L’amore resta

L’amore resta

42esimo giorno. Due scene si sono rincorse tutto il giorno tra un incidente spiacevole di prima mattina, telefonate di lavoro, un passaggio sulla cyclette e la redazione di tre articoli. A unire i segmenti e i sentimenti, apparentemente lontani, delle situazioni vissute è stato l’amore. L’amore per la musica, per la vita, per il proprio lavoro, per la persona amata, per la terra natia.

Aldo D’Angiò, pianista e compositore salernitano che non conoscevo (ringrazio chi me lo ha fatto scoprire) ha composto un brano e scritto un testo, intitolati “L’amore non muore”, i cui piani, testuale e musicale, si confondono e si intersecano fino a formare una melodia che risuona dolcemente e ha accarezzato la mia malinconia nota dopo nota:

L’amore,

quello che si è provato,

quello che si è dato e si è avuto,

quello che si è sperato e desiderato,

quello che si è aspettato, si è inventato e raccontato.

L’amore, quello che è arrivato e se ne è andato,

che si è perduto e ritrovato,

che si è suonato, si è cantato e accarezzato,

quello che ci ha diviso e ci ha riunito,

che ci ha parlato e ci ha sorriso,

che si è addormentato e ci ha intenerito.

In questo tempo di smarrimento e dolore,

alla ricerca di una luce che dia ancora senso al battere del cuore,

in questi giorni in cui tutto sembra allontanarsi in mezzo al mare

senza neanche più voltarsi a salutare,

l’amore resta,

l’amore resta accanto, l’amore resta dentro,

l’amore porta il peso di ogni nostro sentimento.

Perché quando tutto del tuo mondo sembra perdersi e passare,

è l’amore che rimane, è l’amore che non muore

La seconda scena che mi ha accompagnata oggi è stata descritta dal Manzoni ne I Promessi Sposi ed è uno dei brani più celebri del romanzo. Al mio amato papà piaceva tanto e questo ha contribuito a farmelo rileggere ogni volta con grande enfasi e coinvolgimento emotivo. E’ di notte e una barca naviga oltre l’Adda per condurre Renzo, Lucia e Agnese lontano da Pescarenico per sfuggire ai soprusi di Don Rodrigo. Lucia si volta e, osservando il suo paese che si allontana, dà sfogo alla malinconia in un monologo interiore che è pura poesia.

«Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso […] Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».

Questo “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” trovo sia la più bella forma di consolazione per chi ha l’animo in subbuglio, per chi non riesce a trovare ancora tutte le risposte, per chi è in cammino, per chi avanza incerto, fa un passo avanti e torna indietro, per chi aspetta di scorgere più nitidamente il senso di ciò che accade, per chi è in quarantena a causa di una pandemia ma non rinuncia anzi si rifugia con fiducia nell’abbraccio amorevole del Padre.

Annalisa Maggi

(In foto il musicista Aldo D’Angiò)

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