Grazia e amabilità quasi soprannaturali

Grazia e amabilità quasi soprannaturali

STORIE:

19esimo giorno. Volete investire 12 minuti e 49 secondi in bellezza? No, signore, purtroppo estetiste e parrucchieri sono chiusi (ed è bene si preparino all’assalto delle teste base grigia sfumata sul dorato, castano, biondo cenere…alla riapertura). L’arte pittorica non è stata mai la mia passione. Mi sono chiesta spesso se il deficit di riconoscimento di tale espressione artistica dello spirito fosse da ricondurre allo svenimento che, ormai 31 anni or sono, mi sdraiò letteralmente sul pavimento del Museo d’Orsay, a Parigi, durante la gita scolastica con la III C del liceo. Non fui colta da un improvviso attacco della sindrome di Stendhal, fu piuttosto una forte dismenorrea a farmi ritrovare tra le braccia premurose della professoressa di storia dell’arte con il desiderio di uscire il più presto possibile da quel luogo.

Nonostante la mancanza di adeguati strumenti di conoscenza, con i quali è più facile apprezzare il valore dei capolavori di uno dei nostri geni del Rinascimento, dunque, mi permetto di darvi ugualmente un suggerimento:  dedicate quel quarto d’ora scarso di cui vi parlavo alla mostra di Raffaello allestita alle Scuderie del Quirinale e visitabile on line come molti altri musei che hanno dovuto chiudere a causa dell’emergenza sanitaria. Pensate ai vantaggi: zero fila, zero biglietto di ingresso, audioguida incorporata, tempo accettabile di permanenza nelle nove sale. A fine collegamento ero così contenta di aver acquisito tante notizie, di aver visto finalmente, anche se solo virtualmente, le Madonne di Raffaello (che, detto così, può sembrare una cosa brutta), il dipinto della “Dama con liocorno” o l’autoritratto con il quale si chiude il video che sono tornata indietro e ho rifatto di nuovo il percorso per cogliere altri particolari. Ho capito, ad esempio, che sarei dovuta nascere nel periodo di Raffaello Sanzio per non avere il problema di salire sulla bilancia.

Sul finire di giornata arriva il gesto che non ti aspetti, quello della generosità e della disponibilità, che pareggia il conto con la meschinità del messaggio ricevuto poche ore prima per altra mano. Ce ne ricorderemo, e come se ce ne ricorderemo alla fine di questo eremitaggio domestico, di chi ci è rimasto accanto anche con un buongiorno seguito da tre cuori e di chi, invece, ha fatto del suo egoismo la bandiera sventolata al grido muto  di “devo pensare a me”.

Annalisa Maggi

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