Silenzio, solitudine e speranza

Silenzio, solitudine e speranza

STORIE:

31esimo giorno. Nonostante l’impegno che richiede e i grattacapi che arreca, abitare in campagna ha un vantaggio su tutti: il silenzio. Sono entrata in una fase della vita in cui se il volume del telecomando supera un certo livello provo fastidio fisico. Seleziono i suoni che mi piace ascoltare e, se potessi, silenzierei tante bocche che si aprono senza motivo o reale giustificazione. Quante volte sono letteralmente scappata dalle strade e dalle piazze affollate nelle feste di paese per rifugiarmi nella quiete della mia casa. La categoria del silenzio sta diventando sempre più familiare, al pari della solitudine. Forse per questo apprezzo di più il dono di un giorno come questo in cui tutto sembra sospeso, legato a una promessa che sta per compiersi e a un nuovo inizio dopo il capovolgimento di una pietra. L’altra grande protagonista di oggi è l’assenza che va a braccetto con il silenzio. Mi sento più che mai nel limbo, davvero in sintonia con la giornata di oggi o forse è il significato del Sabato Santo che si cala in questo momento nella mia vita come un abito su un manichino. C’è attesa dentro e fuori di me.

Negli anni ’90 indegnamente ho calcato il palcoscenico, dando voce, tra gli altri, a un personaggio che mi è rimasto nel cuore. Entravo alla fine della rappresentazione (il resto del dramma lo passavo a suggerire il testo agli attori sulla scena e, prima ancora, al trucco e parrucco) e indossavo i panni della donnetta delle pulizie in un teatro dove si era svolto il “Processo a Gesù”. Così si intitola l’opera teatrale in due atti  e un intermezzo con la funzione di teatro nel teatro, composta da Diego Fabbri agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso. E’ la storia di una compagnia di attori ebrei che ogni sera mette in scena il processo alla figura di Gesù di Nazareth tra la gente di oggi, ripercorrendo la storia del Messia per capire se è possibile l’assoluzione o ribadire la condanna. La donnetta delle pulizie ascolta tutti i testimoni, compresi quelli estemporanei che si alzano dalle poltrone nel secondo tempo, e poi, al termine del processo, dice la sua, proclama il suo messaggio di speranza. Ecco, voglio pensare che è proprio così, che c’è sempre la speranza che si apra una porta come lo è stato per un sepolcro.

Anche mio figlio un bel giorno se ne andò… I figli, buoni e cattivi, se ne vanno tutti… È un destino. Non mi disse nemmeno dove. Non portò via niente… perché non c’era niente da portar via da noi… Quando si rifece vivo era un altro uomo. Io non lo potevo capire più. Era andato via biondo e mi ritornava per così dire, più scuro di capelli, e cupo, pensieroso, chiuso… — Avevo perfino un po’ di timore di guardarlo — sapete com’è coi figli che vi diventano degli sconosciuti — oh! Rimase lì in casa — era mio figlio — senza far niente. Lì in casa— e diceva certe parole, coglievo certe frasi… — noi stiamo attente a tutto! Che discorsi, che discorsi, Dio mio! — e non potevo capire. E quando si comincia a non capire più i discorsi dei figli è finita. Si deve star zitte, e aspettare. Oooh! E una notte, battono. Chi è? Vengono a prenderlo, perché — dicono — è un sovversivo. — Non domandatemi se era di questi, di quelli o di quegli altri… non importa proprio saperlo per quel che sto per dirvi… credetemi. Io dico: ma come un sovversivo? Mio figlio, che sta chiuso in casa? Che ha detto? Che ha fatto? Quelle solite domande… — Portato via, scomparso, l’unico figlio. Un momento fa c’era. Dormiva. Dopo un momento… non c’è più! E poi mi mandano una carta: che è morto. Da non crederlo… da dar di volta il cervello… — Non c’è più… ma io lo sento parlare, lui che non parlava mai con me… lo sento perfino chiamare — oh! Voi, signori del processo, voi prima, avete parlato dei miracoli — ho sentito: ci sono, non ci sono, sono veri, sono falsi… un gran discutere… — poi ci si son messi anche i signori delle poltrone: altro discutere… — Io non lo so se ho capito, ma posso dire che a me è successo proprio un miracolo. Io ho detto, prima che da un certo momento in poi, mio figlio era diventato come uno sconosciuto, per me — ma ecco che dopo la morte, mentre l’ammazzavano all’improvviso è resuscitato… resuscitato dentro di me. Me lo son sentito vicino, vivo — proprio come se fosse vivo e avesse confidenza in sua madre… Parla, dice quello che per anni non ha mai detto – le cose meravigliose… le parole che dice… e i sentimenti che mi confida, sapeste! E io so, ormai – lo sento – lo so, vi dico, lo so! che non passerà molto tempo che lo rivedrò – ci rivedremo – perché è vivo, è ancora vivo… — Non è una favola… è una cosa vera, proprio vera, come se si toccasse… una certezza. C’è, là, in un posto, in un altro posto, ed è vivo! C’è, e mi aspetta, e ci ritroveremo – è così! È così! – Io volevo dirvelo, ecco… Loro ci aspettano! Queste sono le sole cose che contano in questa nostra vita disgraziata! Non le toccate! Sono le sole che abbiamo…”

Annalisa Maggi

P.S. la sera che piansi spontaneamente tutte le mie lacrime ricevetti un abbraccio dal regista, il mio adorato Tarcisio Damizia, che mi scalda ancora oggi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...