Bonifacio VIII, i Colonna e la rocca di Paliano

Bonifacio VIII, i Colonna e la rocca di Paliano

CULTURA:

Il Cardinale Benedetto Caetani di Anagni (1230-1303), acuto giurista, eletto papa con il nome di Bonifacio VIII nel 1294, dopo la rinuncia di Celestino V (Pietro Angelerio da Morrone, 1210-1296), ebbe una concezione teocratica del potere papale: riteneva infatti che i sovrani dovessero sottomettersi alla sua autorità, riconoscendogli un’assoluta supremazia.

L’aspro confronto tra Filippo IV detto il Bello (1268-1314, re di Francia dal 1285) e Bonifacio VIII ebbe inizio nel 1296 a causa della volontà del re di tassare i chierici di Francia per finanziare la guerra contro l’Inghilterra. Bonifacio VIII reagì emanando la bolla Clericos laicos con la quale sanciva che i laici non potevano riscuotere le tasse dagli ecclesiastici senza autorizzazione papale, pena la scomunica. La contromossa di Filippo fu la proibizione del trasferimento al difuori della Francia, di beni di lusso e denaro, quindi anche delle imposte destinate a Roma. Nel frattempo i Colonna ed altre famiglie della nobiltà romana, escluse dai benefici della Santa Sede, in accordo con il monarca francese, tramite i loro cardinali, chiesero la convocazione di un concilio straordinario. Intendevano accusare il pontefice di simonia ed eresia. Per tutta risposta il papa anagnino scomunicò i due cardinali Colonna, Giacomo e Pietro, e ordinò la distruzione di Palestrina, loro feudo, e la sua ricostruzione più a valle con il nome di “città papale”.

C’è da dire però che non tutti i Colonna furono ostili al pontefice; Landolfo, fratello del cardinale Giacomo, da capitano delle truppe papali, combatté contro i suoi nipoti. Fu proprio grazie all’intervento di Bonifacio VIII che Landolfo e i suoi figli si distaccarono dai Colonna di Palestrina. Oltre al castello di Zagarolo loro assegnato dal pontefice, i membri di questa linea di discendenza, detta di Riofreddo, si radicarono sui monti a oriente di Tivoli, insignorendosi di castelli già appartenuti al ramo di Palestrina ( Les Registres de Bonifacio VIII, Paris 1884-1939,IV).

Nel 1301 Filippo rivendicò il diritto di giudicare un vescovo francese accusato di aver complottato contro la corona. Papa Caetani convocò allora un concilio del clero francese per giudicare la condotta del sovrano e con bolla Ausculta fili chiese a Filippo di recedere dal suo intento. Il re reagì convocando a sua volta i rappresentanti dei nobili, del clero e della borghesia in una assemblea che vietò ai vescovi di partecipare al concilio indetto dal papa. Bonifacio VIII con la bolla Unam Sanctam enunciò allora il principio della superiorità del papa su tutte le autorità terrene e scomunicò Filippo che, per tutta risposta, il 7 settembre 1303, inviò alla residenza papale di Anagni i suoi consiglieri Guglielmo di Nogaret e Giacomo Colonna detto Sciarra ( rissa) per via del suo carattere litigioso, con un drappello armato, per arrestarlo e condurlo in Francia. Questo episodio è noto come «lo schiaffo di Anagni», ma in realtà il papa non avrebbe subito alcuna offesa fisica. Il 9 settembre una sollevazione popolare, alla quale si associò anche il piccolo distaccamento templare presente ad Anagni, mise in fuga i congiurati e liberò Bonifacio VIII che il 25 settembre, sotto la protezione degli Orsini, tornò a Roma. Ma ormai fiaccato nel fisico e nello spirito, dopo circa un mese morì. Era l’11 ottobre 1303.

E in tutto questo grande conflitto che oppose, a cavallo del Trecento, le due visioni del mondo, quella della teocrazia pontificia portata al suo parossismo da Bonifacio VIII, e quella dello Stato nazionalista moderno, di cui la Francia di Filippo il Bello faceva allora i primi esperimenti, che ruolo ebbe la Rocca di Paliano? In altre parole: da che parte si schierò, con il Papa o con i Colonna?

Licurgo Pacitti, nel suo libro “Storia della Terra di Paliano”(Cave, 1983), afferma che «Gli Orsini, fedeli al Papa, occuparono i Castelli dei Colonna. Benché questi non fossero enumerati è da credere che tutte le proprietà della Casa Colonna in Paliano siano state confiscate». In realtà, le proprietà non risultano enumerate, perché Paliano, in quel periodo, non era concesso in feudo ai Colonna o ad altre famiglie nobili, ma era uno dei “Castra Specialia”, cioè “Castelli” importanti e quindi governati direttamente dai pontefici tramite persone di loro assoluta fiducia.

In un piano di consolidamento del potere pontificio nel Lazio, già agli inizi del XIII secolo, il Papato aveva deciso di provvedere direttamente al controllo del territorio attraverso castellani di fiducia, evitando di confidare su alleanze politiche, a volte incerte. Per questo motivo, con bolla del 16 gennaio 1234, papa Gregorio IX (Ugolino di Anagni dei Conti di Segni,1170 -1241, pontefice dal 1227), aveva stilato un elenco delle castellanie che non dovevano essere alienate, ma gestite direttamente dalla Santa Sede, spesso con l’ausilio dei Templari, l’ordine religioso-cavalleresco, da sempre sotto la diretta protezione e giurisdizione della Chiesa [1]. Nello stesso periodo, Gregorio IX, aveva iniziato una vasta operazione di acquisizione dei diritti sulle località di Paliano e Serrone. Le due Rocche, all’epoca, appartenevano ad una vastissima consorteria, composta da una cinquantina di membri. Oddone Colonna di Olevano [2], che il 21 dicembre 1232, vendette tutti i suoi diritti su Paliano e Serrone alla Santa Sede per una somma di 400 libbre di denari del Senato romano, non era il principale condomino (quote valutate rispettivamente 444 e 800 libbre appartenevano a Oderisio Pinto e a Pietro figlio di Gerardo di Paliano); il Colonna sembra comunque avere giocato un ruolo di primo piano nella vicenda, poiché fu il primo a vendere alla Chiesa la propria quota dei due castra, seguito nel corso del 1233 ed anni successivi, da altri possessores, lasciando loro i beni come proprietà riservata alla Chiesa. Nel libro dei censi sono registrati altri 41 istromenti d’acquisto da parte del papa di possedimenti nel territorio di Paliano. In uno di questi atti di compravendita, datato 10 maggio 1233, vengono citati anche i Templari di Santa Maria dell’Aventino in Roma come proprietari di una parte della Rocca di Paliano e di una casa al suo interno. In due documenti del 1236, relativi al riacquisto di diritti su Paliano e Serrone da parte di antichi proprietari, figura come castellano di Paliano «frater Rainaldus»; non viene specificato l’Ordine di appartenenza, ma è legittimo supporre possa trattarsi di un cavaliere templare (Le Liber Censuum de l’Eglise Romaine, Paris 1905, vol. I).

Il 31 maggio 1239, infine, Oddone Colonna emancipò la figlia Aloisa, moglie del nobile romano Riccardo Pietro di Giaquinto (imparentato con gli Orsini), dandole in dote tutte le proprietà che egli teneva dal papa e dalla Chiesa Romana nelle rocche e nei castelli di Paliano e Serrone. Due giorni dopo, il 2 giugno, Aloisa, presente e consenziente il padre, vendeva alla S. Sede, al prezzo di 1000 libbre di denari provisini, le suddette proprietà (Le Liber Censuum…).

Seguendo la consuetudine che si protraeva, come abbiamo visto, fin dal papato di Gregorio IX, Bonifacio VIII badò a mantenere la fedeltà della provincia attraverso l’affidamento dei maggiori centri strategici a persone di fiducia e a uomini di provate capacità militari. Nel 1298 Papa Caetani nominò castellano di Lariano il maestro templare Mauro e castellano di Fumone un suo nipote, il miles anagnino Giacomo di Paliano. Nel periodo del suo pontificato (1294-1303), risultano castellani di Paliano: nel 1296 Landisio, converso dell’Abbazia cistercense di Marmosolio / Valvisciolo presso Sermoneta(Les Registres de Bonifacio VIII,…); nel 1299 Bernardino di Giovanni di Piglio e nel 1303 Nicola da Treviso (G.Silvestrelli, Città, Castelli e terre della regione romana, Roma 1940, vol.I). I successori di Bonifacio VIII nominarono, nel corso degli anni, vari rettori, castellani o governatori, sempre alle dipendenze della Santa Sede. Dal 1378 Paliano divenne un vicariato della famiglia Conti del ramo Segni-Valmontone. E’ soltanto a partire dal 1424, con Papa Martino V (Oddone Colonna di Genazzano,1368-1431, pontefice dal 1417) che la rocca di Paliano, infine, diventa un vero e proprio feudo dei Colonna, condividendo le sorti di questa famiglia dell’aristocrazia laziale, che per lungo periodo fu in contrasto con il papato. Ma questa, è un’altra storia.

Achille Pacciani

immagine di copertina: Andrea Gastaldi, Bonifacio VIII, 1875 (particolare). Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

nota: [1] G. Silvestrelli, “Città, castelli e terre della regione romana”, Ristampa anastatica 1940, Bonsignore Editore, Roma 1993, vol.I.:«Queste castellanie nella regione del nostro studio erano: Fumone, Paliano, Serrone, Lariano, Acquapuzza, Ostia, Aricia, Ninfa, Giulianello, Cori, Cisterna, Terracina, Montefiascone, Orcla, Montalto, Proceno, Acquapendente, Radicofani, Rocca Antica, et totam Sabinam cum omnibus castris et villis».

nota: [2] Oddone III Colonna (di Giordano) marito di Margherita Orsini e padre di: Giovanni, senatore di Roma; Giacomo, cardinale; Landolfo; Margherita, beata; Aloisa e altri. I figli del primogenito Giovanni erano: Agapito, Stefano il vecchio, Pietro cardinale, Giacomo detto Sciarra e altri.

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