Il fenomeno del brigantaggio nel Lazio meridionale

Il fenomeno del brigantaggio nel Lazio meridionale

STORIE:

Nel Lazio meridionale il brigantaggio, fenomeno endemico in una società agraria povera ed arretrata, crebbe e si sviluppò nel periodo delle guerre e delle conquiste napoleoniche. L’insorgenza antifrancese e antigiacobina contro la Repubblica romana prima (1798-99) e l’Impero poi (1809-14) si manifestò anche in ribellioni popolari, determinate da motivazioni economiche e sociali e dall’avversione alle novità introdotte dai francesi, come la coscrizione militare che obbligava i giovani a servire, per lungo tempo, nell’esercito napoleonico. La leva era sconosciuta ed inconcepibile nello Stato pontificio, sorvegliato da poche truppe raccolte per lo più all’estero.

Il brigantaggio spontaneo si sviluppa così, nascono le bande composte da coscritti, fuggitivi e banditi. Sia i primi che gli altri vengono aiutati dai parenti, dal clero e dai potenti della zona che si sentono danneggiati dalla politica napoleonica. Le bande vivono al margine dei paesi e della legge, cercano di evitare lo scontro diretto con l’esercito napoleonico, si accodano agli eserciti antinapoleonici, ma si guardano bene dall’arruolarsi e combattono solo per la salvezza dei componenti della casa e del loro paesello.

Con la caduta di Napoleone e la conseguente Restaurazione , il quadro della situazione economica locale non si discosta molto dal secondo settecento e malgrado i dissodamenti di nuove terre, la pastorizia, transumante e stanziale, rimane uno dei settori più attivi. Ed è proprio dal numeroso gruppo di pastori che proviene la maggior parte dei briganti.

Usi alle temporanee migrazioni dovute alle transumanze e a costumi duri a causa della vita errabonda, soliti considerare la vita con una mente meno statica di quella dei contadini , abituati ad essere ai margini della legge per i danni che le loro bestie provocano e per essere nelle condizioni di poter praticare il contrabbando, soliti a praticare l’abigeato, i pastori ciociari daranno un contributo notevole alla nascita e allo sviluppo del brigantaggio.

Con le loro bande, i briganti scorrazzarono per gran parte dell’attuale Lazio e per l’Abruzzo. Le loro scorribande erano collegate strettamente alle transumanze e agli usi economici e sociali dei pastori.

Il paese che per lunghi anni fu considerato la capitale del brigantaggio è Sonnino, la patria di Antonio Gasbarrone, ma anche Vallecorsa, patria di Alessandro Massaroni. Gli altri paesi del brigantaggio furono: Amaseno (allora S. Lorenzo), Prossedi, Patrica, Giuliano di Roma, Castro dei Volsci, Maenza, Roccasecca dei Volsci, Pisterzo, Norma, Bassiano e Carpineto Romano. Nella zona ernica il brigantaggio fu un fenomeno marginale, come sconfinamento di bande o di singoli malviventi dalla Marittima.

I reati principali che i briganti perseguono sono il sequestro di persona, la rapina a mano armata e l’estorsione. Il furto non interessa le bande perché rende poco e quindi viene lasciato alla delinquenza comune e spontanea. Il sequestro di persona viene ad avere due scopi: normalmente i briganti mirano al riscatto ma spesso intendono vendicarsi, e per essi la vendetta si realizza solamente con l’uccisione di una persona.

La rapina è commessa lungo le strade principali contro i viandanti, spesso contro i mercanti non legati al brigantaggio. Le più note rapine sono avvenute sulla via Appia. Nella necessità i briganti rapinano anche i pastori e i loro stessi manutengoli, cioè i collaboratori che forniscono informazioni e rifornimenti vari: cibo, indumenti, armi, munizioni, ecc.

L’estorsione avviene nei confronti dei ricchi possidenti locali che sono posti a “contribuzione”, cioè devono offrire contributi in natura e in denaro, per aver salva la vita e i beni. Qualche volta anche i contadini sono oggetto di questi reati. Spesso però il confine tra estorsione e offerta generosa e spontanea si confonde a causa del rapporto di mutua comprensione tra briganti e abitanti dei paesi.

L’arma principale dei briganti è la sorpresa che impiegano largamente ma, dopo i primi anni di sbandamento, la sorpresa viene annullata dal sistema di controllo instaurato dalle forze repressive pontificie, fondato su stazioni territoriali fisse e su corpi di inseguimento. Nello scontro il brigante ha tutto da perdere per cui o preferisce evitare l’incontro o sganciarsi o, nel caso dell’imboscata, fuggire a gambe levate. Il successo dell’inseguimento da parte delle truppe pontificie viene assicurato, poiché buona parte dei corpi di inseguimento è formato o guidato da ex briganti costituitisi e passati armi e bagagli al servizio dello Stato.

All’esaurimento del fenomeno del brigantaggio hanno concorso una serie di concause che sono interdipendenti tra loro: campagna repressiva più incisiva e cessazione della politica di amnistia discendono da una più energica politica pontificia e dalla pressione straniera; esaurimento endogeno per stanchezza dei quadri della bande: i più anziani spariscono quasi contemporaneamente tra il 1821 e il 1824; difficoltà nell’ambiente: i pastori sono intimoriti e dalla repressione pontificia e dagli stessi briganti colpevoli di feroci vendette che, a loro volta, hanno generato nemici mortali degli stessi briganti tra i parenti dei colpiti, tutta gente originaria del luogo e conoscitrice dei fatti “sommersi” della vita paesana.

Non ultimo contribuiscono al declino della malvivenza organizzata le continue campagne religiose volute dal governo ma viste con favore anche dalla locale classe dirigente che, nella religione, intravvede una possibile scorciatoia per la pacificazione.

Il fenomeno del brigantaggio rimase tuttavia endemico e riprese vigore dopo il 1860, nelle terre dell’ex regno borbonico e nelle province liberate dal dominio pontificio, favorito sottomano da legittimisti e reazionari. Il movimento che nel 1862 contava su una forza di 16.000 uomini armati e su migliaia di favoreggiatori, venne stroncato con la legge eccezionale Pica, che pose in stato di assedio quasi tutta l’Italia meridionale, con aspre ed accanite operazioni militari che si protrassero fino al 1865. In Ciociaria il brigantaggio fu estirpato intorno al 1870.

Immagine di copertina:

Bartolomeo Pinelli (1781-1835), Gruppo di briganti, litografia. Assai ricorrenti nella produzione artistica del Pinelli, sono gli episodi ispirati alle vicende dei briganti, personaggi che il pittore volle studiare da vicino trascorrendo un periodo di tempo nei boschi per seguire in presa diretta le loro scorribande e anche momenti più intimi e privati. Mitizzati nelle poesie e nei racconti popolari, i briganti indossavano giacche e gilet di velluto, portavano i capelli lunghi e cappelli dal caratteristico cono alto e tese strette; e così abbigliati Pinelli li ritrae accovacciati e silenziosi in preda a qualche malattia, o durante un combattimento, o ancora mentre si danno alla fuga in gruppo trascinando un compagno ferito.

Riferimenti bibliografici:

AAVV, Il brigantaggio nel Lazio meridionale. Atti del Convegno: Patrica 25 aprile 1984, Frosinone 1986. | G. Giammaria, Il brigantaggio nelle provincie di Marittima e Campagna (1798-1825), inserto speciale La Provincia di Frosinone, n. 3/4 ottobre – dicembre 1983.

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