La nascita del cimitero comunale di Paliano

La nascita del cimitero comunale di Paliano

STORIE:

Nel XVIII secolo, nell’epoca dei Lumi, per ragioni sanitarie si mette in discussione l’usanza di seppellire i morti nelle chiese o nei sagrati a causa delle esalazioni dei cadaveri, considerate pericolose. Un dibattito che sfocia nell’editto napoleonico di Saint Cloud, del 1804, che sancisce la nascita del cimitero moderno, imponendo la costruzione dei cimiteri a distanza dall’abitato, in aree idonee. C’è una laicizzazione della morte, perché si toglie la gestione della sepoltura alla Chiesa per conferirla all’autorità civile.

Inoltre, l’editto impone l’obbligo della sepoltura individuale, in sostituzione delle fosse comuni, in precedenza molto diffuse. Nel corso del XIX secolo il cimitero diventa così il luogo della memoria, dove il defunto viene ricordato.

Nel 1809, con la seconda occupazione di Roma da parte di Napoleone e la successiva creazione del Dipartimento del Tevere, anche agli ex territori pontifici venne estesa la legislazione dell’Impero e quindi anche le disposizioni dell’editto di Saint Cloud. In seguito al decreto della Consulta Straordinaria per gli Stati Romani del 24 gennaio 1810, il Governatore di Roma De Tournon, comunicò ai Maires (Sindaci) del suo Dipartimento l’obbligo di informare la Prefettura di appartenenza circa le modalità di inumazione dei defunti, la eventuale esistenza di cimiteri, le loro cratteristiche e la mortalità media annua, riferita agli ultimi dieci anni, delle comunità da loro amministrate.

Il 31 dicembre 1810 Filippo Michetti, primo Aggiunto del Maire Paolo Dori, informava la Prefettura di Velletri dell’esistenza a Paliano di pubblici cimiteri e dell’utilizzazione, per l’inumazione dei defunti, di fosse comuni situate all’interno delle chiese rurali dell’Addolorata, di Santa Rosa e di San Rocco; locali sotterranei all’interno delle chiese parrocchiali di S. Andrea e S. Anna venivano utilizzati come ossari.

Nel bilancio dell’anno 1811 non era stata prevista alcuna somma per la costruzione del cimitero data l’assoluta indisponibilità di denaro nelle casse della Comunità, dissanguate da anni di prelievi forzosi. Con la caduta di Napoleone il problema del cimitero andò nel dimenticatoio, anche se buona parte della legislazione sanitaria e di igiene degli ex conquistatori, venne acquisita in seguito dal ristabilito Governo Pontificio.

Occorre arrivare al 1836 perché il Consiglio della Comunità deliberi finalmente, dall’emozione suscitata dall’ultima epidemia di colera, uno stanziamento per la costruzione del pubblico cimitero. Lo fa introducendo la Privativa del Macello comunale che, nonostante sia in vigore ancora nel 1870 e frutti, insieme ai dazi sui generi di consumo e altre privative, più di 2.000 scudi l’anno, non porta alla costruzione del sospirato cimitero. Il periodo turbolento (siamo in pieno Risorgimento), unito all’incapacità e forse alla corruzione dei pubblici amministratori, faranno si che ancora nel 1868 il Delegato Apostolico di Frosinone, Monsignor Lasagni, solleciti la Magistratura Comunale a provvedere senza indugio e il Gonfaloniere di allora, Benedetto Tucci Savo, viste le disastrate condizioni delle finanze comunali, chieda al Pontefice una “elargizione sovrana”.

Con l’annessione del Lazio al Regno d’Italia sono le nuove autorità a sollecitare le amministrazioni comunali nella applicazione della Legge sulla Sanità Pubblica del 20 marzo 1865, che vieta esplicitamente la consuetudine di dare sepoltura ai cadaveri nelle chiese aperte al culto, prescrivendo, nell’art.72 del relativo Regolamento Esecutivo, le modalità per la costruzione dei cimiteri, la scelta dei terreni, lo stanziamento dei fondi ecc., ecc.

Per l’anno 1872 deve essere formata l’apposita commissione Tecnico-sanitaria prevista dalla legge per la scelta del terreno e del progetto, prevedendo nel bilancio un apposito stanziamento, “essendo la spesa obbligatoria per legge”. Il mancato rispetto di questi impegni, giustificato dall’Assessore Anziano Camillo Carnevali da gravi difficoltà, sia finanziarie dell’amministrazione, sia psicologiche della popolazione, provoca l’indagine ispettiva di una commissione governativa formata dai funzionari di prefettura Palmieri, Tesori e Padiani. La visita avviene il 26 marzo 1872 e la commissione, pur riconoscendo le difficoltà lamentate dall’amministrazione (viene concesso di continuare a seppellire i morti nelle chiese rurali dell’Addolorata e di S. Sebastiano, solo raramente aperte al pubblico), ribadisce l’obbligo degli stanziamenti di bilancio, anche con la vendita, se necessario, di beni comunali. Nel bilancio preventivo del 1874 viene finalmente stabilito un fondo di 10.000 lire per l’acquisto del terreno destinato alla costruzione del cimitero e all’avvio dei primi lavori. L’area, scelta da una Commissione Provinciale nominata d’ufficio dal Prefetto a causa dell’inerzia dell’Amministrazione Comunale, confina con la chiesa rurale di S. Rocco ed è di proprietà di Carmine Tiddi, ultimo Gonfaloniere sotto il passato governo.

La somma definitivamente stanziata è comunque ridotta a 5.000 lire, a causa dell’opposizione dell’Amministrazione Provinciale ad una richiesta di finanziamento alla Cassa Depositi e Prestiti. Il sottoprefetto Albini rimprovera al Comune la mancata introduzione della Tassa Focatico, prevista dalla Legge sulla Finanza locale e invita nuovamente l’Amministrazione ad estinguere i debiti vendendo i beni comunali (circa 6.292 del 27 agosto 1873). L’8 dicembre 1874 è il Sindaco Serafino Tucci a trasmettere alla Sottoprefettura di Frosinone, su richiesta della stessa, il “Quadro Statistico del Cimitero”, comunicando: 1) che l’area scelta e requisita è di circa 5.000 mq, sufficiente per la necessità del paese; 2) che attualmente le inumazioni avvengono in una chiesa rurale, chiusa al culto; 3) che le opere sono state approvate, periziate e occorre solo aggiudicare l’appalto; 4) che il Regolamento di Polizia Mortuaria sarà emanato al completamento del cimitero.

La mancata approvazione da parte della Deputazione provinciale della possibilità di contrarre un prestito di 250.000 lire con la Banca di Credito (sempre a causa delle inadempienze dell’Amministrazione riguardo l’applicazione della legge sulla Finanza Locale) e la vendita giudiziaria della Tenuta della Selva, provocano la caduta del sindaco Tucci e la conseguente crisi politico-amministrativa causa un ulteriore ritardo nell’avvio dei lavori per il camposanto. Anzi, la nuova maggioranza è in gran parte contraria al progetto approvato, sia per la superficie dell’area considerata insufficiente, sia per la vicinanza della stessa all’abitato, cosa che ha provocato malumori e proteste fra la popolazione.

Il biennio 1876-77 è particolarmente difficile per il paese, sia per la crisi amministrativa e finanziaria , sia per le deplorevoli condizioni economiche e sanitarie della popolazione aggravate da epidemie di tifo e malaria. L’aumento dei decessi costringe ad utilizzare come luoghi di seppellimento, oltre all’usuale chiesa dell’Addolorata in Piazza d’Armi, anche quelle di S. Rosa, di S. Sebastiano, di san Rocco e della Cona (lettera al Sottoprefetto dell’assessore Anziano Paolo Tranquilli, il 23 aprile 1877).

E’ il nuovo Sindaco, Gaspare Scacciotti, a dare finalmente un forte impulso per risolvere definitivamente il problema, incaricando il 29 aprile 1878 una Commissione tecnico sanitaria, presieduta dal sacerdote Luigi Giorgi e dai consiglieri Filippo Lauretti, Adorno Prili e Claudio Iacovacci, «onde rinvenire nei dintorni del territorio della nostra Città una confacente ubicazione ed esposizione per l’erezione di un pubblico cimitero».

La commissione, assistita dal Perito Agrimensore Giacomo Mampieri di Olevano, effettua nel giugno 1878 vari sopralluoghi, scegliendo infine un terreno situato a nord-est del paese vicino al convento dei Padri Cappuccini e di proprietà del sig. Mario Bizzarri; sia la distanza dall’abitato (circa 1 km), sia la superficie (8.114 mq), sono considerati ottimali, così come le caratteristiche geomorfologiche e climatiche.

Il 1°luglio 1878 il Consiglio Comunale accetta il lavoro della Commissione trasmettendo gli atti all’Autorità Tutoria che approva con un decreto del 17 agosto 1878. Il nuovo progetto, redatto dall’Ing. Giuseppe Olivieri di Roma e approvato dal Consiglio Comunale il 22 novembre 1879, prevede una spesa complessiva di 16.962 lire e l’area interessata è portata a 9.105 mq, inglobando anche parte di un fondo vicino.

E’ necessario intanto procedere all’espropriazione del terreno a causa dell’opposizione alla vendita del proprietario che considera insufficiente l’indennizzo di 3.760 lire, previsto dalla perizia effettuata dall’Ing. Martinelli di Anagni (D.P. Del 29 novembre 1879).

Il Consiglio Comunale (nella seduta del 28 giugno 1879) stabilisce anche un riconoscimento per Carmine Tiddi proprietario del terreno in località San Rocco, precedentemente requisito per erigere il camposanto. L’ex Gonfaloniere viene tacitato con 2.000 lire e la restituzione parziale del fondo, essendo la parte restante interessata dalla futura strada intercomunale per Anagni.

I lavori, appaltati alla ditta Bassetti di Roma, iniziano nel 1880 e vengono interrotti nel 1882 per mancanza di fondi; sono ancora da costruire la cappella ossario e la camera mortuaria , mentre sono da completare la casa del custode e l’ornato delle cappelle private.

Le opere, seppur parziali, vengono comunque collaudate dal progettista e consegnate al Comune il 3 agosto 1882 , stante il grave stato di necessità determinato dalla chiusura definitiva dei sepolcri all’interno delle chiese.

Occorrerà aspettare il 1920 affinché, nell’ambito dei lavori pubblici previsti per i reduci, il cimitero venga definitivamente completato e venga aperta la strada carrabile che tuttora ne permette l’accessibilità.

(In ricordo di Mario Nappucci, indimenticato cultore di storia locale e ricerca d’archivio)

Immagine di copertina: William Wetmore Story, Angel of Grief, 1894, Cimitero acattolico di Roma. Ph by Paolo Lucciola

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