Papa Paolo IV Carafa e il Ducato di Paliano

Papa Paolo IV Carafa e il Ducato di Paliano

STORIE:

Di lui i romani dicevano che se sua madre avesse previsto la sua carriera, l’avrebbe strangolato appena nato. L’uomo in questione era Gian Pietro Carafa (1476-1559) che, proveniente da una nobile famiglia napoletana, venne eletto papa con il nome di Paolo IV il 23 maggio del 1555, all’età di 79 anni. Dal carattere impulsivo ed ostinato, da cardinale era stato nominato, da Paolo III Farnese nel luglio 1542, a capo della congregazione del Sant’Uffizio, la “nuova” Inquisizione. Il suo nuovo papato fu tutto all’insegna della lotta contro gli eretici e infedeli. Non a caso uno dei primi atti di Paolo IV fu l’emanazione della bolla antiebraica Cum nimis asburdum (14 luglio 1555) che impose l’istituzione dei ghetti nello Stato pontificio.

Una delle passioni di Paolo IV era quella di soffocare la libertà di pensiero. Da cardinale aveva fatto bruciare tutti i libri che considerava perniciosi; da papa, nel 1559, introdusse l’indice dei libri proibiti, contenente 1107 censure, tra le quali tutte le opere di Erasmo e Rabelais e persino di Enrico VIII. Fu messo al bando anche il Decamerone di Boccaccio.

Gian Pietro Carafa tentò di riportare il papato alla teocrazia medievale; come Bonifacio VIII riteneva infatti che i sovrani dovessero sottomettersi alla sua autorità, riconoscendogli un’assoluta supremazia. Paolo IV osteggiò apertamente Carlo V d’Asburgo (1500-1558), precludendo fin dall’inizio del suo pontificato ogni possibilità di stringere accordi con l’imperatore. Il pontefice condannò la Pace di Augusta siglata il 25 settembre 1555 tra Carlo V e l’alleanza dei principi protestanti. Tale accordo sanciva la coesistenza del luteranesimo e del cattolicesimo negli stati tedeschi. Nel 1556 Carlo V, che riuniva in sé la corona iberica e il trono imperiale, lasciò la prima al figlio Filippo II e il secondo al fratello Ferdinando I. Al momento del delicato passaggio, Paolo IV elevò la sua protesta contestandone la legittimità: l’imperatore non si era consultato prima con il pontefice.

In questa ostinata lotta antimperiale, Paolo IV non chiese l’appoggio dei cardinali, convinto di essere lui, da solo, il liberatore dell’Italia «dall’opprimente preponderanza spagnola». Si fidò esclusivamente dei parenti che non avrebbero oscurato la sua figura di «duce» e così s’impelagò anch’egli, riconosciuto come l’anima di una riforma rigorosa, in un nepotismo senza scrupoli.

Sconsideratamente, seguì i consigli del parente preferito, il nipote Carlo Carafa (1517-1561), un condottiero spregiudicato elevato alla porpora pochi giorni dopo l’incoronazione. Fu lui che acuì la tensione esistente con Ferdinando I e Filippo II, prendendo spunto dalla cattura di due galere francesi nel porto di Civitavecchia da parte di Carlo Sforza, legato all’imperatore. Fece credere allo zio che in connessione con quel blitz fosse stata organizzata in Roma una congiura contro di lui, favorita dal cosiddetto «partito imperiale», le cui trame erano tenute dal cardinale di Santa Fiora Ascanio Sforza, che venne subito rinchiuso in Castel Sant’Angelo insieme a Camillo Colonna e altri nobili romani legati agli «imperiali», mentre il giovane Marcantonio II Colonna riesce fortunosamente a fuggire, riparando prima nei suoi possedimenti abruzzesi, poi a Venezia. Il 12 aprile del 1556, dietro il pretesto della contumacia di Marcantonio Colonna alle ripetute convocazioni del fisco pontificio, che vorrebbe processarlo insieme al padre Ascanio, Paolo IV ordina la confisca di tutti i beni e i benefici dei Colonna i quali, con bolla Ad perpetuam rei memoriam, vengono scomunicati e banditi dallo Stato pontificio. L’8 maggio il papa, in una pubblica cerimonia alla quale non presenziano i cardinali fedeli agli Asburgo, distribuisce le terre dei Colonna ai propri nipoti: il feudo di Paliano, eretto a ducato, viene assegnato al nipote Giovanni Carafa, conte di Montorio e capitano generale della Chiesa; il feudo di Cave, eretto a marchesato, a suo figlio Diomede. Il Ducato di Paliano fu concesso con un brevetto di investitura pari ai Ducati di Ferrara, Parma e Urbino. Vale a dire che i Carafa ebbero diritti quasi sovrani. Il nuovo Stato, costituito accorpando 36 feudi confiscati nelle regioni di Marittima e Campagna, fu gravato di un censo di 1.000 ducati, da pagare il 29 giugno di ogni anno, festa di S. Pietro. Il papa impose al nuovo duca la spada, gli speroni e la berretta ducale e gli consegnò lo scettro.

A questo punto, Marcantonio Colonna, rientrato a Napoli, dopo il soggiorno veneziano, insiste con il viceré duca d’Alba per un intervento armato che gli faccia riacquistare i beni e i feudi usurpati dai Carafa. Tuttavia, è solo la gravissima decisione del pontefice di dichiarare Carlo V e Filippo II decaduti dai loro titoli ad aprire la strada alla guerra fra corona asburgica e Santa Sede.

Il 1º settembre 1556 le truppe spagnole occupano Pontecorvo e invadono la Campagna. Luogotenente del duca d’Alba e comandante dell’esercito invasore è Marcantonio II Colonna, ottimo conoscitore della campagna romana e della sua popolazione. In pochi giorni le truppe colonnesi attaccano e conquistano progressivamente le cittadelle fortificate dove sono asserragliati i contingenti pontifici. Contemporaneamente l’esercito guidato da Alba avanza negli Abruzzi e costringe le truppe papali, le cui file sono irrobustite da contingenti francesi al comando di Enrico di Guisa, a indietreggiare. Negli ultimi giorni di luglio del 1557, le schiere colonnesi e quelle castigliane si riuniscono a Segni, espugnata pochi giorni prima. Dopo la decisiva battaglia di Paliano, dove l’esercito pontificio, guidato da Giulio Orsini, viene sconfitto da Marcantonio Colonna, e soprattutto dopo l’arrivo della notizia della disfatta francese a S. Quintino, e il conseguente richiamo delle truppe del duca di Guisa in Francia, i reggimenti asburgici possono ora avanzare indisturbati verso Roma. Di fronte alla minaccia delle truppe accampate fuori dalla città, e al timore di un nuovo sacco di Roma, la Santa Sede avvia frettolosamente negoziati con gli Asburgo. Grazie anche alla mediazione di Venezia si arrivò al trattato di pace di Cave il 12 settembre 1557. Paolo V fu costretto a riconoscere Filippo II come un re cattolico ed ubbidiente, proprio per rimangiarsi le accuse di scismatico ed eretico lanciate a suo tempo contro il sovrano e suo padre Carlo V, e a rinunciare all’alleanza con la Francia, dichiarando la neutralità della Chiesa.

Nelle capitolazioni segrete annesse al trattato di pace, si era discusso, tra il cardinal nepote Carlo Carafa e il duca d’Alba, anche dell’opportunità di neutralizzare o smantellare la fortezza di Paliano. L’anno successivo, in seguito alle suppliche di Marcantonio Colonna, Filippo II concesse di mantenere Paliano fortificata, a difesa della frontiera napoletana. Il paese venne però affidato ad un confidente delle due parti, un certo Bernardino Carbone, nelle mani del quale restò fino al 1562, anno in cui verrà restituito a Marcantonio Colonna.

Nel gennaio 1559, Paolo IV, ormai esasperato dalla condotta dei nipoti, li esautorò da ogni carica e li allontanò da Roma. Il governo della Chiesa fu quindi affidato ad un nuovo originale organo, il Sacro Consiglio. Negli ultimi messi di vita, il vecchio pontefice accelerò ulteriormente la sua attività di riforma della Chiesa.

La sfortunata guerra ostinatamente condotta contro gli Spagnoli, la pessima fama dei nipoti e l’incredibile intransigenza nella persecuzione degli eretici, alienarono a Paolo IV gli animi dei contemporanei. Il popolo romano, alla sua morte, avvenuta il 18 agosto 1559, insorse, devastò il palazzo dell’Inquisizione e sfregiò la sua statua.

Il successore, Pio IV, tra i primi atti del suo papato, sottopose a processo e condannò a morte Carlo e Giovanni Carafa. Ma questa, è un’altra storia.

Immagine di copertina: Anonimo, Ritratto di Paolo IV Carafa | Scipione Pulzone, Ritratto di Marcantonio Colonna

Breve bibliografia: Marco Antonio Colonna, di Nicoletta Bazzano,2003; I Colonna Principi di Paliano, di Vincenzo Celletti,1960; Vicari di Cristo: il lato oscuro del papato, di Peter De Rosa,1988; I Papi. Storia e segreti, vol.II, di Claudio Rendina, 2005; Le grandi famiglie di Roma, vol.I, di Claudio Rendina, 2006.

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