Violante Diaz Garlon, l’amor tragico della ‘Duchessa di Paliano’

Violante Diaz Garlon, l’amor tragico della ‘Duchessa di Paliano’

STORIE:

Nel giugno 1560 papa Pio IV, successore di Paolo IV arrestò i capi della famiglia Carafa per gli abusi di potere esercitati nel precedente papato. Giovanni, duca di Paliano, Antonio, marchese di Montebello e Carlo, cardinale, erano ben noti per il loro stile di vita lassista e per un comportamento venale e arrogante. Già lo zio papa, nel concistoro del 27 gennaio del 1559, li aveva pubblicamente condannati e decretato la loro espulsione. Giovanni e Antonio furono esiliati nei rispettivi feudi di Paliano e Montebello, con i castelli di Soriano nel Cimino e Gallese; Carlo, al quale non fu tolta la porpora, doveva starsene a Napoli. Peraltro non finirono le malefatte dei tre nipoti.

Il duca Giovanni sentiva maggiormente il peso del disonore, per come era stato spogliato del prestigio; e gli arrivarono voci maligne relative a sua moglie Violante Diaz Garlon, un’aristocratica nobildonna di origini spagnole. Voci di tradimento coniugale e, da Napoli, di vendetta dell’onore dei Carafa in atto di essere attuata dai fratelli della duchessa di Paliano; questo perché nelle grandi famiglie l’onore era di pertinenza dei fratelli dell’adultera. Così, il 28 luglio 1559 Giovanni si mosse, mettendo sotto tortura nel castello di Soriano nel Cimino il nipote Marcello Capece, accusandolo di essere l’amante di sua moglie. Non era vero, ma il giovane, non riuscendo a sopportare la tortura,convinto di aver salva la vita, ammise di esserne l’amante. Giovanni gli si avventò contro, strappandogli con un morso un pezzo di guancia, e gli impose di scrivere di sua mano la confessione. Appena ebbe firmato, Giovanni lo pugnalò con 27 coltellate. Il suo cadavere fu smembrato e gettato dai servi nella discarica di Soriano.

Il papa venne a sapere dell’atto di follia del nipote quando era in agonia e temeva per Violante, ma non poté evitare il secondo delitto, perché morì di li a pochi giorni, il 18 agosto, e l’ingranaggio della vendetta si mise in azione. Leonardo di Cardine e Ferrante Garlon, rispettivamente zio e fratello di Violante, ricevettero dal cardinale Carlo l’ordine di uccidere la duchessa di Paliano per «lavare l’onore della famiglia Carafa»; anche il marito approvò, pur rinviando ogni giorno l’esecuzione per scrupoli religiosi, chissà come sortigli nell’animo. L’altro fratello, Antonio, più furbamente non si mosse da Napoli, non rischiò di tornare a Roma, limitandosi a far sapere che approvava.

La sera del 30 agosto Violante, benché in stato di gravidanza, fu strangolata nel castello di Gallese. La notizia della sua morte venne data la sera stessa al marito, che si trovava a Soriano; Giovanni si mostrò addolorato, ma ci tenne a dichiarare che «l’honor del mondo glielo aveva fatto fare». Il cardinale Carlo lo seppe il mattino seguente in Vaticano dai sicari, mentre stava per entrare in conclave, e commentò da camorrista: «Avete fatto bene. Quella vigliacca meritava anche peggio!». E li incaricò di fare i suoi rallegramenti a Giovanni e rassicurarlo che in conclave si sarebbe battuto per il bene dei Carafa. Lo spavaldo cardinale si sbagliava. Da quel conclave uscì eletto Giovanni Angelo de’ Medici con il nome di Pio IV, che fece arrestare Carlo e Giovanni con i sicari, ed affidò poi l’inchiesta ad una commissione di cardinali tutti nemici dei Carafa. Alle prime accuse di omicidio, di frodi amministrative, finanziarie e giudiziarie, nonché di inganno nei confronti dello zio Paolo IV, al fine di trascinarlo nella guerra contro la Spagna, si aggiunsero quasi subito quelle di aver ordito trattative segrete con i Turchi e con il principe luterano Alberto, marchese di Brandeburgo.

L’accusa di eresia che ne conseguiva avrebbe comportato il trasferimento del processo alla Santa Inquisizione, ma Pio IV preferì lasciare che il giudizio avvenisse presso il tribunale criminale del Governatore di Roma, adottando la procedura straordinaria di nominare presso quella corte alcuni giudici membri del S. Uffizio. Il processo si concluse dopo meno di un anno con la condanna a morte di Carlo e di Giovanni. Il 5 marzo 1561 furono eseguite le «giustizie»: Giovanni, confessato e pentito fu decapitato prima dell’alba nel cortile delle carceri di Tor di Nona e poi esposto al ponte Sant’Angelo per alcune ore; Carlo invece, in spregio alla sua elevata condizione, dopo essere stato degradato e privato di ogni onore e privilegio inerente all’ordine clericale, fu impiccato. Si salvò solo Antonio, rimasto a Napoli; morì nel 1588.

Della tragedia riguardante il duca di Paliano, Giovanni Carafa, e della sua consorte Violante, ne fece oggetto lo scrittore francese Stendhal in una novella dal titolo La Duchessa di Palliano inserita in Cronache Italiane, opera composta tra il 1829 e il 1838, dove lo scrittore raggruppò una serie di tragiche storie avvenute alla fine del XVI secolo e ispirate a documenti tradotti dall’italiano al francese dallo stesso autore.

Immagine di copertina tratta dal web

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