Paliano tra età romana e alto medioevo

Paliano tra età romana e alto medioevo

CULTURA:

Il territorio di Paliano, frequentato fin dal Neolitico, fu lambito sin dall’epoca protostorica dal naturale corridoio longitudinale della Valle del fiume Sacco (l’antico Tolerius) e attraversato da un percorso di transumanza verso l’entroterra appenninico in direzione est-ovest. In età romana a questi percorsi naturali si aggiunsero i tracciati delle vie Prenestina a nord, e a sud la confluenza delle vie Latina e Labicana Tra questi importantissimi assi viari che collegavano Roma ed il Lazio meridionale, esistevano poi una serie di strade minori che attraversavano la campagna, con funzione di collegamento per gli innumerevoli insediamenti agricoli e produttivi distribuiti sul territorio, ed anche di delimitazione delle proprietà stesse. Difatti, l’attività edilizia, conseguenza diretta della colonizzazione romano-latina, è documentata sul territorio di Paliano, dalla presenza dei resti (databili a partire dalla la fine del III e gli inizi del II secolo a.C.) di numerose ville rustiche, emersi a seguito dei lavori agricoli e da indagini ricognitive, effettuate dal Gruppo Archeologico Toleriense, all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. Macine per il grano, torcular per il vino e l’olio, cisterne per la raccolta dell’acqua, scarti di lavorazione di alcune fornaci per la fabbricazione di mattoni, tegole e ceramiche varie, testimoniano un’attività produttiva connessa con l’agricoltura e con la lavorazione dei laterizi.

Non è certo a quale municipium afferisse l’ager di Paliano. Per l’età romana il problema della pertinenza municipale di questo territorio, allo stato attuale delle conoscenze, risulta aperto. Infatti, esso era contiguo alle note località di Praeneste (Palestrina), Signia (Segni) ed Anagnia (Anagni),ma non si dispone di alcuna documentazione storica per stabilire su quali di essi il territorio di Paliano gravitasse. L’unica fonte preziosa di cui disponiamo è il cosiddetto Liber Coloniarum, facente parte della corposa raccolta di testi latini di autori vari detta Gromatici Veteres (cioè gli antichi agrimensori) messa insieme nel corso del V secolo d.C., e pubblicata dal Lachmann ne XIX secolo. Il Liber Coloniarum, durante gli anni dell’Impero di Augusto (27a.C-14 d.C.) e Tiberio (14-37), riporta,oltre ai tre riferimenti sopra citati di colonizzazione nel territorio che stiamo considerando, anche la città fortificata di Capitulum (Piglio?) che fu dedotta secondo la legge Sillana, ma successivamente Cesare ordinò che i limiti fossero rifatti «per assegnarli ai soldati» secondo il merito.

Quindi, sappiamo che i romani erano soliti censire e poi assegnare ai soldati veterani i territori conquistati. Analogamente, in caso di ribellione o di guerra civile i terreni confiscati venivano nuovamente censiti e assegnati ai soldati fedeli o della parte vincitrice. Nei terreni che non costituivano pascoli o boschi, ciò per lo più si effettuava mediante la centuriazione, suddivisione in lotti quadrati (o meno spesso in rettangoli), tutti della stessa dimensione (710 m. di lato, con una superficie di circa 50 ettari), i quali dopo ulteriori ripartizioni (iugerum, circa un quarto di ettaro) erano assegnati ai destinatari. Ciascun lotto costituiva il fondo per cento famiglie, ed era delimitato da un cardo (generalmente da nord a sud) e da un decumanus (generalmente da est a ovest).

Era pure previsto che al termine di ogni assegnazione centuriale, si costruisse una tavola in bronzo o in marmo riportante lo schema ordinato (forma) di tutto il territorio parcellizzato con tutte le particelle catastali assegnate, con i confini del lotto, i confinanti, la località, gli eventuali capisaldi geografici (termini) e il nomen dell’assegnatario con l’aggiunta del suffisso di appartenenza –anus. Talvolta le proprietà più antiche di una gens andavano a costituire un fondo molto esteso, anche questo registrato in duplice copia presso il municipium di appartenenza e al tabularium di Roma. Queste formae erano conservate per risolvere le frequenti controversie che sorgevano tra proprietari, confinanti, coloni e res publica. Si diffusero così i toponimi prediali (da praedium = possedimento fondiario), cioè luoghi che traggono il nome dal loro possessore, nome che poi resta legato al sito anche quando del suo primo proprietario si è completamente persa la memoria. In tal modo, fissandosi nell’uso si sono perpetuati fino ai nostri giorni, permettendo così di ricostruire con buona approssimazione la situazione agraria di epoca romana.

Nel territorio di Paliano diverse contrade conservano ancora i nomi degli antichi proprietari romani: Antignano (da podere di Antenius); Cacorano (da Cacurius); Caiano (da Caius); Faiano (da Fannius); Pugliano (da Pollius o Pullius); Pacciano (da Paccius); Terrignano (da Teremnius); Vallerano ( da Valerius); Verano (da Varius). Anche lo stesso toponimo di Paliano si configura chiaramente come una formazione prediale, con riferimento a un nome personale antico (cognomen) Paullus, più il suffisso aggettivale latino –anus che indica appartenenza: (praedium) Paullianus, poi trasformato in casale e oggi comune autonomo.

Quindi, possiamo ipotizzare che a ognuno di questi prediali corrispondesse una villa rustica, ovvero un territorio agricolo assegnato, successivamente trasformato in massa, o donato alla chiesa ovvero diviso in portiones. Durante l’età tardo-romana e l’alto Medioevo il nome del fondo vero e proprio passò talvolta ad indicare anche il casale, ossia il nucleo costituito dalle case dei servi che ne lavoravano la terra.

A iniziare dall’età costantiniana compare il termine massa fundorum , vale a dire una grande aggregazione di fondi rustici, che trae spesso il nome dal fondo più importante e rappresentativo. Questa conformazione fondiaria ebbe importanti prolungamenti nell’Alto Medioevo, e intorno al X secolo alcune massae finiscono per trasformarsi in feudi quando il casale che ne è il centro viene fortificato e diventa sede del signore feudale. Altre massae si smembrano, in parti assegnate a lavoratori-soldati per la difesa, dalla seconda metà del VIII secolo, sotto la minaccia di assalti dei Longobardi, i quali invocavano l’hospitalitas, ovvero il diritto di acquisire una parte delle proprietà dei latini, in particolare la terza parte, secondo un modello ampiamente diffuso in età tardo-antica.

Purtroppo, il grosso vuoto documentario riferibile a questo periodo storico non consente di ricostruire un’immagine meglio dettagliata della situazione del territorio di Paliano nell’alto medioevo, territorio che risulta essere diviso tra la proprietà ecclesiastica (Patrimonio di S. Pietro) ed i grossi possedimenti laici. E’ ipotizzabile la presenza in zona di una massa (forse la Praenestina) termine ancora presente nella toponomastica locale (Ponte Massa). In una bolla di papa Innocenzo IV del 1243 viene indicata una «Cappella Ruralis Sanctae Mariae de Massa» in territorio di Paliano. La citazione di «muro di Santa Maria di Massa» la troviamo ancora in un documento del 1635, indicante i confini della Terra di Paliano. E il «Quarto di Massa» era la denominazione di una delle quattro parti agrarie in cui erano divise anticamente le terre della comunità di Paliano. Il Quarto in questione si estendeva dalle località di Vallerano, Arco del Signore, Osteria della Bufola, fino a Colle Canino, al confine con il territorio di Olevano Romano.

La storiografia recente, in particolare lo studio del Toubert sulle fondazioni castrensi, ha individuato anche in questa area la realizzazione di centri urbani fortificati, castra, a partire dal X secolo, come conseguenza di una serie di incursioni saracene che nel IX secolo hanno devastato il territorio, spingendo il popolamento su abitati concentrati, posti su alture, per motivi di difesa (incastellamento).

Immagine di copertina: Le carte del Lazio di A.P. Frutaz – da G.B.Cingolani 1692

Approfondimenti:

_Camiz A., Fonti moderne per la storiografia del paesaggio medievale. I toponimi prediali nel territorio sublacense, Quaderni 9, Ed. Istituto Alcide Cervi, 213.

_ De Francesco D., La Proprietà fondiaria nel Lazio – secoli IV-VIII – storia e topografia, Edizioni Quasar, Roma 2004.

_Libertini G. (a cura di), Liber Coloniarum, Istituto di Studi Atellani, 2018.

_Luttazzi A., Aspetti topografici del territorio tra Segni e Paliano dall’età repubblicana all’alto medioevo, in Latium, V 1988.

_Luttazzi A.,Il Territorio Toleriense tra tardoantico e altomedioevo, Colleferro 1999.

_Vera D., Massa Fundorum. Forme della grande proprietà e poteri della città in Italia fra Costantino e Gregorio Magno, in Mélanges de l’École Francaise de Rome, Antiquité, 1999.

_Toubert P., Dalla Terra ai Castelli; paesaggio, agricoltura e poteri nell’Italia medievale, Einaudi, Torino 1995.

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