DANTE AUTORE E PERSONAGGIO DELLA DIVINA COMMEDIA

Come chiamiamo Odissea il poema che racconta le avventure di Odisseo (Ulisse) ed Eneide quello che illustra le vicende di Enea, così più esattamente dovremmo definire Danteide quell’opera – che fu titolata dall’autoreCommedia (1) e poi rititolata dal Boccaccio  Divina Commedia che narra il viaggio di Dante nell’oltremondo. E sarebbe una definizione giusta. “Dante è un personaggio, <il personaggio Dante> che Dante autore crea così come ne crea infiniti altri”(2).  La Danteide è il poema, l’opera in cui si esprime pienamente la personalità di Dante, con suoi dolori, con le sue passioni e speranze, il suo pensiero, la sua dottrina, la sua cultura e la sua arte.

Con quest’opera Dante si consente di capovolgere, in modo ardito, la realtà contingente  della sua vita.

In questa realtà Danteè un guelfo bianco, intellettuale e poeta, appartenente ad una famiglia di piccola nobiltà, impegnato politicamente nel Comune di Firenze. Nell’onestà delle sue intenzioni rimane scoperto e disarmato di fronte alle astuzie dei disonesti e alle aggressioni dei violenti. Cacciato da Firenze per baratteria, percorre le vie d’Italia in un lungo (20 anni) e doloroso esilio: senza patria e senza partito, oppresso dalla povertà, in una tragica ed eroica solitudine, costretto a mendicare un tozzo di pane <amaro>; pur ospitato da qualche signore locale, Dante da <uomo di corte> è soggetto anche a fatiche rinunce, angustie, umiliazioni, pregiudizi e diffidenze di questo sciagurato mestiere. Nella Danteide, ed ecco il contrasto, egli è un privilegiato che Dio, nella sua bontà infinita, ha scelto per riaffermare la via del bene e della giustizia: tre donne benedette  – la Vergine, Santa Lucia e Beatrice – lo seguono dal Cielo con trepidazione, ed egli può (come era stato concesso solo ad Enea e a san Paolo) percorrere i regni d’oltretomba non solo da pellegrino di un viaggio avventuroso e mirabile, ma come eletto da Dio per entrare nel suo regno e nella sua luce e poi, tornato in terra, per raccontare agli uomini di tutti i tempi e di tutte le nazioni questa straordinaria esperienza.

Solo Dante domina nel Sacro Poema: con tutto quello che egli ha vissuto, provato, sofferto. I fatti narrati e i paesaggi, le grandi immagini e i personaggi del Poema divino traducono ed esprimono sempre Dante e solo Dante. Personaggi e paesaggi che egli più che disegnare scolpisce con pochi tratti decisi. Non ombre ma personaggi ben caratterizzati: umanamente vivi e veri nella realtà, nella fantasia e nel sentimento del Poeta. Tutti i personaggi sono sinceri perché sono Dante. E vivi e veri saranno ancora nel trasferimento poetico e nella trasfigurazione artistica.

La pietà e il turbamento per Francesca travolta dalla passione sono veri perché è l’incontro di un’anima vinta dal peccato con Dante che anela a vincere le condizioni del peccato; Farinata dallo spirito magnanimo, fiero e tempestoso, è Dante; ed è Dante Pier della Vigna ingiustamente sospettato e calunniato nell’esercizio della sua funzione pubblica; ed è Dante ser Brunetto Latini, già suo maestro ed esule; Ulisse, ardito esploratore dell’ignoto, con la sua sete inesausta di <seguire virtute e canoscenza>, è Dante; ed è Dante Guido da Montefeltro vittima di Bonifacio VIII e il conte Ugolino tradito nei suoi affetti più cari…Ed è Dante Catone simbolo della libertà politica e della libertà dell’arbitrio; ed è Dante Sordello che ama la sua patria in contrasto con le lotte intestine che lacerano <la serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta> … Ed è Dante Giustiniano il tipo ideale di imperatore che esercita la funzione temporale in pieno accordo con la Chiesa; e Romeo di Villanova, ministro fedele e malamente ricompensato è Dante; ed è Dante Cacciaguida trisavolo che proprio dall’alto del Paradiso vede e condanna le miserie delle lotte intestine in Firenze. Ed è Dante l’Angelico S. Tommaso d’Aquino, il Serafico S. Francesco, l’ardente S. Domenico e il mistico S. Bernardo… “Come è Dante Virgilio, come è Dante anche Beatrice… Dante sempre e solo Dante: in tutti gli aspetti multiformi, in tutta l’inesauribile varietà di sentimenti, degli affetti, dei sogni, delle speranze, della disperata amarezza, della volontà eroica e degli stanchi abbandoni,  delle aspettative e  delle certezze; Dante riflesso in mille immagini diverse, ma riducibili tutte a perfetta, coerentissima unità”(3).                                                                                                             

Attraverso la narrazione dei fatti e la costruzione dei personaggi è facile allora ricostruire e proporre di Dante, autore e protagonista della Commedia, un profilo  dal quale emergono questi elementi di spicco:

Robusta intelligenza e mente vivace; Rigorosa educazione intellettuale; Profonda cultura; Vastità degli interessi; Acuta osservazione degli eventi umani; Bravura nell’approfondimento della conoscenza degli uomini, delle loro virtù e dei loro vizi;  Grande capacità di impegno umano, civile e politico che gli consente una esperienza varia e ricca di uomo e di cittadino; Salda moralità; Sentimento religioso autentico;   Aspirazione costante e ostinazione a credere nel bene, nella verità, nella pace, nella salvezza e nella giustizia nonostante i disagi, le pene e le amarezze dell’esilio; Forte passionalità e potenza fantastica; Grande rilievo della personalità poetica.E per concludere:“L’ambizione alla grande sintesi, la ricerca del discorso totale, che abbraccia e mette in relazione cielo e terra, vita e morte, sapere e sentimento, ragione e fede”(4).

Ma un elemento ancora più di rilievo in questo profilo è dato dall’umanità di Dante, bene riassunto in questo giudizio di G. Salvemini(storico e politico): “Questa sete sempre delusa, eppure sempre rinnovata, di giustizia, questa contraddizione perenne, in cui l’uomo spasima, fra il suo ideale di vita e la miseria di ogni giorno, danno al pensiero e all’arte di Dante il fascino tragico  di  quegli  eroi dello spirito, che negano il loro tempo per affermare i valori eterni dell’umana moralità. E quel fascino ci conquista anche oggi, dopo che le passioni e le speranze, per cui Dante lottò e soffrì, sono da secoli svanite”. Gli fa eco, con altrettanta autorevolezza, Luigi Russo, grande storico e critico: “La maggiore caratteristica del genio di Dante è la ricchezza illimitata della sua umanità tanto grande e multiforme che ci è impossibile esprimerla in una definizioneMirabile è in Dante la tempra gagliarda del carattere, che, sotto il dominio della più nobile dirittura morale, non si piega all’amarezza dell’essere posto al bando della patria, né all’odio implacabile dei suoi concittadini, né alla stretta della miseria, né al disinganno continuo  delle  speranze; né cede alle lusinghe di una riabilitazione umiliante, ma resiste sino alla morte, conquistando, difendendo ed affermando giorno per giorno, in una lotta durata un ventennio, la fierezza di sentirsi puro e una incrollabile dignità umana. Né per l’amara lezione dell’esperienza crollano i suoi ideali politici, umani e religiosi, ma gli si sviluppano ed armonizzano più fortemente, rinsaldati da una fede sicura, tanto più mirabile perché contrastata dalla realtà storica che lo travolge…Basterebbe questo a fare apparire Dante come un modello altissimo di umanità e come maestro di vita… E’ perciò che Dante è poeta dell’umanità e uno dei più alti spiriti che essa abbia mai espresso”.

Che cosa  Dante trasferisce nella sua Opera

Premessa: La Commedia è tutto quello che anche ciascuno di noi ha veduto e sofferto, ricordato e implorato, i nostri amori e i nostri odi, le miserie, i tormenti, le colpe e gli slanci, le speranze, le disperazioni e le rivolte, i nostri rimorsi e i nostri sentimenti.

Scopo: riportare Dante e gli uomini sulla via del bene, della verità e della giustizia mediante la rappresentazione delle pene e dei premi che attendono rispettivamente i peccatori e  i giusti nella vita eterna. 

Oggetto: La libertà e la dignità dell’uomo                                                             

Dante fa confluire nella Commedia o Danteide, attraverso una robusta sistemazione dovuta anche alla sua salda quadratura mentale ed etica, sia i dati dell’esperienza di vita, con i suoi dolori e con le sue speranze  sia gli elementi di cultura, “nella possibilità e necessarietà di una sintesi intellettuale, che si proponga come strumento infallibile di giudizio e guida sicura dell’umano operare”(5). E ancor meglio: La Divina Commedia è vista come un continuo miglioramento dell’uomo. Quindi vi appare una sempre maggiore attenzione alla dignità dell’uomo, dapprima coinvolto nel peccato, poi consapevole del peccato stesso, e già per questo capace di far emergere elementi di riscatto e dignità; e alla fine, per lui, c’è un dono ineffabile, una sovrabbondante effusione di grazia, che gli consente di immergersi nella visione del Paradiso…                

“Nella vicenda de La Divina Commedia la libertà dell’uomo è affermata in tutti i modi, e però  sempre  condizionata e illuminata dalla fede cristiana, da una fede che guida gli atti della libertà e riconsacra la dignità e il rispetto dell’uomo”(6). E ciò senza che Dante voglia essere un riformatore religioso. “Il pensiero di Dante è prevalentemente politico. D’essere un riformatore religioso non se l’è sognato mai”(7). Dante Alighieri “è un credente ma non è un asceta: la vita sociale ha la sua ragione profonda”(8). Insieme alla ragione morale. Perciò egli nella Lettera a Cangrande della Scala può scrivere con chiarezza che il soggetto della sua opera considerata allegoricamente “è l’uomo che meritando o demeritando, per la libertà d’arbitrio, va incontro alla giustizia del premio e del castigo”. Ed è lo stesso Dante che, sulla vetta del Purgatorio, ormai purificato di tutte le colpe, recupera la piena dignità e la libertà del volere, che è libertà morale, con solenne riconoscimento di Virgilio – il <dolcissimo padre> – che accomiatandosi da lui, pur con velatura melanconica ma anche con una certa enfasi, gli dice: <<Non aspettar mio dir più né mio cenno: libero, dritto e sano è tuo arbitrio,  e fallo fora non fare a suo senno>> (non aspettare più le mie indicazioni, la tua volontà è ormai libera e tutta indirizzata al bene e sarebbe un errore non assecondarla fino in fondo: sei ormai padrone di te stesso!).

Elementi per una giusta collocazione artistico-letteraria della Divina Commedia:                         

L’opera di Dante come sintesi potente e geniale della civiltà medioevale nei suoi massimi ideali e nei fermenti di tipo umanistico;  Confluenza e integrazione nel  poema dell’esperienza umana, culturale, storica, politica e dottrinaria di Dante;              

La forza della rappresentazione dell’umana natura nella sua varietà e complessità;         

L’eccezionalità dell’invenzione fantastica;                                                                          

La genialità dell’architettura  e l’energia dell’azione scenica;                                              

L’evidenza, la concretezza e la potenza della raffigurazione di paesaggi, scene,  episodi, personaggi e stati d’animo;                                                                                                         

L’atmosfera di distacco dall’azione, quando necessaria;                                 

Mutevolezza delle forme, progressivo adeguamento e innalzamento dello stile;      

Notevole ricchezza e varietà del linguaggio e della lingua con i suoi toni delicati e potenti, dolci e aspri, eterei e realistici;                                                                                               

Uso del volgare fiorentino con apporto e commistione di altri elementi (lingue  settentrionali e lingue romanze, latinismi, neologismi);                                                           

Importanza storica del poema nell’affermazione del toscano sulle altre parlate italiane.

 E ora qualche nota o giudizio, anche critico, sulla Divina Commedia (o Danteide).

– Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (3/10/2020 in occasione delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri): “Vita e letteratura, ideale e reale, parola e pensiero, si incrociano e si fondono in una sintesi di eccezionale grandezza…Al netto della complessità, delle potenti raffigurazioni allegoriche, della sofisticata costruzione letteraria, la Commedia parla, all’uomo, dell’uomo. È uno specchio di passioni, di cadute, di aspirazioni, di ambizioni”.                                       

Jorge Luis Borges (profondamente legato a Dante): Dante Alighieri è ”la vetta più alta della letteratura’”. E ancora: “La Commedia è un libro che tutti dovremmo leggere.       Non farlo significa privarci del dono più grande che la letteratura può farci”…  

Thomas Stearns Eliot: (poeta, critico e da sempre interessato a Dante): “La Divina Commedia esprime nell’ambito dell’emozione tutto ciò che, compreso tra la disperazione della depravazione e la visione della beatitudine, l’uomo è capace di sperimentare.”                                                                                                          

M. Apollonio: “Della vita di Dante la Commedia è la testimonianza, il riassunto, il superamento”. La Commedia “fu il doloroso ma immortale dono che l’esilio fece all’esule”.                                                                                    

N. Sapegno: “Attraverso l’invenzione dell’oltremondo, Dante prende la sua veste di giudice e di profeta…La Commedia, opera di poesia, esce fuori da tutti i limiti di tempo e parla, nelle sue pagine più belle, agli uomini di tutte le età e di tutte le patrie”.                       

  – A. Momigliano: “La Divina Commedia è insieme un giudizio morale e un giudizio politico, e non è mai giudizio politico senza essere insieme giudizio morale… Questo è uno dei maggiori segreti della Divina Commedia. Dante ha osato arrogarsi un compito che è di Dio; e nessuno ha mai potuto pensare sul serio che egli sia stato temerario: tanta è la naturalezza, tanta è la severità con cui egli compie il suo ufficio… In Dante c’è una mente sovrana che ha osato e saputo sistemare in un poema la storia eterna dell’umanità”.

    Note: (1 – Commedia: titolo vago che indica piuttosto il genere, l’argomento a lieto fine e che per  la sua composizione richiedeva lo stile medio o comico); (2 – G. Petronio); (3 – Viscardi e Pompeati);  (4 – A. Asor Rosa);  (5 – N. Sapegno);  (6 – G. Petrocchi); (7 – L. Pietrobono);   (8 –  A. Momigliano)

Prof. Antonio Moretti

(In foto:  Dante, Firenze e l’allegoria della Commedia (Domenico di Michelino-1465-Santa Maria del Fiore)

3 pensieri riguardo “DANTE AUTORE E PERSONAGGIO DELLA DIVINA COMMEDIA

  1. Notevole, interessante, linearmente tutto chiaro, esplicativo… ma odissea, eneide, sono titoli assegnati da autori che non sono protagonisti: Dante lo è, e a lui spetta nomarsi, si nomò commedia e ci andò bene, perché così poté divenire… divina, esaltandola… al meglio.

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    1. Grazie. Certamente Dante non poteva nominare la sua opera Danteide. Ma, come ho scritto, noi posteri, ben convinti che tale poema “esprime pienamente la personalità di Dante, con suoi dolori, con le sue passioni e speranze, il suo pensiero, la sua dottrina, la sua cultura e la sua arte”, potremmo e dovremmo definirlo Danteide e, ancor meglio, “La Divina Danteide”! Ma ormai non si può.
      Antonio Moretti

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      1. Le parole si fortificano da bambini, così Iliade, Odissea, Eneide libri di testo alle scuole medie e la Divina Commedia di testo alle superiori sono nel nostro DNA, intoccabili. Ma che cos’è immutabile? Il tempo è delle cose tutte il visore delle loro mutabilità: la vecchiaia, negli esseri viventi; la corrosione, nella materia; il mutare delle posizioni, nel cielo delle costellazioni. Bé, la Divina Danteide potrebbe, nel tempo, essere la mutazione denominativa dell’opera dantesca: l’idea è stata lanciata, l’effetto farfalla avviato e… l’evento accadere.

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