Spero siate in tanti a condividere…e a spezzare

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STORIE:

20esimo giorno. Penso a quel pover’uomo di Sant’Antonio, non al portoghese Fernando Martins de Bulhões, elevato all’onore degli altari con il nome di Sant’Antonio di Padova, ma a uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa, considerato il fondatore del monachesimo moderno. Il suo nome viene associato non solo a una malattia infettiva molto dolorosa dovuta al virus della varicella infantile, meglio nota come fuoco di Sant’Antonio appunto, ma anche a uno degli effetti più nefasti della diffusione dei social. Non che il Santo potesse presagire una tale fama di stalker ante litteram, eppure paga il fio di aver battezzato, suo malgrado, il primo sistema di propagazione di messaggi attraverso minacce di pestilenze o, se dice bene, con promesse di ricevere fortune da Paperon de’ Paperoni.

A studiare la storia di Sant’Antonio Abate si scopre che egli fu un fulgido esempio di vita ascetica e di sostengo ai confessori della fede durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Nato in Egitto intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una regione deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita da eremita per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Si racconta che un giorno Sant’Antonio Abate scrisse una lettera al duca d’Egitto Ballachio avvisandolo di interrompere le persecuzioni contro i Cristiani se non avesse voluto imbattersi nella punizione di Dio. Nella missiva lo esortava a spedire quella stessa lettera a tutti gli altri notabili della zona che condividevano la sua stessa avversione contro Dio. Il duca d’Egitto – manco a dirlo – distrusse la lettera ma, pochi giorni dopo, il suo mansuetissimo cavallo lo disarcionò: il duca cade a terra e morì. Ed ecco fatto il patatrac: la prima catena di Sant’Antonio era servita.

Mutatis mutandis, sedici secoli dopo, il contenuto della lettera al duca Ballachio ha preso le forme più disparate: dalle vendite piramidali, ai messaggi intimidatori, ai video di consegna di sfortuna o fortuna a seconda dell’antipatia o simpatia suscitata nel mittente (neanche tanto velatamente). Ve ne sono alcune, tra le più gettonate, che mi fanno impazzire: riportano immagini sacre o ispirate ai vari momenti dell’anno (adesso sta andando forte quelle con le palme), ai quali viene associata una promessa di protezione. Viene chiesto di farla arrivare a tutti senza escludere il mittente che, in tal modo, ricomincia il giro. Poi ci sono quelle legate ai giorni dell’abbraccio, dell’educazione ambientale, dell’amicizia, della donna più bella, del “pronto soccorso animali”. C’è sempre una catena pronta per ogni festa del calendario civile e liturgico. Voglio rivelare il segreto di Pulcinella a chi me ne avesse mai mandata una: le ho sempre interrotte. Emmmm…il mio cavallo è una Hyundai nera, sappiatelo.

Annalisa Maggi

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