“…la proclamo dottoressa in filosofia”

“…la proclamo dottoressa in filosofia”

STORIE:

24esimo giorno. Giornata strana. Mi hanno accompagnata tanti sentimenti, alcuni contrastanti. Comincio a notare un cambiamento  di umore tutt’intorno. Proprio come aveva avvertito lo psichiatra Paolo Crepet, per il quale era scontato fin dall’inizio che, passati i primi giorni tra suonate, canti e balli ai balconi, flash mob euforici in mezzo a striscioni con arcobaleni e slogan ottimisti, i nostri comportamenti sarebbero mutati e che la malinconia avrebbe preso il sopravvento. Dopo quasi un mese di quarantena, quintali di farina ammassata e i kg in più depositati su cosce e glutei per noi signore e sulla pancia per i maschietti, lo scoraggiamento comincia a farsi sentire. I morti di questo mostro sono più di 15mila. Il picco dei contagi continua e l’aumento dei malati resta stabile. Il mio umore non è lo stesso dei primi giorni ma resisto. Mi rattrista maggiormente raccogliere lo scoramento delle persone con le quali vengo in contatto, vicine e lontane. Oggi, passando davanti al palazzo comunale, ho notato che la cassetta della posta dove i cittadini stanno depositando le richieste per i buoni spesa era già piena. Eppure non possiamo darla vinta alla depressione, non voglio rinchiudermi anche mentalmente, oltre che fisicamente. E’ il momento di testare la resilienza e di darci una mano vicendevolmente mettendo a disposizione dell’altro quello che possiamo donare: tempo, conoscenze, denaro, cibo, capacità di intrattenimento.

Sfogo la tristezza raccontando e ricordando per prima a me stessa un momento speciale della mia vita: la discussione della tesi di laurea nel giorno del 25esimo anniversario. Tiro fuori dal cassetto la foto nella quale, tesi in mano, in rigoroso blazer blu abbinato a pantaloni rigati “a palazzo”, stringo la mano del professor Francesco Valentini, il mio amato e stimato professore di filosofia teoretica. Insieme a Giannantoni, De Mauro, Gregory, Sabbatucci e tanti altri, Valentini è stato uno degli illustri esponenti del panorama accademico italiano che in quegli anni impreziosiva l’offerta formativa della facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza di Roma, delocalizzata nella elegante Villa Mirafiori, sulla Nomentana. Quando seppi che sarebbe andato in pensione proprio l’anno che mi sarei laureata non ho esitato a farmi avanti per chiedergli se avesse voluto seguirmi ugualmente in qualsiasi modo lo ritenesse possibile. Fu lui stesso, con mia grande meraviglia, a proporsi come correlatore della tesi.20200404_184659

Del 4 aprile 1995 ricordo l’emozione, naturalmente, l’affetto e la presenza dei parenti accorsi a godersi la soddisfazione della prima laureata della famiglia. E poi l’unica festa a sorpresa che mi è stata riservata finora e che – si narra – venne organizzata  in tutta fretta. Ero talmente stanca quando mi trascinarono fuori dalla cameretta verso l’ora di cena che quando arrivammo con una scusa al ristorante non mi ero ancora resa conto che mio padre e mia madre avevano pensato proprio a tutto, dalla cena agli inviti alla musica dal vivo, pur di suggellare come indimenticabile quella serata. E tale è rimasta, pur a distanza di 5 lustri e tanta altra vita in mezzo.

Annalisa Maggi

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