Una mattina in campagna

Una mattina in campagna

STORIE:

Sui giornali, in televisione e sui social lo chiamano turismo esperienziale. Quando la mia amica Cristiana mi ha inviato un whatsapp facendomi quasi una proposta indecente, dentro di me ho risposto con un entusiasmato siiiiiii che è arrivato fino alla luna. Dei cinque desideri espressi in una notte insonne a ridosso di san Lorenzo, uno è stato  esaudito. Viva le stelle cadenti, messaggeri notturni che elevano le nostre voci al cielo. Ti faccio una proposta se puoi e ti va vuoi venire con me domattina all’orto? Cristiana è una bella signora di cinquantacinque anni, sempre gentilissima. La sua proposta arriva in punta di piedi ma io mi ci butto a capofitto, lo so che non è duro come sembra. Dopo aver smorzato gli entusiasmi istintivi, le rispondo scherzando garbatamente Volentieri!!!! Facciamo agriturismo… bello!

La mattina sono in piedi all’alba e mentre poso i piedi per terra e faccio il mio stretching mattutino inizio a ridere, mi sento ancora quella bambina che non dormiva la notte (o sarà stato solo il caldo? Inizio la giornata coi miei soliti dubbi…) col pensiero di trascorrere una giornata in campagna a tosare le pecore dai miei nonni, Augusto e Italia. Anche i miei fratelli non dormivano: Pietro pensava che avrebbe preso il pulmino insieme a nostro cugino, un’esperienza insolita per noi che vivevamo nel centro storico; Paolo, il suo gemello, aveva l’argento vivo addosso e tutta la notte sognava a occhi aperti la sua giornata in campagna ad aiutare i più grandi a reggere le zampe delle  pecore per poterle impastorare (è dialetto palianese, significa legare provvisoriamente le zampe per consentire la tosatura, lo dico per i forestieri e gli stranieri semmai vogliano provare queste esperienze). Io sono sempre stata più composta e ordinata, i miei impulsi ho sempre saputo tenerli a bada (è vero che sono un po’cambiata, ma la risposta data a Cristiana lo conferma). Insieme ai gemelli e ai cugini, una banda di quattro moschettieri, mi tuffavo nelle avventure più spericolate. Ho pensato subito ai miei fratelli quando Cristiana mi ha invitato al suo orto, a quanto mi avrebbero preso in giro vedendomi spruzzare addosso un repellente per gli insetti. Con il colorito della pelle me la cavo bene, sono appena tornata dal mare ma quando eravamo giovani (eh si, non sono più una “studentessa di primo pelo” avrebbe detto il mitico professor Solari alla mia collega Claudia, una studentessa che a quei tempi aveva la mia età di oggi) – quando eravamo giovani mi dicevano “come sei pallida, dovresti venire un po’ in campagna con noi cara dottoressa cittadina”. Mi stimavano troppo i miei fratelli, non ero ancora dottoressa. Di fatto, le giornate da trascorrere in biblioteca o in sala studio erano ancora lunghe e non si poteva più trascorrere le estati in campagna. Ma oggi sono una studentessa attempata e posso permettermi di andare una mattina in campagna, viva la libertà!

Cristiana passa a prendermi a casa, è veramente una gentildonna (o io la solita privilegiata? A casa mia l’avrebbero detto con altre parole… sono ancora dentro la mia infanzia). Arrivate in questo famoso agriturismo, Valle Braccia, vengo assalita dal secondo dubbio della giornata: ce ne vorranno di forti per condurre un agriturismo? Subito Cristiana mi dota di forbici, coltello e guanti e m’invita a raccogliere fiori di zucca e zucchine, quando si dice che le risposte arrivano da sole! La mia amica mi ha invitato a portare un cesto da riempire con i prodotti del suo orto e i fiori di zucca sono una specialità di cui vado sempre alla ricerca. Qui ce ne sono in abbondanza, non ne ho mai visti così tanti nemmeno da mio fratello Pietro, ortolano di famiglia. Inizio a raccogliere e ne riempio ben due cesti, crepi l’avarizia! Nel frattempo Cristiana ha raccolto i pomodori e la nostra avventura è praticamente finita… di già? Mentre raccogliamo mi dice che il grosso del raccolto c’è stato mentre io ero al mare, adesso tocca a lei e prima della partenza voleva dare un’ultima sistemata. Rido e scherzo con lei e le confido di aver capito che il suo era un invito interessato, altro che esperienza in agriturismo! Comprende il mio divertimento e mi invita a raccogliere la rucola selvatica e la portulaca, nonna Italia la chiamava porcacchia, la condiva con olio e sale e voilà, insalata ricca, ricetta appresa durante la guerra quando l’olio scarseggiava. Da buona maestra, Cristiana sradica qualche piantina e mi invita a piantarle nei vasi di casa mia, “così la raccogli al momento”, un beneficio per pochi (devo dar ragione ai miei familiari!).

“Se vuoi prendi la salvia, il rosmarino, quello che ti serve in cucina…”, Cristiana è sempre gentile, accogliente, invitante, generosa. Detto fatto, il mio raccolto è finito e ridendo e scherzando abbiamo riempito quattro cesti. È l’ora del caffè. So che nel suo agriturismo le comodità non mancano e per la colazione sapevo di poter contare sulla sua caffettiera, io ho portato dei cornetti. Davanti al caffè continuiamo a ridere e scherzare e di fronte ai miei cornetti mi diletto nel recitare i proverbi delle mie nonne, j’asino porta la paglia e po’ se la remagna, significa che quando sei ospite e porti il dolce da mangiare insieme, hai lavorato come un somaro. Tra risa e burle ci prepariamo a tornare a casa. Peccato, qui a Valle Braccia si sta proprio bene ma la giornata è solo all’inizio. Fortunatamente il mattino ha l’oro in bocca e noi siamo già in macchina. Prima di lasciarci le chiedo di poter fare delle foto, non solo al raccolto sperando che Pietro non si lasci vincere dalla gelosia e dall’invidia, ma anche a me con la cesta in testa come la portavano le mie nonne con la coroglia arrotolata sulla testa. Sembra un gioco, ma è stata una mattina ricca di emozioni e ricordi. Viviamo in tempi moderni e non possiamo non farci un selfie (tanto per stare al passo con le nostre figlie altrimenti dicono che siamo mamme non proprio anziane, ma sicuramente stagionate).

Cristiana mi riaccompagna a casa e mi dona tutte e quattro le ceste, lei partirà il giorno dopo…  i gemelli me la farebbero pesare. Mi dice di voler prendere solo un po’ di fiori di zucca per la sua amica Sabrina, oggi è il suo compleanno. La voce ingombrante di un fratello (o la mia coscienza?) mi invita a non essere parsimoniosa e ne aggiungo altri a questo bel regalo, non è da tutti ricevere fiori di zucca per la propria festa e nemmeno ricevere per ricompensa un disegno che racconta una bella giornata con tanti prodotti genuini! Ci salutiamo e ci promettiamo di sentirci durante le vacanze.

Dopo la doccia inizio a scrivere cartoline, digitali ovviamente (sarò stagionata, ma so usare certi sistemi di comunicazione): Pietro mi risponde prima del previsto “che raccolta fantastica” e il suo pollice è alzato, altro che invidia e gelosia. Mi accordo con lui per la prossima settimana, potrei ripetere l’esperienza nel suo agriturismo se non iniziassimo a bisticciare come da ragazzi. Intanto sono rientrate anche le mie figlie e mi vedono raggiante, non capiscono fino in fondo. Quando erano bambine mi chiedevano di raccontar loro com’ero alla loro età, dei tempi in cui non esistevano le vacanze per tutti, dico fra me e me. Non mi meravigliavo mai della loro innocenza e mi lasciavo condurre dalle loro richieste raccontando delle mie giornate in campagna con i fratelli e le sorelle, i cugini, i nonni, il papà, la mamma a casa perché lì “non si finisce mai”.

Rimetto i piedi per terra nel mio mondo di oggi e dialogo con me stessa: oggi lo chiamiamo turismo esperienziale, ma la sostanza è semplice, è un ritorno alle origini. Sento zio Pio che mi corregge, “la solita professoressa!” e mi correggo da sola: lo chiamiamo turismo esperienziale, in sostanza è una giornata in campagna. Mi correggo ancora, una mattina. Vengo assalita dall’ultimo dubbio, e sono soltanto le nove: sono proprio una somara? Nella scuola di una volta mi avrebbero attaccato perfino le orecchie d’asino… Pane al pane, vino al vino!

Moira Adiutori

L’autrice del racconto vive alle porte di Roma con la sua famiglia ma è originaria di Paliano, in Ciociaria. Insegna discipline letterarie presso scuole secondarie di primo e secondo grado, compresi i corsi serali per adulti. È specialista in Beni Archivistici e Librari e svolge promozione della lettura con l’associazione culturale Leggo&Scrivo. Collabora con alcune riviste tra cui L’Argentariana e Notiziario della Marina. Nelle pause che la vita le impone, scrive per diletto. È autrice di “Viaggio in cucina dalla collina al mare” pubblicato da Falco Editore (2017) e vincitore del Premio Letterario Donne tra ricordi e futuro. Ha coordinato la pubblicazione “Venti anni tante storie” (2019) per l’Associazione Amici di Marco, una Onlus attiva nel reparto di oncologia pediatrica fino al 2020. Il Covid ha imposto nuove pause, ma chi scrive con il cuore ne approfitta per preparare il prossimo racconto.

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