Maria Maddalena, “apostola degli apostoli”

Maria Maddalena, “apostola degli apostoli”

CULTURA:

La celebrazione si santa Maria Maddalena, la cui memoria obbligatoria cade il 22 luglio, per «espresso desiderio» di Papa Francesco, quattro anni fa è stata elevata allo stesso grado delle feste che celebrano gli altri apostoli: il 3 giugno 2016 la Congregazione per il Culto Divino ha infatti pubblicato un decreto con il quale, la celebrazione della santa Maria Maddalena venne elevata al grado di festa liturgica.

Il Papa ha preso questa decisione durante il Giubileo della Misericordia «per significare la rilevanza di questa donna che mostrò un grande amore a Cristo e fu da Cristo tanto amata». Ma chi era Maria Maddalena, che Tommaso D’Aquino definì «l’apostola degli apostoli»?

Nella Maria Maddalena, occorre distinguere la figura storica da quella leggendaria. Nei Vangeli canonici si narra di una Maria di Màgdala che, liberata dai sette demoni grazie al Cristo, lo aveva poi seguito fino in Giudea assistendo alla sua morte; alla mattina di Pasqua, venuta al sepolcro con le compagne per imbalsamare il cadavere, lo aveva trovato vuoto; e d’un tratto le era apparso il Cristo risorto; a lei, per prima.

Nella pietà popolare, sulla scia di una leggenda maturata in Occidente fin dal primo medioevo, si erano fuse nella sua figura tre Marie evangeliche: Maria Maddalena propriamente detta; Maria sorella di Lazzaro e di Marta, che viene lodata dal Maestro perché si preoccupa soltanto delle sue parole; e l’anonima peccatrice che durante un banchetto offerto al Signore da Simone fariseo entra nella sala per ungere i piedi del Maestro e sopraffatta dall’emozione li bagna con le lacrime e li asciuga con i capelli, ottenendo il celebre perdono: «Le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco ama poco».

All’intercessione di questa Maddalena leggendaria, cui credevano d’altronde Gregorio Magno e Agostino, si raccomandavano i medievali considerandola il modello dell’umanità decaduta per il peccato originale e alla quale il Cristo era venuto per portare la nuova legge dell’amore e del perdono: nuova Eva redenta dal ruolo di peccatrice in messaggera di pace e amore, simbolo infine di beatitudine mistica.

Secondo una tradizione agiografica provenzale, narrata anche nella Legenda Aurea, Maddalena partì insieme ai fratelli per evangelizzare il sud della Francia. Trascorse poi gli ultimi trent’anni di vita da eremita, digiunando e compiendo atti di espiazione. Sin dal Medioevo e soprattutto dopo la Controriforma, ella è il prototipo della penitente. Suo immancabile attributo è il vaso di unguento, in mano o ai suoi piedi; normalmente ha lunghi capelli rossi sciolti sulle spalle. È raffigurata principalmente in due modi. Prima della conversione appare come una donna riccamente vestita e acconciata con gioielli; spesso ai suoi piedi si trova un cofanetto di gioie rovesciato. Dopo il ravvedimento è dipinta all’imbocco di una caverna, con addosso abiti stracciati, un mantello ai suoi piedi, e/o avvolta nei suoi stessi capelli. Altri attributi specifici di questa seconda versione sono il teschio, il crocifisso, una frusta, la corona di spine, gli occhi pieni di lacrime. Può essere rappresentata anche in meditazione con un libro, o in estasi, mentre ha la visione della beatitudine del paradiso, o durante la sua elevazione al cielo. Un’altra particolare raffigurazione della Maddalena è il cosiddetto “Noli me tangere” (Non mi toccare): dopo essere risorto, Cristo sarebbe apparso a Maddalena piangente presso il suo sepolcro; quando lo riconobbe, la donna cercò di toccarlo, ma Cristo glielo proibì e la invitò a recarsi dagli apostoli ad annunciare la sua resurrezione. In questo soggetto la Maddalena è di solito in ginocchio mentre Cristo la respinge allungando un braccio. Ai piedi o in mano a Gesù si possono trovare una zappa o una vanga, poiché la donna lo scambiò inizialmente per un giardiniere.

Questa raffigurazione è presente anche nella pala d’altare della cappella di S. Maria Maddalena presso la Collegiata di S. Andrea Apostolo a Paliano. Si tratta di un dipinto (olio su tela cm 320×153) di difficile lettura, a causa delle sue attuali condizioni conservative, ma di indubbia sapienza compositiva e raffinatezza pittorica, di autore ignoto, anche se la tradizione orale palianese l’attribuiva al Caravaggio. Il gusto tizianesco e generalmente venetizzante del paesaggio sullo sfondo, tipico della cultura romana tra il 1630 e il 1640, il forte contrasto chiaroscurale e la completa assenza di realismo, farebbero invece pensare ad un opera di artista influenzato dalla pittura di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666).

Immagine di copertina:

Battistello Caracciolo, Noli me tangere, 1618 ca. Prato, Museo di Palazzo Pretorio.

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