabiliamo e ordiniamo che tutte le volte che pastori forestieri passano per il territorio di Paliano siano tenuti a pagare il passaggio per ogni mille pecore trenta soldi, un castrato e tutto il formaggio che viene prodotto di mattina o di sera, e il pastore può rimanere tre giorni nel territorio e non oltre. E il letame prodotto sia del padrone del podere nel quale stazionano le pecore».

Ma dove era localizzata questa stazione di posta lungo il tratturo, dove i pastori erano tenuti a pagare il passaggio delle greggi? E’ molto probabile che si trovasse nella zona di Cacorano, dove sono presenti alcuni ruderi di un edificio che la tradizione orale del luogo identifica come il “cantinone”. D’altronde è noto come lungo i tratturi sorsero opere edilizie di varia natura, come cappelle rurali, taverne per la sosta e il ristoro, masserie, fontane ed anche industrie del formaggio, della lana e dei tessuti di lana.

Paliano, nei secoli passati, è stato anche un punto di riferimento per il commercio laniero. E’ documentato che le donne di Scanno (Aq) venivano a vendere i tessuti di lana nera, da loro prodotti, alla fiera del paese. Dagli anni ’20 fino agli anni ’60 del secolo scorso, a Paliano è stato attivo anche un opificio per la cardatura e filatura della lana che, nel periodo più florido, ha dato lavoro a un quindicina di operai.

Oggi la transumanza delle greggi è estremamente ridotta e si pratica su strade asfaltate con camion e autotreni appositamente adibiti per il trasporto del bestiame di piccola taglia. E solo un lontano ricordo resta delle mandrie di ovini, ricchezza dei pastori ciociari e abruzzesi, che transitavano un tempo nelle campagne del nostro paese. Un grande viaggiatore del passato, lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius (1821-1891), descrisse magistralmente l’atmosfera pastorale che si respirava nella campagna palianese nel settembre del 1856, con immagini talmente vivide che, leggendo, sembra di udire ancor oggi il suono della cornamusa e i belati di quelle “mandrie” guidate da pastori coperti di pelli e scortati dai cani dal folto pelame:«Giunti in fondo, si trova una pittoresca e selvaggia pianura, che si stende fra la collina di Paliano e quella di Anagni. Qua e là si vedono disperse delle solitarie fattorie di pietra scura o qualche mulino presso un torrente che taglia il sentiero. Il paesaggio è animato da mandrie di vacche e di pecore, ed il pifferaro che scende a Roma nella notte di Natale, appare qui nel suo stato naturale, e si odono gli strani accenti della cornamusa che il pastore suona, seguendo passo, passo il suo gregge, che si muove qua e là in cerca di erba, che la terra fertile abbondantemente gli offre. Verso la fine di settembre i greggi di pecore discendono dai monti circostanti e si spandono, per passarvi l’inverno, nella pianura, arrivando fin presso le mura di Roma. Nel mio ritorno ne ho incontrato appunto uno che si dirigeva verso Roma: era così numeroso che ingombrava alla lettera tutta la strada, ed era diretto e sorvegliato da grossi cani dal pelo lungo, e da pastori a piedi ed a cavallo. Calcolai che fossero circa 3000 pecore, ma un pastore mi disse che erano quasi 5000 capi di bestiame che venivano dalla Serra e si recavano a Roma. I belati delle pecore e degli agnelli empivano l’aria dei mansueti lamenti che risuonano nella campagna di Roma in ottobre ed in novembre, sì che par di vivere in mezzo ad un grandioso idillio classico». (F. Gregorovius, “Passeggiate Romane a Paliano nel Settembre 1856” in “Passeggiate per l’Italia”,1858).

Dismessi oramai da tempo quali via di comunicazione di persone, animali e merci, i tratturi sono diventati dei grandi musei all’aperto. E in quei luoghi dove ragioni diverse ne hanno consentito la sopravvivenza, essi costituiscono oggi anche delle preziose testimonianze storiche e culturali, segni nuovamente pronti ad accogliere l’uomo tecnologico alla ricerca di se stesso.

Nel 2019 la tradizionale pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame è stata dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Immagine di copertina: Charles Coleman, Campagna romana, 1849 (acquaforte)

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