Da Ascona a Paliano: i fratelli Seròdine autori dei monumenti funebri della famiglia Colonna nella Chiesa di S. Andrea

Da Ascona a Paliano: i fratelli Seròdine autori dei monumenti funebri della famiglia Colonna nella Chiesa di S. Andrea

CULTURA:

Lungo le pareti semicircolari dell’abside della Chiesa Collegiata di Sant’Andrea Apostolo a Paliano, sono allineati otto monumenti funebri dei principali componenti della famiglia Colonna del ramo di Paliano sepolti nella cripta sottostante. Il sepolcreto di famiglia, detto anche Cappella dei Depositi, fu voluto ed iniziato da Marcantonio II intorno al 1562. Sarà poi suo nipote Filippo I, IV° Principe e Duca di Paliano, a continuare l’opera intrapresa dal nonno. Tra il 1613 e il 1616 sul lato sinistro dell’abside fece erigere una Cappella gentilizia (ora di S. Andrea) in comunicazione con il Palazzo. Sempre lo stesso Filippo ebbe dal pontefice Paolo V Borghese, con breve del 28 ottobre 1613, l’autorizzazione per il trasporto e la tumullazione dei suoi parenti e antenati in Paliano. Una volta poi ottenuta dal Capitolo di S. Andrea la cessione definitiva dell’area sottostante l’abside (16 aprile 1623) portò a termine la costruzione della cripta facendovi traslare, prelevandoli da diversi luoghi, le salme dei suoi antenati e contemporanei. Filippo morì nel 1639 lasciando ai sui eredi l’incarico di proseguire l’opera dai lui intrapresa.

Le memorie funebri sono inserite in edicole dal timpano ad arco ribassato e spezzato, sorretto da due colonne con mensola. Un rilievo a stucco bianco, con motivi araldici e allegorici decora, al centro, la parte compresa tra la trabeazione e la lapide ed anche sotto motivi araldici in stucco a rilievo, tra i due mensoloni a voluta che sostengono le colonne e circondati in alto e in basso da cornici in peperino nascosto da vari strati di pittura.

I cenotafi ricordano alcuni dei personaggi vissuti tra il 1457 e il 1659 e sono nell’ordine, da sinistra a destra: Fabrizio III Colonna (simboleggiato dalla figura allegorica della Prudenza – in alto – e l’emblema delle navi – in basso) e sua moglie Anna Borromeo, sorella del cardinale Carlo; Marcantonio II (la Fortezza – in altoe l’emblema della sirena bicaudatain basso) e sua moglie Felice Orsini ; Ascanio (con motivo araldico della Colonna) e sua moglie Giovanna d’Aragona; Fabrizio (la Vittoria Alata) e la moglie Agnese di Montefeltro; Marcantonio III (la Prodigalità) e suo figlio Marcantonio IV; Filippo I (l’Abbondanza) e sua moglie Lucrezia Tomacelli ; Federico (la Giustizia) sua moglie Margherita Branciforte e suo figlio Antonio; Marcantonio V (la Speranza) e sua moglie Isabella Gioeni. Al centro dell’abside è posta una lapide dedicata a Filippo I, duca di Paliano e Gran Connestabile del Regno di Napoli «il quale quì collocò le ceneri dei suoi antenati, che potè riunire a perpetuo ricordo delle genti e per l’emulazione dei posteri, nell’anno del Signore 1621».

Il 29 aprile dello stesso anno nella contabilità del contestabile Filippo I Colonna compariva una voce di pagamento «a Giovanni Serodine scalpellino per saldo dei lavori per li depositi di Paliano» (Nicolai, 2008, p.266). L’identità di questo «Giovanni Serodine» attivo a Paliano è stata discussa tra Giovanni Battista, di cui è nota l’attività plastica, e il futuro pittore Giovanni, che avrebbe praticato un mestiere presto abbandonato (Terzaghi, 2012, p.200). Da un documento parrocchiale datato 23 marzo 1621 Giovanni Battista Serodine risulta però ad Ascona, sulle rive dell’alto Lago Maggiore, quando faceva il padrino a un battesimo. Di certo Battista era ancora ad Ascona, a fare di nuovo da padrino, il 21 agosto (Ascona, Archivio parrocchiale). Il bisticcio onomastico tra i due fratelli è sempre stato all’ordine del giorno, tanto che fino al 1924 erano considerati una sola persona.

Appartenente ad una famiglia ticinese di Ascona, trasferitasi a Roma già alla fine del Cinquecento, Giovanni, nato nel 1594 o 1600, si forma accanto al fratello maggiore Giovan Battista (1587ca -1624), scultore e stuccatore, la cui attività, svolta tra Ascona, Roma e forse Spoleto, non è ancora del tutto chiarita. La sua opera principale è la decorazione in stucco della facciata di casa Serodine ad Ascona nel 1620, dove domina la tematica religioso-devozionale, quasi un’amplificazione delle più tradizionali immagini votive che coinvolge l’intera facciata in un discorso architettonico e plastico articolato in un linguaggio classico maturo, ad alto potenziale espressivo.

Giovanni, abbandonato il mestiere di «scalpellino», in poco tempo fa sua – senza i compromessi allora già correnti – la rivoluzione del Caravaggio, comprendendone persino la parte più ardua: la carica morale, non limitata alla semplice riproduzione della realtà o al perseguimento di inediti effetti di luce. All’artista ticinese toccano occasioni lavorative di rilievo: dalle pale per San Lorenzo fuori le mura, San Pietro in Montorio e San Salvatore in Lauro ai quadri da stanza per il marchese Asdrubale Mattei. Tuttavia la critica del tempo non è tenera nei confronti del pittore, «assai bizzarro e fantastico, con poco disegno e con manco decoro» (Baglione, Vite); di qui un precoce oblio. Giovanni Serodine ha concentrato tutta la sua produzione in soli sette anni, dal 1623 al 1630, anno della sua prematura morte per malattia.
Bisognerà aspettare Roberto Longhi, il maggiore storico dell’arte del Novecento, perché il pittore conquisti finalmente il giusto posto che gli spetta nel diagramma dell’arte italiana, da allora non più messo in discussione: «come una capsula di dinamite gettata in un fornello». La sua pittura nervosa, fatta di pennellate concitate e bituminose, si manifesta nella tensione del «Cristo deriso» e nel «San Pietro in meditazione», le mani rugose di vecchio avvinghiate al testo sacro e a un teschio che sembra materia in disfacimento; come pure nel partecipato ritratto del padre Cristoforo, cambiavalute, albergatore e oste a Roma, ma anche nel tocco febbrile e nei bagliori improvvisi della solenne tela dell’«Incoronazione». Saggio estremo di questo artista caravaggesco che non aveva conosciuto di persona il maestro ma lo aveva intensamente amato.

Immagini di copertina: Memoria funebre di Marcantonio II Colonna con l’allegoria della Fortezza, abside Chiesa di S.Andrea, Paliano | Facciata Casa Serodine con decorazioni a stucco, Ascona, Cantone Ticino, Svizzera.

Approfondimenti:

F. Nicolai, Mecenati a confronto. Committenza, collezionismo e mercato dell’arte nella Roma del primo Seicento. Le famiglie Massimo, Altemps, Naro e Colonna, Roma 2008 |M.C.Terzaghi, Roma vista da Milano. Per una rilettura degli esordi dei pittori lombardi e piemontesi a Roma, in Roma al tempo di Caravaggio. 1600-1630. Saggi, a cura di R. Vodret, Milano 2012 |G. Agosti – J. Stoppa, Serodine nel Ticino (catal., Rancate), Milano 2015.

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