14 Messidoro anno VII, l’ultimo assedio di Paliano

14 Messidoro anno VII, l’ultimo assedio di Paliano

STORIE:

Dopo il 15 febbraio 1798, sulla scia dei moti giacobini, viene proclamata sul Campidoglio la Repubblica romana, che si dota di una costituzione modellata su quella francese. Dopo Roma anche i paesi del Lazio vengono ‘democratizzati’ e al posto della croce viene piantato l’ Albero della Libertà. Il 22 febbraio 1798 (4 Ventoso, secondo il nuovo calendario repubblicano) anche Paliano subisce la stessa sorte. Fra il luglio e l’agosto del 1798 e nei mesi di maggio-settembre 1799, il Dipartimento del Circeo, che ricomprendeva le antiche provincie di Campagna e Marittima, con capoluogo Anagni, viene interessato da una delle più importanti insorgenze (sollevazioni popolari) che si verificarono nel territorio della Repubblica romana, per vastità, pericolosità e durata. Anche Paliano è interessata a questi avvenimenti. Il 16 giugno del 1799, i realisti del paese insorgono e costringono i repubblicani giacobini alla fuga. Ma la reazione non si fa attendere e poco dopo Paliano viene sottoposta all’assedio.

Camillo Borgia (1773-1817) era un nobile ufficiale nativo di Velletri che, già capitano della cavalleria pontificia, aveva in seguito aderito all’ideale rivoluzionario francese. Camillo comandava, all’epoca dei fatti in questione, il presidio di Subiaco; aveva alle sue dipendenze un centinaio di dragoni e una ventina di sbirri. Partecipante all’assedio e alla rioccupazione di Paliano da parte dei francesi, il giovane capitano così riporta nel suo diario, Il Giornale della vita di Camillo Borgia, la minuta descrizione dei fatti accaduti:

«(…) Il dì 14 Messifero [2 luglio 1799] avendo ricevuto l’invito del Capo di Squadrone Charpentier di portarmi sotto Paliano con porsione della mia truppa lasciai di nuovo il tenente Salvatori del Secondo Reg. Dragoni al comando del Forte di Subbiaco e mi recai a Paliano con 70 uommini. Feci la solita strada di Rojate ma questa volta non fui tormentato da insurgenti; giunto in Paliano trovai il capo squadrone Charpentier, che avendo osservato la piazza non avendo seco che un sol pezzo di cannone, aveva preso il partito di bloccarla frattanto che veniva da Roma altra artiglieria. Ma non avendo molta truppa il blocco era debbole, i posti erano troppo diatanti, e questi poco forti tanto più, che vicino alla strada maestra in faccia al ponte che era poco distante dai Cappuccini a due tiri di moschetto dalla porta della piazza che si chiama Porta Romana, aveva formato, a un gran colpo di cannone dalla piazza, un piccolo campo di riserva; la mattina dei quindici [3 luglio ] montati a cavallo con il Capo Squadrone suddetto, e facessimo il giro dei posti, io all’amichevole gli dissi, che se l’inimico voleva sortire non lo avessimo potuto impedire poiché qualunque dei posti era troppo debbole per opporsergli, e gli dissi che a mio credere avrei voluto osservare gl’insurgenti situato sopra le varie strade dei forti distaccamenti e che mi sembravano inutili tanti piccoli picchetti di 5 uommini; è vero che ogni tante vie erano dei posti di 25 o 30 uommini ma questi erano poco frequenti. L’attacco si faceva dalla parte di Porta Romana, tutto il giorno i nostri tiragliavano ma senza frutto, cosa poteva servire, contro un luogo murato e fortificato, la moschetteria? Si perdeva ogni giorno della gente inutilmente, il dì sedici [4 luglio ] accadde tutto all’incontrario di ciò che io avevo preveduto, ma per le medesime cause da me osservate non fuggirono gl’insurgenti dalla piazza, ma all’opposto ricevettero rinforzo; all’improvviso i nostri posti dalla parte di dietro verso Anagni furono attaccati; per la loro debbolezza dovettero retrocedere, i più vicini anche accorrendo erano sempre debboli così lasciarono un adito aperto, ed entrò nella Piazza molta gente; gl’insorti ai Rapport avevano molta gente a cavallo, ma questa loro cavalleria, protetta l’operazione del soccorso, non si era rinchiusa nella Piazza. Questa manovra dell’inimico, fatta ad uso degli insurgenti, che non osservano risparmio nel consumo delle munizioni, e che per consehuenza entrò nella piazza facendo un foco continuissimo per la maggior parte inutile, produsse un allarme nei nostri; in un momento il blocco fù levato e tutti i posti porsione ripiegarono, e porsione fuggirono verso il nostro piccolo campo di riserva; l’unico che tenne fermo fu il posto di Porta Romana, ove la Piazza si attaccava. Ma gli insurgenti profittando della confusione, fecero non solo un foco vivissimo dalle mura ma anche una sortita di modo che il foco divenne nutritissimo, e costò perdita da una parte e l’altra. Il comandante Charpentier voleva ricolocare i suoi posti, ripristinare il blocco, ma con la ritirata anche del grosso distaccamento di Porta Romana dovette mutare pensiero. La notte si avvicinava sicché collocato un posto al Ponte di Pietra già altre volte nominato vicino ai Cappuccini, riunissimo tutta la colonna nel campo, e fu bivaccato alla vista di Paliano. La mattina di bon ora mentre il comandante Charpentier provedeva per mandare porsione della truppa alla porta che conduce in Anagni, gli insurgenti sortirono dalla città e vennero in forsa per tiragliare il ponte; la notte avevano sempre occupata la posizione dei Cappuccini, i miei sbirri furono i primi ad attaccare il foco contro quei che venivano per tiragliare il piccolo ponte; noi intanto eravamo stati prevenuti che l’artiglieria da assedio, onde fare una breccia che non era difficile, era in marcia da Roma, e che ansi era vicinissima; al ponte la mischia si fece fortissima, varie volte gl’insurgenti si presentarono e furono respinti. Il comandante Charpentier fece sfilare della truppa alla dritta, e sinistra per ribloccare, o almeno guardare la Piazza all’intorno, ma in una delle sortite degli insurgenti furono attaccati dai nostri così d’appresso che nulla ostante il foco che facevano dalle mura, per una strana combinazione nel rialzare il ponte levatoio di Porta Romana credendo di avere ricevuti solo i loro nella piazza, chiusero dentro otto o dieci Francesi e due sbirri della mia truppa; questi non si persero di coraggio, trovatisi chiusi dentro scaricarono i loro moschetti dettero un colpo al ponte levatore che il contrapeso fece calare abbasso; questa fù un operazione di un istante, i nostri allora presero il piede nella Piazza e non si trovò alcuna resistenza anzi a mio credere, quello era stato l’ultimo tentativo degli insurgenti e non lo avevano fatto che per operare la loro precipitosa ritirata poiché dall’alto di Paliano dovevano aver scoperto il convoglio dell’artiglieria che veniva da Roma; Così nel tempo che noi entravamo nella Porta Romana ebbero aggio di fuggirsene da quella di Anagni; entrati in città trovassimo anche la cittadina evacuata. Il comandante Charpentier ricevette una deputazione delli abbitanti e clero che lo assicuravano aver provato dispiacere della ritirata del cap. Zaccaleoni, e che pochissimi individui della Città avevano preso parte con gl’insurgenti; infatti il Comandante fece fare il minor male possibile dalla truppa alla città ed a me dette l’ordine di guardare con la mia truppa la Porta di Anagni, e l’indomani tornarmene al mio comando di Subbiaco. La sera innanzi della presa di Paliano avevamo dal nostro bivac veduto del gran chiarore; richiesta da me la caggione, fu risposto da uno dei preti deputati che avevano con quella, che era una illuminazione voluta per festeggiare la morte di un infelice; gli domandò chi fosse morto, allora replicò il prete: “ hanno fatta girare per la città, preceduta da molte faci, una testa che hanno assicurato essere del Comandante Borgia”. A questo il comandante Charpentier ponendosi a ridere disse indicandomi: “eccovi il Comandante Borgia risuscitato”, il prete mi zompò al collo in tono di tenera sorpresa nel vedere che vivevo, io ricevetti con repugnanza i suoi amplessi, e temevo di essere abbracciato da un altro Giuda; in seguito mi voleva persuadere di tante cose a mio riguardo, cioè che mi stimava assai, che ero il terrore degli insurgenti, “et cetera”, basta, fui freddissimo a tante tenerezze; l’indomani 18 Messifero [6 luglio] tornai a Subbiaco, non sapevo ritrovare quale testa avessero potuto spacciare per mia a Paliano, essa era stata portata il dì sedici [4 luglio ] in quella Piazza dalla colonna degli insurgenti che aveva fatto levare il blocco, e che era venuta dalla parte di Anagni. Seppi in seguito che era la testa di un capitano della sessanta duesima di Battaglia, ucciso poco lungi da Anagni in una imboscata dai briganti. Giunto in Subbiaco feci il mio rapporto sull’affare di Paliano, con la mia sincerità non potetti far di meno scrivere che l’operazione non mi era parsa delle più belle, poiché si sarebbero potuti avere quasi tutti gli insurgenti fra le mani e così non se ne ebbe alcuno meno che quei pochi morti nelle sortite da loro fatte. Charpentier perse molta gente, io non ebbi nel mio distaccamento che tre feriti che inviai all’ospedale di Roma da Paliano istesso (…)».

Immagini di copertina: Keith Rocco, Napoleon at the battle of Lodi | Anonimo, Ritratto di Camillo Borgia

Bibiliografia: Camillo Borgia (1773-1817) Soldato e Archeologo, di Vincenzo Ciccotti,1999; C’est absolumment la vandée. L’insorgenza del Dipartimento del Circeo (1798-1799) di Luca Topi,2003; La Fortezza Colonna di Paliano, di U.Romani e M.Turriziani, 2015.

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